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GIANNI ALEMANNO POLITICO

Gianni Alemanno, già Sindaco di Roma e storico esponente della destra romana, è da anni impegnato nella lotta per la sovranità dell’Italia rispetto agli interessi sovranazionali. Lo ha raggiunto Alessio Moroni per discutere insieme del prossimo Forum dell’Indipendenza Italiana, organizzato ad Orvieto.

Il 29 e 30 luglio si terrà ad Orvieto la Convention del Forum dell’Indipendenza Italiana e sin dal comunicato con il quale ha lanciato l’evento, appare chiaro l’intento di prendere le distanze dalle politiche intraprese dall’attuale esecutivo di centrodestra. A suo avviso, su quali temi – oltre alla guerra in Ucraina – si sente in forte dissonanza con le attuali politiche del centrodestra al potere?

La posizione a favore della guerra in Ucraina è l’indice di una politica estera a mio avviso sbagliata. Secondo me il governo di centro destra sta perseguendo una politica troppo schiacciata sugli interessi americani e troppo atlantista. Di conseguenza sta tenendo anche una posizione di eccessiva disponibilità nei confronti delle istituzioni europee, di fronte a cui bisognava invece fare un durissimo negoziato. Questo atteggiamento influenza anche le politiche interne perché, con una guerra in corso, con le sanzioni alla Russia che inevitabilmente creano recessione e deindustrializzazione nel nostro Paese, è difficile impostare politiche di sviluppo e di piena occupazione che sono il nostro obiettivo principale. In più il mancato negoziato con l’Europa ci rende troppo disponibili rispetto a quella specie di incastro che si sta costruendo in Europa, in particolare contro l’Italia, che mette insieme la riforma del Patto di stabilità, la riforma del MES, la governance austera della BCE, della Lagarde, la transizione green e appunto le sanzioni. Tutto questo rende molto difficile la prospettiva economica dell’Italia e la espongono anche a una prospettiva di default. In più, aggiungo che non condivido la politica del modo in cui è stata impostato il discorso dell’autonomia differenziata, che rischia di aumentare il divario fra Nord e Sud. Non condivido l’assenza di una politica per il lavoro che sostenga realmente l’aspetto anche dei lavoratori. Si guarda solo alle imprese: bisogna anche guardare anche al lavoro dipendente. E non basta dire no al reddito di cittadinanza o no al salario minimo, bisogna indicare delle controproposte adeguate per risolvere e affrontare questi problemi di carattere sociale.


Lei ha accennato anche al fattore del carattere sociale: alla necessità di garantire la salvaguardia dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, oltre che al mero interesse dei grandi industriali. E questo è un fattore che storicamente è sempre appartenuto alla destra di matrice sociale nella quale comunque lei si è formato politicamente ed è cresciuto anche con molti esponenti che attualmente sono al Governo.  Fratelli d’Italia e l’intero arco di centrodestra hanno cercato di abbandonare questo fattore identitario a favore di una linea ideologica più conservatrice. Questo, secondo lei, è indice del fatto che la destra sociale è destinata a rimanere una nicchia oppure, a livello di consensi, può diventare una grande forza nel mondo della politica?

La destra sociale può diventare una grande forza del mondo politico se ha il coraggio di uscire dalla nicchia ristretta della destra e parlare a tutti i cittadini in una chiave populista, capacità di interpretare il disagio del popolo nei confronti delle èlite. Se esce da questo dal recinto e parla a tutti i cittadini – al di là delle provenienze politiche – io credo che lo spazio della destra sociale sia molto significativo. Può essere lo spazio del cambiamento perché questa politica conservatrice che sta facendo il Governo di centrodestra sta deludendo anche tutti coloro che aspettavano un radicale cambio di linea politica rispetto al Governo Draghi. Detto questo il tema non è solo di dei lavoratori dipendenti. Io credo che in una politica sociale per l’Italia ci sia anche la difesa della piccola e media impresa e la capacità di unire i diversi interessi popolari contro quello che è il problema principale dell’Italia: la sudditanza a livello internazionale e l’eccessiva apertura ai gruppi multinazionali che dominano l’economia del pianeta.


E lei ritiene che c’è anche un problema culturale all’interno della destra? Un complesso di inferiorità che non permette mai di rendere questa destra sociale una grande forza?

C’è sicuramente una scelta di aggiornamento dal punto di vista culturale e di maggiore così apertura al di là delle etichette ideologiche. Quindi c’è una un problema culturale da questo punto di vista. Dobbiamo seguire le indicazioni che ha dato Marco Tarchi quando ha detto di utilizzare lo strumento del populismo per aprire gli orizzonti dei valori e dei principi della destra in generale e in particolare della destra sociale. C’è un problema culturale di tutta la destra che deve capire che per sviluppare un’identità culturale deve aprire il dibattito, non chiuderlo, perché un altro dei problemi di disagio che noi abbiamo nei confronti di Fratelli d’Italia è la scarsa disponibilità a confrontarsi con posizioni diverse. Destra sociale e destra conservatrice non sono necessariamente incompatibili: lo diventano quando una delle due cerca di cancellare l’altra.

Credo che anche per via del suo passato che comunque, come accennato prima, è fatto anche di militanza con tanti componenti di questo governo, cosa invece giudica di positivo all’interno del Governo Meloni? Quali sono i fattori per cui è soddisfatto di ciò che si sta facendo?

