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Ad un anno esatto dalle elezioni che definiranno la composizione degli scranni di Bruxelles, Bari torna centrale nel panorama politico nazionale ed europeo chiamando a raccolta su iniziativa di Nazione Futura e della Fondazione Tatarella le principali fondazioni e think tank conservatrici del Vecchio Continente.

Due giorni intensi di confronto osmotico di carattere politico e culturale, per gettare le basi di un grande progetto metapolitico in vista delle Europee del 2024.

Tra i Presenti, oltre alle già citate realtà italiane di Nazione Futura e Fondazione Tatarella, la Edmund Burke Foundation, il Danube Institute ed il Migration ResearchInstitute ungheresi, New Direction dal Belgio, lo storico European Conservative, la Fundacion Disenso dalla Spagna, la realtà Oikos dalla Svezia.

Tra i numerosi argomenti trattati nei lavori le grandi differenze nelle teorie dell’immigrazione.

La prima, quella “liberal”, mutuata dal contratto sociale e le sue implicazioni filosofiche. 

Oggi maggioritaria, questa teoria viene rielaborata da ONG, Sinistra globalista ed entità sovranazionali, propugnando ovunque la medesima intelaiatura di pensiero e politica: “Ogni stato è lo stesso poiché fondato meccanicamente da individui”.

Una giustificazione alla base dell’accettazione acritica del fenomeno dell’immigrazione irregolare o incontrollata, oggi strumento politico del progressismo più che connotato realmente morale.

A questa si oppongono i conservatori difensori, in antitesi, della Teoria dello Stato Nazione, in cui la libertà di scelta in relazione al fenomeno migratorio e la conservazione di cultura, identità e retaggi spirituali trascende qualsiasi spostamento. La Nazione precede lo Stato e non viceversa.

Tra le numerose situazioni anatomicamente analizzate la Spagna e le due enclavi di Ceuta e Melilla, la Svezia e il nuovo paradigma voluto da Popolari e Democratici Svedesi, usciti trionfalmente dalle scorse elezioni, la Francia e il fenomeno delle “no-entry zone” e banlieues che vede Reconquete! Rassemblement National e Repubblicani neo-gollisti incalzare e pressare Emmanuel Macron, la situazione attuale in Italia e la realtà belga attraverso gli occhi di chi vive quotidianamente la capitale delle istituzioni europee Bruxelles.

Ampio spazio all’Ungheria in relazione al conflitto e l’accoglienza di migranti dall’Ucraina ed infine le considerazioni post-Brexit dei conservatori britannici.

Dopo due giorni di discussioni e panel, il fulcro dell’evento si è spostato nella Sala Consiliare del Comune di Bari (che potrebbe allo stesso modo accogliere una nuova maggioranza conservatrice in occasione della prossima tornata elettorale per il consiglio comunale, proprio nel giugno 2024).

Ad intervenire oltre ai due volti italiani più rappresentativi del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei Carlo Fidanza (capodelegazione) e Nicola Procaccini (neo-eletto alla guida del gruppo con il filosofo polacco Legutko), il rappresentante ungherese del Danube Institute Istvan Kiss, il Vicepresidente di Nazione Futura Ferrante De Benedictis, il coordinatore di Nazione Futura Puglia Ciro Miale, il pensatore e autore israeliano Ofir Haivry della Fondazione Edmund Burke e, infine, i padroni di casa Francesco Giubilei e Fabrizio Tatarella.

Il primo, Presidente di Nazione Futura, della Fondazione Tatarella e Consigliere del Ministro Sangiuliano ha ribadito l’importanza della causa conservatrice europea a livello metapolitico e culturale, per un ambientalismo costruttivo e che ripudi ogni forma di fanatismo ideologico e per un movimento di idee che si batta per fermare l’onda massificante della cancel culture in nome del pluralismo e della libertà, quanto mai necessarie nell’era della massificazione e del conformismo imperante.

Fabrizio Tatarella, Vicepresidente della Fondazione, ha ricordato il sogno della destra di governo di Pinuccio e Salvatore Tatarella tra gli applausi scrocianti della platea, ha affermato come il conservatorismo sia capace di essere decisivo elettoralmente in tutta Europa e di come il progetto Meloni possa soppiantare il Modello Ursula, alleanza innaturale tra popolari e socialisti.

Per decenni l’Italia non ha mai potuto puntare su un vero partito conservatore di massa. Fatta eccezione per la DC la destra culturale ha faticato a trovare una propria casa.

Oggi il conservatorismo europeo, e con Bari protagonista potremmo definirlo anche di matrice latina o mediterranea, torna prepotentemente alla ribalta grazie all’instancabile lavoro ideologico e valoriale dei movimenti di idee e pensiero, fondazioni e think tank.

La politica senza cultura non ha spessore ed è questo il motivo che ha reso questi due intensi giorni di lavoro e confronto il primo ed imprescindibile tassello di una lunga scalata.

Da Bari, in attesa del G7 in Puglia, comincia quella per riportare l’Europa al sogno dei popoli e delle patrie, del pluralismo e della meritocrazia, della cultura e dei valori.

La sfida è cominciata…