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ll 22 maggio del 1988 moriva Giorgio Almirante, storico leader della destra italiana durante la prima repubblica, uomo politico apprezzato e rispettato anche dagli avversari, che ne hanno riconosciuto l’onestà, la coerenza e il carisma. Sarebbe impossibile riassumere e descrivere l’azione politica dello storico segretario missino in poche righe ma si può provare a tracciare un bilancio della sua azione politica e apprezzarne la lungimiranza. Negli anni ’20 del 2000, con la destra di Giorgia Meloni al governo, è fondamentale in questo anniversario approfondire le vicende di uno dei padri nobili di quell’area politica che oggi si trova per la prima volta nella storia repubblicana alla guida del Paese. 

Il percorso della destra politica nell’Italia repubblicana è stato difficile e travagliato, ma ha rappresentato una pagina importante della storia nazionale, che merita di far parte a pieno titolo della nostra memoria collettiva, a prescindere dagli schieramenti politici e ideologici. Una comunità politica uscita sconfitta dalla seconda guerra mondiale e da quella guerra civile che tra il 1943 e il 1945 divise l’Italia, portata a identificarsi nelle istituzioni repubblicane, a credere alle logiche parlamentari e soprattutto ad amare quella libertà che solo un sistema democratico può garantire. Tutto questo grazie alla lungimirante guida di uomini e dirigenti come Giorgio Almirante, che ebbe la capacità di immaginare, in anni difficili, una destra moderna e legittimata a governare, capace di contendere l’elettorato moderato ai democristiani e le piazze ai comunisti e di fare i conti con il proprio passato senza rinnegarlo; un merito storico e politico troppe volte non riconosciuto. Grazie a questo percorso lungo e travagliato, è stata possibile la nascita nell’Italia repubblicana di una destra democratica che con il tempo si è evoluta ed è maturata, ha aggiornato la sua proposta e si è allargata ad altre culture politiche senza cambiare i suoi principi. 

Nello stesso solco si poneva la necessità di superare le logiche della guerra civile e arrivare alla pacificazione tra gli italiani, che avrebbe consentito un confronto duro ma non violento come quello che ha caratterizzato l’Italia degli anni di piombo. La mancata pacificazione alimentò un clima di contrapposizione e sfociò nella violenza politica degli anni ’70, che ha lasciato sull’asfalto troppi caduti. La risposta di Almirante fu netta: dalla destra non potevano arrivare altre risposte se non fermezza e condanna al terrorismo, soprattutto quello nero, e per le vittime non si doveva cercare vendetta, rischiando di piombare in una spirale della violenza infinita, ma giustizia. Anni duri e difficili per un’intera generazione, superati anche e soprattutto grazie alla immensa umanità del vecchio Segretario della destra, che non pronunciò mai parole di odio, rispose con la cortesia e il sorriso alle accuse più false e agli attacchi più violenti, e portò sulle spalle le bare di molti giovani, uccisi perché colpevoli di credere in qualcosa.

Caratteristica fondamentale della destra almirantiana fu la presa di posizione netta in politica estera, basata su un pieno e incondizionato supporto all’Occidente. Scelta dettata non solo dal timore dell’espansione del comunismo in Europa, ma anche e soprattutto dalla maturazione di quella consapevolezza che vedeva l’Italia, per storia e cultura, come parte integrante dell’Europa e dell’Occidente. Nel solco di questa scelta si ponevano le continue dichiarazioni di Almirante in difesa dello Stato di Israele e il sostegno agli Stati Uniti, in particolare durante le amministrazioni conservatrici di Richard Nixon e Ronald Reagan. Degne di nota sono le due storiche missioni di Almirante oltreoceano. Il primo viaggio avvenne nel 1975, durante la presidenza Ford, grazie alla mediazione dell’ambasciatore Francesco Cavalletti; la seconda volta nel 1983, durante l’amministrazione Reagan, Almirante parlò agli studenti di sei Università americane, fra le quali la Berkeley University di San Francisco, venne ricevuto all’American Enterprise Institute e all’Heritage Foundation, i due più importanti think-thank del conservatorismo americano. Il momento più significativo di quest’ultimo viaggio fu il ricevimento dato dell’Ambasciatore Rinaldo Petrignani ad Almirante. “Lei, onorevole Almirante, qui è a casa sua” ebbe a dire il diplomatico. Il leader della destra italiana, isolato e criminalizzato in Italia, negli Stati Uniti riceveva riconoscimenti di questo tipo.

Il MSI, da quel nucleo originario di reduci del fascismo, si trasformò gradualmente in un partito nazional-conservatore, sul modello di altre formazioni della destra classica occidentale, pienamente integrato nelle istituzioni repubblicane e nelle logiche parlamentari. Nel solco di questo percorso vediamo negli anni ’70 due fasi storiche e politiche importanti. La prima, in occasione delle elezioni del 1972, Almirante riuscì a formare un’alleanza con i monarchici di Achille Lauro e Alfredo Covelli, che nell’anno successivo sarebbero confluiti nel partito, e aggiunse al nome del partito la dicitura “Destra Nazionale”; in quell’occasione il MSI-DN sfiorò il 10% e anche in seguito a questo risultato la Dc, timorosa dalla concorrenza rappresentata dalla destra, interruppe la collaborazione con i partiti di sinistra e ritornò su posizioni centriste con la nascita del governo Andreotti II, composto da democristiani e liberali e supportato con l’astensione, e in alcuni casi con il voto favorevole, dai missini.

La seconda operazione di successo avvenne nel 1975, con la nascita della Costituente di Destra per la Libertà, un progetto ampio che si proponeva di costruire un’alternativa politica all’egemonia della sinistra, alla quale aderirono anche esponenti dell’antifascismo moderato in chiave anticomunista: l’ex deputato democristiano e comandante partigiano Enzo Giacchero, il democristiano Agostino Greggi, il liberale Ugo d’Andrea, ma anche esponenti delle forze armate come il generale Giulio Cesare Graziani, l’ammiraglio Gino Birindelli e il direttore del SID Vito Miceli.

Un progetto purtroppo rimasto incompiuto, ma che allo stesso tempo gettò le basi per la nascita di Alleanza Nazionale e della destra di governo negli anni successivi. Forse è questa la più grande eredità politica che Giorgio Almirante ha lasciato alla comunità della destra, da lui traghettata nel circuito democratico e portata a guardare oltre i suoi confini storici, a prendere il meglio dalle altre culture politiche, su tutte quella popolare e quella liberale, e a fare i conti con la propria storia senza nostalgie e complessi d’inferiorità.