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Nel pomeriggio di mercoledì 14 giugno, quattro ragazzi tra i 20 e i 23 anni, a bordo di una potente Lamborghini, presa a noleggio per realizzare, verosimilmente, una challenge per il loro canale YouTube, si sono scontrati con un’altra autovettura, a bordo della quale viaggiavano una mamma e due bambini, la più piccola di 3 anni e un bimbo di 5 rimasto vittima dell’incidente.

La dinamica dello scontro è al vaglio, e sarà nelle sedi deputate che i ragazzi verranno giudicati; ma da qualche ora gira in rete il video che il gruppo aveva registrato poco prima dello collisione. E’ un video allarmante, nel quale si possono osservare questi ragazzi, che in modo spavaldo deridono ciò che non è di lusso e ostentano l’auto, a noleggio, in loro possesso. Al giorno d’oggi, gli adolescenti , come anche i giovani adulti, possono passare ore davanti allo schermo a guardare video di diversi argomenti.

Ma siamo consapevoli di come li influenza? Alcuni video hanno una natura avvincente per sedurli e ci si domanda, i ragazzi hanno gli strumenti per affrontare una tecnologia che ha fatto passi da gigante? Con un solo clic del mouse si connettono con migliaia di persone ogni giorno. Vedono persone della loro età che mostrano video con un’ampia varietà di argomenti, e percepiscono che tanti loro coetanei in quel modo sono influenti e verosimilmente guadagnano anche molto denaro. Gli adolescenti, come regola generale, sono molto influenzabili e possono lasciarsi trasportare dalle tendenze più in voga. Abbiamo sempre avuto dei modelli a cui ispirarci, ma oggi, i giovani sono esposti ad una serie infinita di stimoli e influenzati dai cosiddetti “influencer”. I ragazzi dell’auto, si può dire facciano parte di questa categoria, essendo creatori di contenuti di un canale che vede circa 600 mila iscritti. Sembra che avessero affittato l’auto proprio per registrare un video di una sfida, “guidare per 50 ore”. 

Quando i ragazzi seguono “influencer”con comportamenti o pensieri discutibili, ciò può influenzare le loro menti, i comportamenti inappropriati lodati da milioni di follower possono quindi essere pericolosi in quanto si potrebbe decidere di rispecchiare questo comportamento per ottenere approvazione dai coetanei. Un minore su tre afferma di voler diventare un influencer.

Alla classica domanda cosa vuoi fare da grande? Non c’è più una risposta come le solite: insegnante, poliziotto o calciatore, tra tante altre che generalmente attraggono i bambini. Adesso, con gli schermi coinvolti, sono cambiati i riferimenti professionali per i minori nel nostro Paese, e forse del mondo. Sono sempre di più i minori con una presenza sui social network e sulle piattaforme video, un adolescente su dieci carica contenuti su una piattaforma con l’unico scopo di provare a diventare un influencer. Una presunta professione per la quale i bambini o le famiglie non sono preparati, poiché né loro (né sicuramente noi come genitori) siamo consapevoli dei rischi che comporta il continuo caricamento di dati e contenuti sui social network. Ma quali sono le variabili che incidono, oltre alla tecnologia stessa? Perchè i nostri ragazzi sono cambiati così tanto? Le trasformazioni radicali che hanno coinvolto le famiglie nel corso degli ultimi decenni hanno modificato non soltanto i modi con cui i genitori intendono e interpretano i loro ruoli materno e paterno, ma hanno anche profondamente segnato lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti delle nuove generazioni (Lancini, 2015). All’epoca della famiglia etica e normativa, il padre incarnava la legge ed era chiamato a trasmettere ai figli i valori e le regole condivise da tutta la società, la madre declinava la sua funzione principalmente in ambito domestico, occupandosi della cura e dell’accudimento. 