Io confermo l’amicizia e l’affetto per tanti esponenti del Governo Meloni, a cominciare dalla stessa premier che ho visto crescere e verso cui certamente non nutro nessun sentimento di inimicizia personale. Anzi. Io ovviamente preferisco questo Governo a qualsiasi altro oggi disponibile, specialmente a un governo tecnico-progressista. È chiaro che questo esecutivo è nettamente migliore delle altre ipotesi sul tappeto. La nostra critica è in larga parte una critica costruttiva, che spinge a un ripensamento delle scelte politiche su molti argomenti. Cosa funziona di questo governo? Sicuramente si vede uno sforzo per cercare di realizzare una politica di freno all’immigrazione. Sperando che da  tutti questi incontri euromediterranei esca fuori un progetto chiaro per sviluppare l’Africa e frenare l’immigrazione. Un secondo elemento in chiaroscuro è quello relativo alla giustizia: condivido la necessità di una riforma della giustizia, ma giudico molto negativamente le uscite del Ministro Nordio sull’abolizione del reato di concorso esterno. Bisogna stare molto attenti quando ci si muove su questo piano perché non si può confondere il garantismo con un abbassamento della guardia rispetto a quelli che sono i fenomeni della criminalità organizzata. Un altro elemento che sicuramente va valutato positivamente è lo sforzo fatto con la riforma fiscale di semplificare la vita al contribuente. Io non credo nella flat tax: penso che sia sia da un lato un errore e dall’altro irrealizzabile. Però la riforma fiscale – almeno quella che oggi conosciamo – è una riforma che va assolutamente sottoscritta, proprio perché non prevede la flat tax, e sostenuta nella sua applicazione. Un ultimo appunto va sottolineato rispetto allo sforzo che Raffaele Fitto sta facendo per portare a casa il PNRR dopo gli errori e le follie create dal Governo Draghi. Questo sforzo è assolutamente encomiabile perché rappresenta la volontà di non far trovare l’Italia con debiti sulle spalle senza che sia realizzata nessuna spinta allo sviluppo.


Quindi traspare anche dalle sue parole che, nonostante le differenze ideologiche che non ha mancato di sottolineare precedentemente, ci possono essere dei punti di contatto con i movimenti think tank conservatori

E’ evidente che delle forze sovraniste e sociali, come noi ci consideriamo, e delle forze conservatrici possono essere dei naturali alleati in una proposta di governo, quindi a maggior ragione devono potersi confrontare per poter trovare punti di contatto e comunque per rendere più lucide le diverse visioni. Sul versante del confronto con il mondo conservatore c’è sicuramente il terreno dei valori che è estremamente interessante, importante e che è quello che dà il maggior appeal al messaggio conservatore di fronte alle follie del progressismo di sinistra. Ci sono molti ambiti su cui dialogare. Quello che non accettiamo è l’idea della scomparsa a destra sociale, come se fosse stata rimossa nello scenario complessivo del centrodestra e questo ovviamente non è accettabile per noi ma secondo me non fa bene neanche a chi vuole perseguire una politica conservatrice.

Oltre a questo dialogo fra conservatori e destra sociale, ha sottolineato anche la necessità di andare oltre i vecchi schemi di destra e sinistra. Ma è davvero possibile costruire una politica che vada oltre questo dualismo?

Sì, anche se bisogna capirsi. Si tratta di comprendere che molti dei problemi dell’Italia vanno affrontati senza schemi ideologici precostituiti, comprendendo che il nemico sono i poteri forti; la sudditanza dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti e dell’UE, e quindi sono temi che superano il meccanismo duale. Pensiamo al tema della guerra in Ucraina, che ha tagliato trasversalmente una destra-sinistra fortemente convinti di stare a fianco dell’Ucraina rispetto a una destra-sinistra che invece crede alla neutralità attiva dell’Italia. Da questo punto di vista i problemi prevalenti oggi sono trasversali e c’è tutto un mondo che prima ancora che destra e sinistra cerca il cambiamento: è anche il mondo che ha votato Fratelli d’Italia, che è stata votata non solo per la propria collocazione a destra ma perché rappresentava l’elemento di novità e di cambiamento dell’Italia. Da questo punto di vista destra e sinistra non scompaiono ma oggi è prevalente la volontà di affrontare i temi che sono secondo me totalmente trasversali.


Quindi l’evento di Orvieto, in sintesi, può rappresentare il primo appuntamento per la nascita di un nuovo partito?

Si, può nascere, però prima che nasca un partito devono essere chiare le idee. Orvieto parte per lanciare un grande momento di raccolta del sociale e un dibattito trasversale, perché avremo anche presenze delle associazioni del mondo del dissenso; personalità di sinistra eccetera.mSolo quando queste idee saranno molto più precisate – e l’aggregazione sarà molto più ampia – noi potremo parlare di organizzazione. Quindi per adesso lanciamo le idee e queste idee hanno la valenza sia di raccogliere le persone per costruire un partito, sia di sollecitare una revisione critica – da parte del Governo – della sua linea politica. Ovviamente se questo dovesse avvenire si aprirebbe tutto un altro capitolo di confronto e di dialettica interna al centrodestra.