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Esiste un diritto basilare, non solo perché è garantito dalla nostra costituzione, ma in quanto universalmente riconosciuto come elemento distintivo fra una società libera ed una che libera non lo è, il diritto ad esprimere liberamente la propria opinione. A dire ciò che si pensa senza limiti – eccetto i casi in cui la libertà eccede in offesa – senza dover superare il vaglio del tribunale morale. Che poi quale morale? Quella liberal degli LGBTQ e chi più ne ha, più ne metta, oppure degli antirazzisti in assenza di razzismo, o gli antisegregazionisti in un paese che non ha mai avuto la segregazione. Si nel nostro paese succede questo ed altro, perché la libertà qui non è usufruibile da tutti, ma solo da pochi eletti. I soliti noti, i capo chini di ogni stagione, le vestali del pensiero unico, e gli auruspici del politicamente corretto.

La dimostrazione è evidente nel caso del Generale Vannacci, il quale con il suo libro – in cima alla classifica Amazon – si è espresso in maniera netta su temi spinosi della nostra società. Dicendo come la pensa, asserendo delle verità  in forma forse troppo schietta e criticando una certa tendenza contemporanea alla “ dittatura delle minoranze” una condizione veridica e quotidiana.  

Certo lo stile del Generale non sarà quello di un romanziere, e neppure quello dei commentari di Cesare – suo modello – e che di diritto è forse uno tra i più grandi scrittori in lingua latina. Ma ciò che accade non è tanto connesso a ciò che nel libro è scritto, ma sul fatto che appunto è stato scritto. 

Inutile a dirsi apriti cielo dalla sinistra e come sempre dietrofront della destra quando abbaiano i mastini sinistri, con i soliti slogan. Che poi la tanto grave affermazione è stata quella di dire che “ le famiglie arcobaleno non sono normali”. Razzismo non è affermare che una cosa è “normale” ed una “diversa”, ma al contrario perseguitare e criminalizzare  quella minoranza che non è conforme alla maggioranza. Ma allo stesso tempo non è sbagliato neanche quanto affermato dall’ex comandante della Folgore sulla “dittatura delle minoranze”, condizione che non è assolutamente conestabile oggi, dove le minoranze vengono imposte, e commercializzate. Viviamo in un paese dove una certa sinistra per anni ha ritenuto che l’integrazione si basasse sulla nostra rinuncia alle tradizioni per non offendere “l’ospite”, quando è l’ospite a rigor di logica a doversi adeguare alle nostre usanze e ai nostri costumi. Nessuna integrazione si fonda sulla rinuncia ma semmai sulla reciproca accettazione, pur nelle differenze. 

Siamo ormai assediati dal pensiero unico, dove puoi dire solo quello che passa al vaglio del loro tribunale morale, e chi non si adegua è destinato alla ghettizzazione o ad un lungo e tortuoso calvario.  La libertà non alberga più da queste parti, ciò che resta è l’illusione della libertà che è cosa assai diversa. 

Un cattolico non è più libero di affermare che la famiglia è una e una sola, che esiste un padre ed una madre, perché si aizzano subito i censori pronti a sollevare il dito inquisitorio accusandolo di essere nulla di più che un fanatico, un retrogrado. 

Il progressismo vive avvolto nella convinzione che tutto ciò che è figlio di questa epoca sia giusto e legittimo, senza mai porsi il dubbio che forse proprio noi, oggi viviamo in un stagione in cui l’uomo è deragliato con la società occidentale e che forse quelli che vengono rivendicati come diritti altro non  sono che desideri, ed egoismi che “minoranze” intendono imporre alle maggioranze.  Oggi la gente comune teme di dire quello che pensa, evita di innescare polemiche nella quotidianità che con il clima da caccia alle streghe che si è instaurato rischia di pregiudicarne i destini personali e professionali. 

Anche il Generale Vannacci ha già pagato, infatti è stato destituito dal suo attuale comando per quello che ha detto e come lo ha detto. Ma siamo sempre sulla sottile linea che separa il diritto all’opinione, dal diritto di tutti di battersi per  questa libertà. Nulla di costruttivo è nato dalla censura, dalla tagliola sociale e politica. 

Dire che se un ladro ti entra in casa ogni cittadino ha il diritto di sparargli non dovrebbe essere opinabile, perché la proprietà privata è sacra e inviolabile, ma nel nostro paese abbiamo forze politiche che nel tempo hanno preso le difese dei ladri, dei terroristi e della peggiore feccia, ed anche questo è un fatto. 

La destra italiana non deve avere paura di far sentire la sua voce, di gridare a gran voce i suoi valori, la sua idea, le sue radici, i principi. Non deve temere l’assalto sinistro, ma lo deve respingere con la forza delle proprie idee. Ma prima di ogni cosa deve battersi senza riserva alcuna in difesa del diritto alla libertà di scrivere ciò che si pensa  senza il rischio di incorrere nel linciaggio. Questa non è solo una battaglia politica, ma una battaglia culturale, una battaglia di civiltà. 

Oggi sul patibolo è salito il Generale Vannacci e domani a chi toccherà ?