Attualmente, invece, la famiglia tende a dare maggiore rilevanza alla qualità delle relazioni tra i suoi membri, e il timore di rompere tali legami ha portato i genitori moderni ad abbandonare le pratiche e i modelli educativi tradizionali. Ogni famiglia stabilisce le proprie regole, ma la priorità spetta alla possibilità che i figli ne comprendano le ragioni affettive. Il conflitto deve quindi essere bandito, o comunque mantenuto entro livelli di soglia minimi.

Un figlio, oggi, fa spesso parte del progetto di vita di entrambi i genitori e ne completa la realizzazione personale. Inoltre, è considerato un individuo relazionale fin dalla nascita, dotato di qualità intrinseche da scoprire e valorizzare. L’obiettivo dell’intervento educativo, dunque, diviene quello di promuoverne il benessere e la felicità, attraverso la sponsorizzazione dei suoi talenti e il sostegno alla sua autorealizzazione. Sulla base di questi nuovi miti affettivi, i genitori odierni ritengono di non dover somministrare ai loro figli quote eccessive di dolore a fini educativi, riducendo significativamente le esperienze frustranti durante la loro infanzia(Lancini, 2015; 2017). Tutto questo ha contribuito alla creazione di una società narcisistica. Se chiedessimo a più persone cosa o chi ha influenzato maggiormente la loro vita, otterremmo risposte molto varie: genitori, amici, scuola, un romanzo, una relazione. Le nostre esperienze personali ci costruiscono e de-costruiscono poco a poco; ma la società costituisce un elemento comune nella definizione delle esperienze di tutti gli esseri umani. 

Ma com’è la società narcisista? È una società in cui la maggior parte delle persone si comporta in modo narcisistico? Non proprio. Chiamiamo società narcisistica un insieme di tratti che definiscono la società attuale e che incoraggiano l’adozione di atteggiamenti narcisistici, intendendo in questo caso come “società” l’ambiente in cui si sviluppano le relazioni sociali e il loro assetto strutturale. Potremmo dire che questo ambiente o società narcisista è composto principalmente da quattro “stanze”: la modernità liquida, la negazione dell’alterità e il predominio della cultura del successo e della società dell’immagine. Ognuna di queste stanze ha una serie di caratteristiche che portano alla creazione di personalità fragili e instabili. Tratti della società narcisistica

La prima stanza della società narcisistica è arredata dal concetto di modernità liquida, che trae origine dal sociologo Zygmunt Bauman. Si riferisce a una società instabile in cui le cose cambiano costantemente. Questo incoraggia l’individualismo e il temporaneo vince sul permanente.

Tuttavia, pensare di poter controllare tutti gli aspetti della nostra vita mostra un eccesso di arroganza, ed è un perfetto esempio di narcisismo. Non dare per scontato che ci siano limiti che non possiamo raggiungere implica la “negazione dell’alterità”, cioè il non riconoscere che non conosciamo pienamente noi stessi. E questo, alla lunga, porta alla frustrazione e impedisce la vera crescita della persona.

Il concetto di modernità liquida è favorito anche dall’importanza attribuita al successo, inteso come trofeo fisico da conquistare a tutti i costi. La società del successo non tollera l’incertezza o la debolezza. Tutti quei sentimenti legati alla tristezza o alla frustrazione che ci rendono umani sono sottovalutati. Di fronte a una società che cerca il successo e l’accettazione degli altri, si sviluppa la società dell’immagine. In questa stanza le persone diventano oggetti di consumo con cui cercano di confermare la propria identità. Vengono organizzati corsi su “Creare un personal brand” o “Come diventare influencer” in cui insegnano a vendersi perché, in una società narcisistica, il prestigio condiziona il valore delle persone.

Questo insieme di tratti è stato catapultato dai social network, una perfetta forma di comunicazione ed espressione per mostrare e proiettare noi stessi agli altri come vogliamo che ci vedano, anche se non corrisponde necessariamente a come siamo realmente. Non si è interessati a relazioni solide, ma alla quantità di “mi piace” e follower che puoi ottenere.

E uno dei possibili esiti di tutto questo, sono 4 ragazzi che affittano una Lamborghini e spezzano la vita di un bambino di 5 anni e di una famiglia intera.