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Delmastro, Santanchè e poi Apache La Russa… nel giro di poche settimane sembra che si sia riattivata la regia che ha perseguitato Silvio Berlusconi una volta entrato in politica. Alla regia non importa il partito. Importa unicamente se si tratta dell’altra sponda o della propria. E se siamo nel primo caso, allora affila i denti e inizia a digrignare. Sorgono diversi dubbi a pensare che si tratti solo di una mera casualità l’ammontare di questi interventi giudiziari nel giro di pochissimo tempo.

Se pensiamo alla persecuzione giudiziaria subita da Berlusconi, è quasi impossibile fare un elenco completo di tutti i vari procedimenti penali che le Procure negli anni hanno aperto nei suoi confronti. Se addirittura volessimo inserire nel calcolo anche i procedimenti a carico delle sue aziende, il conto non terminerebbe più. Tra perquisizioni e sequestri si contano circa 400 atti disposti dai magistrati e oltre sessanta procedimenti. Non stiamo qui a sottolineare il fatto che tutte le indagini nascono a partire dall’entrata in politica del fu leader di Forza Italia, ma dobbiamo tenere a mente – sempre – che la stragrande parte dei Pm che hanno istruito i processi contro B. fanno (o facevano) parte della corrente di Magistratura Democratica, storicamente vicina alla sinistra…

Il metodo che alcune fazioni della magistratura stanno utilizzando dal momento della nascita del governo Meloni non si discosta da quello che veniva utilizzato nei confronti di B. Ora non c’è più un obiettivo specifico al comando, quindi non hanno più un’unica e sola vittima. Ogni esponente della squadra dei ministri è attaccabile e l’obiettivo rimane quello di indebolire il governo al di là di ogni metodo democratico e della ricerca della Verità. E quando non si riesce a colpire l’esponente politico, si va a colpire la sua famiglia. Prima il sottosegretario alla giustizia, Delmastro, si è visto recapitare un’imputazione coatta da parte del gip di Roma dopo che la Procura aveva chiesto l’archiviazione. Nel caso, invece, del Ministro del turismo, non è accettabile che si venga a sapere del fatto di essere sotto indagine tramite la stampa. L’ultimo caso di cronaca, che vede al centro delle indagini il figlio del Presidente del Senato, è forse quello più emblematico. Su alcuni giornali, ancor prima chiaramente che le indagini fossero concluse, la ragazza che ha denunciato il giovane rapper veniva già descritta come “vittima”. Ma “vittima” di che?! Sono i giornali a decretare se una persona è una vittima o meno?

Sembra proprio che, quando la sinistra politica non riesce a sconfiggere i suoi avversari coi mezzi democratici e del voto popolare, sorga sempre lo zampino di qualcuno…