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Oggi gli spagnoli sono chiamati alle urne. Dopo la debacle delle elezioni regionali di maggio, il Premier e leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), Pedro Sánchez ha deciso di anticipare il voto nel tentativo di fermare ulteriormente il Partito Popolare e Vox. Rispettivamente, il PP ha avuto un risultato di 8 punti percentuali superiore rispetto alle ultime elezioni e ora si vede amministrare nove delle dodici regioni al voto di maggio. Dall’altro canto c’è Vox, che dalla sua nascita dieci anni fa quando era considerata una banda di scappati dalla casa PP, ora raccoglie il 14% dei consensi e si posiziona come terza forza politica nel paese. Una destra che è riuscita a mobilitare estensivamente gli spagnoli e a convertire delle elezioni amministrative in un vero e proprio referendum sul governo.

A capo dei Popolari c’è Alberto Núñez Feijóo, 61 anni, arrivato al comando un anno fa. Una figura calma e sobria, prodotto della regione che ha governato dal 2009 al 2022, la Galizia. Un vecchio, ma ancora valido cliché descrive i galiziani come persone pacate e particolarmente difficili da leggere. Qualità notate soprattutto durante l’unico dibattito pubblico con Sanchez che lo ha visto vincitore davanti a un avversario particolarmente agitato. Forse gli spagnoli stanno apprezzando proprio questo, qualità in contrasto con l’imprevedibile charme del loro attuale Premier. Durante il dibattito si è parlato poco dei temi caldi, come le pensioni e molto, moltissimo di Vox. Per prendere in mano le redini del governo, il PP ha bisogno di una maggioranza assoluta di 176 seggi su 350 che difficilmente riuscirà a ottenere da solo. Una alleanza con Vox- con cui già governano localmente – è uno scenario decisamente realistico. 

Ed è proprio in vista di questo scenario che vede Vox al Palazzo della Moncloa che Sánchez ha impostato tutta la sua narrativa elettorale. Sanchez spera che lo spettro di Vox possa mobilitare il centro e la sinistra ad andare a votare massivamente. Dovrà però fare i conti che il 23 Luglio, secondo le stime un quarto degli elettori è in vacanza e il voto per corrispondenza sta risultando complicato. Una campagna elettorale che molto ha da spartire con quello che è andato in scena in Italia. Il PSOE sta cercando di impartire lezioni di democrazia “dimenticando” però che all’interno della sua coalizione Frankenstein tra i 25 partiti risultano anche i separatisti e anti costituzionalisti catalani e baschi. Nelle elezioni di maggio, nelle liste si sono visti sette ex membri ETA, già condannati.  Si vogliono anche impartire lezioni sui diritti civili da un governo che ha rilasciato dal carcere 108 tra molestatori e stupratori e che ha scontato la pena di 978 altri. 

Pedro Sánchez si vede affrontare tre battaglie. La prima è quella di salvare la sua propria carriera politica. Il coup de théâtre delle elezioni anticipate, un tentativo di fermare Vox e PP può risultare una defiance. La seconda battaglia si svolge all’interno della sua ala politica. Molti attribuiscono la disfatta di maggio alla divisione della sinistra che nel corso degli anni ha perso quasi un milione e mezzo di voti. Yolanda Díaz, attuale ministra del lavoro, ha lanciato ad aprile la sua nuova piattaforma, Sumar. C’è poi Podemos, guidata ufficialmente dalle ministre Irene Montero e Ione Belarra, ma con Pablo Iglesias che gioca dietro le quinte. Alle amministrative a volte si sono presentati insieme, a volte separati, a volte candidando due o più persone nello stesso comune perdendo credibilità davanti agli elettori. L’ultima battaglia – per usare un termine da torero – la tercio de muerte (il terzo atto della morte) è frenare il cosiddetto “post fasciscmo” di Santiago Abascal in Spagna e in Europa. Certo è che etichettare come “fascista” una forza politica che vuole ridurre la spesa pubblica, rivoluzionare la fiscalità è incentivare le privatizzazioni è sempre un facile gioco politico che sollazza la sinistra.

La narrativa anti – conservatrice non ferma però gli entusiasmi. Gli ultimi sondaggi mostrano in vantaggio la possibile coalizione PP-Vox con il PSOE che però accorcia sempre di più la distanza. Beppe non so se andiamo a Madrid, la partita è ancora aperta e il risultato potrebbe decidersi ai rigori.   

Leda Ninga