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Durante la conferenza stampa a margine del vertice NATO di Vilnius, il Primo Ministro Giorgia Meloni ha fatto capire che non sarà facile per l’Italia far salire la spesa per la Difesa al 2% del Prodotto Interno Lordo nel breve periodo. Un impegno che già dal 2006 la NATO chiede a tutti gli alleati e che ultimamente ha assunto quasi carattere d’urgenza considerata la guerra in Ucraina.

A tal proposito la Premier ha invitato gli alleati a non considerare il mero dato numerico relativo alla spesa nel settore, ma anche la sostenibilità dell’investimento (probabilmente vuole ottenere lo scorporo della spesa per la Difesa dal patto di stabilità), la progressione dell’aumento (forse il tentativo di differire oltre il 2028 la data per il raggiungimento dell’obiettivo auspicato dalla NATO) e il contributo che l’Italia fornisce a sostegno delle missioni internazionali (siamo tra i Paesi più generosi).

La dichiarazione ha preso tutti, o quasi, alla sprovvista considerando che gran parte dei documenti d’indirizzo politico e di conseguenza quelli attuativi, davano per certo un consistente aumento del budget nel comparto aerospaziale, di difesa e sicurezza. Un budget che in verità già nel 2022 era in contrazione rispetto al 2021, passando da 1,57% all’ 1,51% in un anno secondo fonti ANSA.

Bisogna considerare che il peso geo-strategico della Difesa non dipende esclusivamente dall’impiego dello strumento militare, ma anche dalla capacità industriale del comparto aerospaziale, della difesa e della sicurezza.

Se è vero, come è vero, che l’Italia è tra i più generosi contribuenti in termini di partecipazione alle missioni all’estero, è altrettanto vero che i soldi spesi in questo settore non alimentano la ricerca e lo sviluppo tecnologico.

Un inadeguato investimento nel settore potrebbe far emergere criticità nel comparto industriale italiano legato alla Difesa, anche considerando il solo fatto che molti Paesi dell’alleanza stanno investendo, a differenza nostra, enormi quantità di denaro in favore delle loro aziende. Banalmente: se gli altri investono, noi non possiamo disinvestire. Inoltre bisogna considerare che la quasi totalità della spesa in Difesa italiana, l’80% circa, viene assorbita dalla voce “personale” (stipendi ecc.) a scapito dell’esercizio e, sopratutto, degli investimenti.

È assolutamente necessario ripensare seriamente la politica di Difesa del nostro Paese non solo in termini di impiego dello strumento militare ma anche investendo adeguate risorse nel comparto. La la Sicurezza Nazionale dipende soprattutto da questo.