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GIORGIA MELONI JOE BIDEN PRESIDENTE USA

È un periodo di grande turbolenza nel panorama geopolitico mondiale, i rapporti tra i paesi rispondono ad uno schema competitivo più che collaborativo e il confronto tra Cina e USA sembra intensificarsi.

Le relazioni tra Italia e Stati Uniti sono da sempre strette, basate sulla condivisione d’ideali democratici e su legami storici e culturali profondi. Tuttavia, il ruolo svolto dall’Italia nel corso degli ultimi anni ha assunto una nuova rilevanza, rappresentando un faro di sostegno per la politica estera degli Stati Uniti. Nell’ambito della cosi detta great strategy americana, la politica estera italiana torva una collocazione utile al grande alleato e, soprattutto, riesce a rispondere alle esigenze nazionali.

Ad esempio l’Italia si è posizionata come un importante interlocutore tra gli Stati Uniti e l’Europa nell’affrontare le sfide alla sicurezza internazionale minacciata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, in un Continente dove la Francia cerca la sua autonomia strategica e la Germania portava avanti fruttuosi rapporti commerciali nel settore energetico con l’aggressore russo.

Inoltre l’Italia ha svolto un ruolo cruciale nel facilitare il dialogo tra gli Stati Uniti e altri paesi mediterranei, utilizzando la sua posizione geografica e le sue relazioni storiche per promuovere la pace e la stabilità in una regione in cui la Francia perde importanti pezzi storici. Il protagonismo italiano ha permesso una serie di accordi bilaterali efficaci, con partner strategici nell’area definita “mediterraneo allargato”. Un pezzo di mondo in cui gli Stati Uniti stanno lentamente disimpegnando i propri sforzi per far fronte alla principale minacci a cinese nell’Indo Pacifico. Una “smobilitazione” che ha lasciato campo libero a strutture paramilitari collegate al Cremlino o alle organizzazioni legate a filo diretto con la Cina.

Sul fronte della sicurezza, l’Italia ha fornito un sostegno essenziale agli Stati Uniti, sia attraverso la partecipazione a missioni di pace internazionali, la più importante per gli USA l’invio di nave Cavour nell’Indo Pacifico, sia attraverso la condivisione d’intelligence.

Il punto dolente per il governo rischia di essere nella politica interna. Un attivismo in politica estera cosi accentuato necessita di uno strumento adeguato per poter agire in questo campo. Lo strumento principe per una politica estera efficacie è quello ovviamente delle Forze Armate. Se non fosse che il dicastero della Difesa è ad oggi sotto finanziato. Infatti, nonostante l’impegno richiesto dalla NATO di raggiungere un minimo di spesa del 2% del PIL, l’Italia spende nel 2023 l’ 1,46% con trend in diminuzione (nel 2024 si prevede una spesa del 1,43%).

In sintesi le mosse del governo in politica estera sembrano azzeccate ma il sotto finanziamento dello strumento militare rischia di non consegnare al Paese i mezzi per adempiere agli impegni in maniera concreta.