Abbonati alla rivista

Salta al contenuto principale

Nazione Futura Rivista

La sinistra non esiste, non è una provocazione, né uno sberleffo post elettorale, ma una pura constatazione della realtà politica italiana e non solo. Il risultato delle elezioni amministrative ne è la conferma, non solo perché tradizionalmente il ballottaggio è ostico per il centrodestra, ma anche perché nei comuni la sinistra ha sempre tenuto anche nei periodi peggiori, ma non questa volta. La voragine è profonda, incavata nel cuore di un mondo che non si è mai posto quegli interrogativi politici necessari, preferendo sempre e comunque nascondere la polvere sotto il tappeto.

La sinistra si è trasformata in Italia, sotto le bandiere del partito democratico, in un complesso e livellato sistema di potere, ancorato in quella stretta cerchia di intellighenzia o autoritenutasi tale che noi definiamo radical chic, ma lontana dalle reali esigenze della gente comune. La sinistra di lotta è stata sostituita da quella di poltrona, incavata e incollata alle posizioni di potere, rivestita di un patina giustizialista e totalmente vocata alla causa del momento.

Immigrazione, LGBTQ, ecologismo fanatico sono divenuti gli unici argomenti nell’agenda di un mondo diviso in mille rivoli ed estraneo alla realtà politica e sociale. La sinistra italiana, si è trasformata nella peggiore fotocopia del partito democratico d’oltreoceano, con una sola differenza non marginale: se infatti i democratici a stelle e strisce sono autentici liberal, quelli nostrani hanno forzato la loro trasformazione alla spasmodica ricerca di un’identità, venuti meno per volontaria cancellazione i capisaldi propri della tradizione della sinistra italiana ed europea.

Elly Schlein è l’epilogo di un disastro annunciato già all’atto della sue elezione, una segretaria bocciata dagli iscritti del suo partito – cosa di per sé allucinante – ma votata dal popolo indipendente della sinistra, il cui maggior contributo al dibattito politico negli ultimi mesi è stata la revisione del proprio guardaroba ad opera della sua fantomatica armocromista, roba dal far impallidire i resti di Marx in quel di Londra.

La narrazione a cui abbiamo assistito è quella di un estrema ideologizzazione di ogni tema, con l’abile volontà di evitare il dibattito o il posizionamento su tutti quei temi che se pur estranei a quel mondo della “ZTL” sono ritenuti impellenti dalla maggioranza del popolo italiano. La dimostrazione plastica è il voto a destra in città storicamente di sinistra, in regioni storicamente rosse, di elettori tendenzialmente indirizzati fino ad ora a sinistra.

Perché in fondo la sinistra è rimasta spiazzata da uno tsunami che si chiama conservatorismo sociale, che non ha nulla di ideologico, o di socialistizzante, ma è la semplice applicazione di un sano realismo politico all’emergenza sociale che investe il paese.