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Dall’acuta penna di Eric Zemmour emerge il panorama di un’Europa da riformare e che vede la sua rinascita spirituale nella cultura e nella cooperazione tra gli Stati sovrani che ne caratterizzano e animano l’unicità. Nessuna istanza da Frexit o pulsione populista, solo la volontà di riaffermare un gigante politico e non burocratico, che sappia evitare di appiattirsi ai diktat della maggioranza Ursula e si emancipi tra i due blocchi dello scacchiere geopolitico, in cui l’UE ha spesso recitato un ruolo da comprimaria negli anni. 

Non sorprende, fatte le debite premesse ideologiche, che il Presidente e fondatore del partito Reconquete abbia annunciato la sua volontà di cominciare l’iter di adesione al gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, tra gli scranni di Bruxelles guidati dal duo Legutko-Procaccini e a livello partitico dal Presidente del Consiglio dei ministri italiano Giorgia Meloni.

I segnali erano stati evidenti, considerata la presenza di numerosi alfieri del gruppo al grande rendez-vous dell’aprile scorso al Trocadero di Parigi e le voci si erano fatte insistenti per via della presenza di Marion Maréchal, Vicepresidente del partito francese, agli eventi organizzati da Vox in Spagna e, nel maggio scorso, a Stoccolma con i rappresentanti europei dei Democratici Svedesi. 

Nicolas Bay, ex europarlamentare di punta del Rassemblement National, divenuto Vicepresidente del partito di Zemmour aveva elogiato sui suoi canali social e nelle interviste rilasciate in Svezia il modello nordico, con la Scandinavia in prima fila nella ricostruzione dell’Europa dei popoli, in antitesi alla centralizzazione imperante e soffocante.

Il Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei infatti continua a crescere, raccogliendo numerosi consensi alle elezioni nazionali.

Ad aprile è stato ufficializzato l’ingresso nel gruppo del partito “Veri Finlandesi”, capaci di intercettare il 20% dei voti alle elezioni Parlamentari del 2023, diventando il volto di una critica razionale all’UE nel Paese che, grazie a Sanna Marin, ha posto fine alla storica neutralità geopolitica.

A rendere credibile e impetuosa la crescita dell’ECR è la capacità di aver creato uno spazio di aggregazione di forze politiche che fanno della cultura dell’eurorealismo e confederalismo il proprio cardine ideale.

L’ECR rappresenta la soluzione mediana tra l’appiattimento del Partito Popolare Europeo sulle posizioni di liberali e socialisti (motivo per cui Weber mira a spostare verso destra l’asse del suo partito in vista delle Europee del 2024) ed il dogmatico euroscetticismo del gruppo Identità e Democrazia di Salvini-Le Pen. Gruppo per l’appunto abbandonato da numerosi componenti di punta dell’ex fronte lepenista e proprio dai “Veri Finlandesi” nell’aprile scorso.

In vista della prossima tornata elettorale europea, il matrimonio tra Zemmour e l’ECR appare di notevole importanza strategica per entrambi.

Il gruppo europeo dei leoni troverebbe finalmente una rappresentanza di spessore in Francia (minando il campo lepenista e trovando probabilmente nei popolari neogollisti dell’EPP di Ciotti una sponda politica interna ed europea) consentendo allo stesso tempo a Zemmour un solido supporto valoriale in vista delle Europee del giugno 2024.

Proprio questa tornata potrebbe rivelarsi decisiva per cambiare l’Europa, abbattere la maggioranza Ursula e indebolire perfino sul fronte interno la presidenza Macron.

La destra francese è consapevole della crisi che ha inghiottito il presidente e gli altri avversari socialisti, oltre ad aver compresol’alta probabilità che tra le fila di Renaissance non ci sia nessuno in grado di raccogliere il testimone del presidente in carica alle prossime presidenziali.

Il banco di prova delle europee potrebbe provocare un terremoto politico fra gli scranni di Bruxelles ma soprattutto in Francia riproporrà un duello già visto e che, complice il voto utile ed i timori della guerra aveva premiato Marine Le Pen nel confronto interno della rive droit.

Eric Zemmour, intellettuale e aristocratico della cultura e Marine Le Pen, politica di rango e di lungo corso: la sfida è cominciata.