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Tra le fitte trame strategiche che porteranno alle elezioni europee del 2023 quella di matrice tedesca è senza ombra di dubbio la più peculiare.

I sondaggi dell’ultimo mese hanno proiettato il partito di destra Alternative für Deutschland verso quello che sarebbe un clamoroso boom elettorale (con consensi che superano agevolmente il 20%).

Il movimento fondato nel 2013 dal Professor Bernd Lucke, nato come “partito degli intellettuali” in opposizione all’azione politica della Cancelliera Merkel, ha da subito segnato uno spartiacque assoluto nel panorama politico tedesco, dove qualsiasi movimento nazionalista è sempre stato associato all’estremismo, con contorni ideali inquietanti dati dagli spettri del Novecento che ancora segnano ed attanagliano la Germania.

Tra le ideologie politiche che hanno trainato la crescita di Alternativa per la Germania vi sono l’opposizione all’euro ed all’eurozona, il fermo e marcato euroscetticismo e, tra tutte, la volontà di porre fine ai retaggi delle politiche migratorie della CDU di Angela Merkel che fece dei Gastarbeiter (soprattutto turchi) il nuovo volto del dinamismo sociale ed economico tedesco.

Con l’abbandono della fazione pro-libero mercato di Lucke e l’ascesa dei nazionalisti della Petry il movimento ha cambiato pelle dal 2015, attirando tra i propri elettori soprattutto gli abitanti della Germania orientale, i grandi delusi dalla globalizzazione e numerosi dissidenti dai movimenti di centrodestra moderati.

Nell’ultimo mese l’AFD ha centrato due inaspettate vittorie politiche eleggendo Hannes Loth come sindaco di una piccola città nel Land Sassonia-Anhalt e Robert Sesselmann in Turingia, risultato vincitore in una contesa distrettuale.

Sono segnali, secondo media e analisti, di un cambio deciso e radicale dei paradigmi politici in Germania, con un’iniziale crisi che sembra inghiottire i partiti tradizionali e che, complice anche la crisi multiculturale che ha gettato nel caos la Francia, spaventa gli elettori dei paesi limitrofi.

L’ascesa del radicalismo dell’AFD sembra essere enormemente problematica per la CDU-CSU di Merz e Weber.

Sul piano interno, proprio il Presidente Merz, all’indomani della sua elezione dopo il flop elettorale di Laschet nel 2021, aveva affermato lapidario che qualsiasi collaborazione con l’AFD avrebbe portato all’esclusione immediata dal partito.

Sul piano europeo, Weber mira a consolidare l’alleanza tra Ecr e popolari, abbandonando il “modello Ursula” e riportando il gruppo che fu di De Gasperi e Adenauer verso un conservatorismo razionale.

Nonostante Weber sia membro della CSU bavarese, da sempre tassello conservatore e di destra dell’alleanza con il centro democratico-cristiano, di prove di alleanza con l’AFD non sembra esserci né l’ombra, né l’intenzione.

Come dichiarato in numerosi interventi pubblici anche da Antonio Tajani, popolari e conservatori europei ricacciano con fermezza echi brutali, radicali e populisti che sembrerebbero essere insiti nei partiti della galassia Identità e Democrazia.

Una cosa è certa: la sfida interna ed europea tedesca tra la lunga tradizione popolare ed un dirompente e imprevedibile sentimento nazionalista che ritrova vigore a decenni di distanza potrebbe riservare clamorose sorprese.

Sorprese che potrebbero contribuire a cambiare il volto di uno tra i paesi più rappresentativi e solidi del Vecchio Continente, perfino nell’ora più buia della crisi del 2008 che inghiottì l’Unione, evento che ha contribuito a cementare quel radicalismo da cui è nata l’Alternativa per la Germania.