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Luca Bizzarri, il comico che a volte fa anche ridere, è noto alla mia generazione sopratutto per la celeberrima sitcom “Camera Cafè” che appassionava per la sua assurdità post fantozziana: eppure da lì il comico genovese si è cimentato sempre di più in sfide nuove ed entusiasmanti e dal grande impatto sociale. Come condurre il festival di Sanremo, ed in quella circostanza si è conquistato la stima di molti ex studenti italiani – ivi compreso il sottoscritto -per la sua “particolare” dedica alla Prof che lo scherniva per le sue legittime ambizioni professionali e artistiche.

Nell’ultima puntata del suo podcast “ Non hanno un amico” in cui commenta l’attualità, Bizzari si è soffermato sugli intellettuali di destra, e sopratutto sull’attuale condizione degli intellettuali a destra, cosi diversi da quelli di un tempo. Vuoi mettere un Guareschi – citato nel podcast – con un qualsiasi protagonista dell’oggi, perché in fondo a sinistra amano gli intellettuali di destra sopratutto quando sono ormai defunti, quindi impossibilitati ad entrare nel dibattito contemporaneo. Così Bizzarri dopo aver esaminato prima Vittorio Sgarbi e poi il MInistro Sangiuliano, reo di ribadire con troppa enfasi il concetto di “Nazione”, quasi fosse una colpa, si è concentrato su Francesco Giubilei, che “ ha trent’anni, se lo vedi ne dimostra venti, se lo ascolti centrotrenta”, anche qui il solito clichè sui conservatori, che per dirla con le parole utilizzate da un grande scrittore socialista come Carlo Levi, hanno “un cuore antico” ma forse questo per Bizzarri è un concetto troppo complesso.

Ad aver scatenato l’attenzione è il dibattito sulle “Droghe” sulla loro legalizzazione e sulla posizione nettamnete contraria dei conservatori di Nazione Futura, che da anni promuove il “Comitato No Cannabis”. Eppure un conservatore agli occhi desueti dei progressisti appare come un eterno retaggio di un passato che con fatica essi vogliono cancellare. Bizzarri non è il primo e non sarà l’ultimo, perchè in fondo – non ci stancheremo mai di ripeterlo – essere conservatori oggi è un atto rivoluzionario, una presa di posizione opposta alla contemporanea “trasvalutazione di tutti i valori” che incancrenisce il presente e distrugge ogni segmento di una moralità necessaria.

I conservatori appaiono desueti proprio perché non ascrivibili al metro attuale con la quale una massa enorme di vacuità, di frasi fatte, di temi definiti di “impegno sociale” costituiscono i paradigmi dell’ intellettuale progressista, impegnato si, ma ad aumentare la propria fama propinando concetti banali ad un pubblico banalizzato da romanzi mediocri e serie Netlix dal dubbio spessore culturale. Vivere da Conservatori è uno schiaffo morale a tutto ciò, la negazione di una visione del mondo propinata come giusta, incomprensibile come atto a chi ormai è assuefatto alla moda del tempo.

La differenza tra le battaglie del conservatorismo con quelle del progressismo è la differenza fra ciò che è reale e necessario e ciò che invece è inutile e superfluo.

Per Bizzarri invece la destra è alla ricerca dell’ intellettuale di punta, del volto con il quale presentare la propria ricetta culturale, ma anche qui cade nel facile errore sinistro di pensare che a destra serva una faccia da copertina, no, a destra sono i concetti, le idee a definire l’uomo. Quelli caro Bizzari sono i casting e si fanno nel mondo delllo spettacolo, in politica e sopratutto nella “teoria politica”, non è l’uomo a fare l’idea, ma l’idea a fare l’uomo. Sono i principi permanenti che fanno del conservatore qualcosa di unico oggi, di eterno domani.