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Quelle di domenica saranno le elezioni spagnole più seguite di sempre. Perché è indubbio il valore europeo di un voto anticipato che può significare da una parte la consacrazione del vento di destra che circola per l’Europa, dall’altra l’ultima ridotta della sinistra oltranzista. Due sono le destra che si confrontano, si sfidano e si preparano a governare insieme: quella del PP guidata dal galiziano Alberto Nunez Feijoo, e quella dei dei conservatori di  Vox guidata dal dirompente Santiago Abascal nato e cresciuto in quei territori baschi negli anni verdi dell’indipendentismo, contro cui “Santi” come lo chiama Giorgia Meloni ha costruito il suo mito. 

Due partiti apparentemente diversi, abituati a litigare in campagna elettorale – complice anche le leggi elettorali – ma pronti a governare insieme, come dimostrano le 11 amministrazioni sulle 17 comunità autonome della Spagna in cui Pp e Vox hanno stretto un patto politico post-elettorale. 

I toni sono duri, lo scontro fra i due partiti leggermente affievolito negli ultimi giorni, anche se le differenze programmatiche ci sono. 

Vox sa bene che l’occasione è storica, non solo perché il 14% che ad oggi i sondaggi attribuiscono alla formazione guidata da Abascal significherebbe l’imprescindibilità dell’alleanza per permettere al PP di andare al governo, ma anche e sopratutto perché la nuova natura del PP guidato dall’ex Presidente della Galizia non è più quella ibrida del Pp di Pablo Casado, e il posizionamento culturale non è più indubbio. Certo il PP non è intenzionato a prendere di petto le derive LGBTQi che devasta la Spagna, ne la Ley Trans, ultima follia del decennio targato Sanchez, mentre Vox annuncia l’immediata abolizione in caso di vittoria elettorale.  Pp e Vox  hanno la stessa idea della Spagna ma con una sola non marginale differenza: il Pp ha scelto di scendere a compromessi, Vox no. 

Vox incarna la Spagna pura, non contaminata, orgogliosa e patriottica, senza alcun passo indietro, il Pp di passi indietro ne ha fatti, e li ha pagati cari, nella credibilità e nell’elettorato. La virata centrista di Rajoy e poi di Casado sono stati errori fatali, che hanno portato prima alla scissione e poi al successo di Vox. 

La Spagna spera ora di archiviare i governi socialisti, e dei loro alleati dell’estrema sinistra barricadera, ideologizzata, e fanatica. Il voto sarà determinante anche e sopratutto per le prossime future elezioni europee che si terranno a giugno del 2024, e che potrebbero condurre l’Unione Europea verso il primo governo di centro destra, senza più il convitato fra popolari e socialisti. 

Se Pp e Vox formeranno insieme il governo, Giorgia Meloni e Manfred Weber benediranno l’alleanza e premeranno l’acceleratore  sull’Alleanza tra popolari e conservatori. 

Un futuro asse fra Roma-Madrid sarà cruciale per rinforzare l’Europa mediterranea anche con l’apporto di Atene e Malta, ma anche la definitiva marginalizzazione della sinistra in Europa che gradualmente resterà rintanata – ancora per poco – nella sola Germania. 

L’occasione è ghiotta per tutti, dai Popolari a Vox, ma più di tutti per Giorgia Meloni.