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Davanti al Duomo, in occasione dell’ultimo saluto a Silvio Berlusconi, proprio prima dell’inizio della celebrazione del rito funebre, un coro esuberante ha intonato “Chi non salta comunista è”. Un comportamento politicamente scorretto, provocatorio, maleducato, rimproverato più dalla sinistra che non sostenitori del Cavaliere. I quali, al contrario, hanno reagito commossi. “Chi non salta comunista è”, infatti, è l’immagine perfetta dello spirito ironico e tagliente di Berlusconi, che lo ha sempre contraddistinto e reso simpatico fianco agli oppositori, al punto tale che nessuno di loro ha mai disdegnato le barzellette e i meme che lo vedevano protagonista.

Berlusconi aveva la caratteristica di essere un personaggio non classificabile, non puro imprenditore, né politico di formazione, né semplice statista: era tutte e tre le cose e nessuna, era Silvio Berlusconi; e Forza Italia, non era un partito, ma il partito di Berlusconi. Si può dunque riassumere dicendo che Berlusconi, di fatto, prima di qualsiasi cosa, fosse un personaggio, il personaggio di se stesso. Lasciando da parte i meriti oggettivi o demeriti oggettivi, di cui troppo si è scritto e detto negli ultimi giorni, per non essere ridondanti, è su questo punto che occorre insistere: Berlusconi come personaggio, e gli italiani come pubblico. “Berlusconi ha distrutto l’Italia!”; “Berlusconi ha fatto l’Italia”, si sente e si legge ormai da giorni. Ma dietro questi giudizi vi è un’unica verità incontrovertibile: Berlusconi ha determinato la storia d’Italia, perché chi ha il potere di creare e di distruggere, allora ha in mano la storia. Ed egli l’aveva. 

Nei fatti Berlusconi aveva un atteggiamento a tutti gli effetti unico, capace di unire la solennità richiesta dalle istituzioni ad atteggiamenti più popolari, informali, familiari. E la piazza davanti al Duomo di Milano è uno specchio formidabile di questo atteggiamento bifronte: da un lato un silenzio composto, dall’altro ultrà fuori contesto. Questo era il talento di Berlusconi: coinvolgere tutti, dai più seri ai più ironici. E questo grande pregio, è proprio ciò che una certa area politica non tollera, perché non ne è capace, così come non è realmente in grado di stare nel dialogo democratico, cosa che invece a Berlusconi riusciva benissimo, perché l’ironia è uno strumento retorico fortissimo. Ai moralismi, alle prediche, rispondeva con il riso e la battuta pronta. Sinistra al comizio? “Abbiamo anche la contestazione, evviva!”. Berlusconi a casa? “Mi continuano a dire “Berlusconi a casa”. Creandomi un certo disagio, perché disponendo di venti case, non saprei in quale andare”. Il coro del Duomo, ha salutato il Cavaliere riproponendo la sua stessa dinamica comunicativa: l’auto ironia ironica che infastidisce più di qualsiasi predica, il grande “non mi importa”, che squalifica l’opponente dialogico ancora più di un discorso ben argomentato: la provocazione. Evviva il coro del Duomo! Evviva la spontaneità semplice fuori luogo! Ci sia un po’ di divertimento e di risate in questa valle di lacrime, in questa Italia di sepolcri imbiancati.

Un uomo muore come ha vissuto, niente di più vero, e Berlusconi ne è l’ennesima testimonianza. Personaggio da sempre controverso, amato o odiato, anche nella morte suscita reazioni eguali e contrarie, di lode e di condanna. Berlusconi, l’ultimo uomo della Prima Repubblica, protagonista indiscusso della Seconda, entra nella storia d’Italia tra indignazione ed osanna, alcune anche di troppo, ma ciò si confà a tutti gli uomini che hanno preso in mano la storia, al di là del bene e del male, ed è la prova che il Cavaliere è stato uno di loro, e nessuno può farci niente.