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Il giornale cinese Global Times nelle ultime settimane – particolarmente in seguito al viaggio del Premier Meloni a Washington – è più volte intervenuto riguardo le valutazioni che il governo italiano sta facendo in merito alla partecipazione dell’Italia – unico paese del G7 – alla Via della Seta. Era naturale aspettarsi che Pechino avviasse una campagna di disinformazione a riguardo, anche se forse non ci si aspettava tali attacchi, come quelli subiti dal Ministro Crosetto.

Ancor prima di analizzare la reazione cinese, per quali motivi l’Italia è l’unico paese del G7 ad aver aderito alla Via della Seta, in inglese Belt and Road Initiative? Tramite questo piano commerciale e infrastrutturale,  Pechino vuole rafforzare i propri legami diplomatici col resto del mondo. Fin dall’inizio l’Occidente, in particolare la Casa Bianca, considerò questo progetto come l’ennesimo tentativo del Partito Comunista cinese di penetrare tra le diplomazie, e le economie, occidentali. Nonostante ciò, l’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte decise di aderire a questo progetto di Pechino, ritenendolo, come lui stesso disse ad un evento a Genova avvenuto il giorno seguente alla stipula dell’accordo, “una grande opportunità per il nostro Paese”. Ma quali benefici ha portato all’Italia aver aderito alla Via della Seta? Dal punto di vista diplomatico, se da un lato sicuramente la Cina ha gradito la disponibilità italiana, dall’altro l’Unione Europea e in particolare Washington non hanno sicuramente apprezzato questa apertura dell’Italia alla Cina comunista. Forse l’allora Premier non aveva ben chiaro i rischi ai quali avrebbe esposto il nostro Paese, che anche in termini economici non ha visto, ad esempio, un boom del proprio export et simila. Permettere alla Cina di permeare ancor più maggiormente nell’economia dell’Italia era e si conferma essere stata una scelta folle.

Ora, il governo guidato da Giorgia Meloni è chiamato entro fine anno a decidere se rinnovare il Memorandum of Understanding (MoU) con Pechino. Conosciamo la fermezza del nostro Premier in merito alla questione cinese. Nelle varie occasioni in cui ha discusso di Cina con i partner internazionali, Meloni ha spesso posto il problema delle ingerenze cinesi, aggravate ancor di più da ciò che Pechino sta facendo in Africa e dalla guerra scoppiata in Ucraina. Il viaggio di poche settimane fa a Washington si è rivelato il momento opportuno per parlare con l’amministrazione americana anche della decisione di promulgare o meno il MoU. Come la Meloni ha posto alcuni dubbi riguardo la promulgazione dell’accordo, si è scatenata la disinformazione cinese nei vari organi di stampa del Partito comunista, come il Global Times. Quest’ultimo sta seguendo da alcuni mesi una chiara strategia: da una parte sostiene gli effetti positivi – sostanzialmente in realtà nulli – dell’entrata dell’Italia nella Via della Seta, dall’altra critica l’ingerenza americana a riguardo. Mancano solo degli articoli di elogio a Conte & compagni…

Entro fine anno il governo è chiamato a una decisione, se no l’accordo si rinnoverà automaticamente a gennaio dell’anno prossimo. La pressione occidentale sarà sicuramente forte, ma sbaglieremmo a pensare che Pechino non metta in campo la propria artiglieria informatica e non per dimostrare la bontà della Via della Seta. Non è difficile, ahinoi, trovare un Michele Geraci qualunque – il famoso sottosegretario al MISE durante il Conte I – che è pronto a difendere a spada tratta la Cina, i suoi metodi e le sue ingerenze.