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Tutti siamo stati chiamati per nome.

Così esordisce Papa Francesco nel suo discorso ai giovani a Lisbona nella prima giornata della GMG 2023. Con un richiamo al magnifico Isaia 43Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. E prosegue invitando a ricordare sempre l’autentico amore di Dio e l’apertura della Chiesa a tutti. In seguito, nella messa conclusiva, ha ripreso l’impostazione di San Giovanni Paolo II. Davanti a un milione e mezzo di giovani, diecimila sacerdoti, settecento vescovi e trenta cardinali, il familiare, evangelico “Non temete! Non abbiate paura! Ma vi dico una cosa molto più bella: Gesù stesso ora vi guarda, Lui conosce ognuno di voi, conosce il cuore di ciascuno di voi e qui in questa Giornata mondiale della gioventù vi dice: Non temete, non abbiate paura.

Senza paura, dunque, conclude il Pontefice, ci si ricordi di amare come amava Cristo, unica e sola luce e voce, in modo tale da avere quel Logos vivente che San Pietro, nella Seconda Lettera, I [19], chiama la stella del mattino. Ci si ricordi, però, di amare tutti, di considerare la Chiesa aperta a tutti, proprio a tutti. Ed è questo che fa storcere naturalmente il naso ai cattolici. Non manca ovviamente il fiuto alla stampa progressista, che subito si lancia alla ricerca di delucidazioni più concrete e non esita un secondo nel pubblicare testate giornalistiche fuorvianti e propagandistiche, strumentalizzando volutamente le parole del papa. Quest’ultimo, in effetti, spesso non è particolarmente d’aiuto. Francesco, non c’è da farne mistero, è un papa molto difficile, molto complesso da accettare e comprendere, sin dalle circostanze dell’inizio del pontificato. Non si può dire sia un papa perfetto, anzi, è forse quanto di più distante da quel che ci si attende spontaneamente quando si pensa ad un pontefice. Motivo per il quale da alcuni viene considerato addirittura un finto papa, un papa illegittimo.

Accusa, questa, che non manca di essere estesa a tutti i papi postconciliari da una parte di “cattolici”, sotto la bieca accusa di eretico modernismo con supporto argomentativo settoriale ed approssimativo, spesso e volentieri di natura emotiva, caduta, inconsapevolmente, nella rete stessa della liberal-progressismo, avendone adottato la stessa, identica, narrazione.

Oggi, e sempre, i pensatori, i commentatori sono chiamati alla prudenza, non al tuffo nella tempesta. Questo è richiesto: avere la forza ed il coraggio di restare lucidi.

Ogni parola di Papa Francesco è chiara, a partire dalla affermazione “Anche i transessuali sono figli di Dio”, fino all’apertura a tutti della Chiesa. Quest’ultimo punto, è stato sfruttato per portare Quest’ultima ad esporsi, per l’ennesima volta, sulla questione omosessualità. Ma che piaccia o no, il papa non è stato colto in fallo. In una recente intervista in merito, infatti, alla provocazione ha risposto: “La Chiesa è aperta a tutti. Poi ci sono legislazioni che regolano la vita della Chiesa. Non dare i sacramenti non significa chiudere”. La centralità di Magistero e Tradizione, pertanto, ribadita essere centrale anche nella Chiesa postconciliare e nel suo Catechismo, con buona pace dei suoi detrattori, è intatta.

Tornando alla prima affermazione, e cioè quella legata ai transessuali, non è possibile affermare il contrario, è vero che anche loro sono figli di Dio. La naturale repulsione, ovviamente, è dettata dai bias, quelli che già Francesco Bacone chiamò, giustamente, idola tribus, in cui ci troviamo. Così ogni affermazione che non sia radicale secondo chi la legge, sembra aprioristicamente nemica. Ne segue, quindi, una catena di ragionamenti oggettivamente fallimentari, che porta a conclusioni errate, seppur con struttura logica intatta, in modo da prendere il falso per vero. Per cui, tale affermazione esatta, diventa oggetto propagandistico, quando, piuttosto, dovrebbe suggerire l’apostolato, punto sui cui il papa stesso ha insistito a Lisbona. La comunità dei fedeli, infatti, sembra aver dimenticato l’apostolato ed essersi arroccata nella semplice condanna. Sia chiaro, la condanna nel peccato è doverosa e santa, ma non giustifica la rinuncia all’apostolato; non giustifica l’abbandono della persona al suo destino.

La conoscenza della dottrina è magnifica, è fondamentale, ma non può diventare attività di circolo intellettuale per maledire il mondo e quel che di esso, in maniera assolutamente giusta, si rifiuta categoricamente. Nella messa di chiusura, il papa sottolinea di non confondere l’egoismo con l’amore, e questo vale anche per la correzione fraterna alla luce della dottrina. Se si dimentica l’apostolato, la sapienza fine a se stessa diviene una mera attività d’orgoglio. Punto, questo, sottolineato da tanti grandi santi, ben prima del Concilio Vaticano II! Ebbene, dunque, i transessuali sono figli di Dio non perché vada bene esserlo, come piace intendere a destra e a manca ingannando deliberatamente, ciò è ovviamente in contrasto con la Scrittura e la Tradizione, ma perché anche loro possono essere partecipi, se lo vogliono, e se si è disposti a proporglielo, della Santa Chiesa.

La gioia è missionaria. Ha ribadito il papa, ed è vero: oggi la gioia della Buona Novella è stata sotterrata dalla tristezza austera di stampo romantico-pietista; essa è stata anche circoscritta a pochi eletti, che si sono trasformati in giudici. Ma, richiamando ancora il pontefice, l’unica circostanza in cui è legittimo guardare qualcuno dall’alto al basso, è quando lo si vuole sinceramente aiutare. E questo è sempre più raro, perché ci si dimentica che la legittimità nel guardare dall’alto al basso e della correzione fraterna, per un cattolico, non viene dalla sua bravura di fedele, ma dall’autorità della parola di Cristo.

Il nostro papa è un papa difficile, ma a Lisbona, ad un mare di giovani, e a noialtri connessi virtualmente, ha ricordato qualcosa di vero e santo: tutti siamo chiamati per nome, ed in qualsiasi momento possiamo rispondere, a qualsiasi ora possiamo raccontare cosa significa essere riscattati a chi non lo sa o a chi non vuole saperlo, e questo non dobbiamo mai dimenticarlo. Del resto, come scriveva Tommaso da Kempis nell’Imitazione di CristoSe, in primo luogo, manterrai te stesso nella pace, potrai dare pace agli altri; ché l’uomo di pace è più utile dell’uomo di molta dottrina. Colui che è turbato dalla passione, trasforma anche il bene in male, pronto com’è a vedere il male dappertutto; mentre colui che ama il bene e la pace, trasforma ogni cosa in bene.