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Il rafforzamento dell’apparato militare cinese ed il suo utilizzo aggressivo a fini espansionistici continuano a scaldare la situazione di sicurezza dell’area indo pacifica, specie per quanto concerne manovre aeronavali rivolte verso Taiwan. Si aggiunge inoltre la questione dei test missilistici nordcoreani, spesso effettuati con traiettorie che arrivano a fendere lo spazio aereo Giapponese.

E’ in relazione a questo contesto che venerdì 18 agosto, il Presidente Biden ha incontrato il Primo Ministro giapponese, Fumio Kishida, e il Presidente della Corea del Sud, Yoon Suk Yeol, per trattare dell’architettura di sicurezza indopacifica.

Non è stato casuale che l’incontro si sia svolto a Camp David. La residenza presidenziale, situata nel Maryland, fu infatti già sede, nel 1978, dell’incontro riguardante le tensioni che allora interocorrevano tra Egitto ed Israele, e fu in seguito anche il luogo di discussione riguardo vari tentativi di pacificazione tra Israele e Palestina.

Il vertice trilaterale è stato organizzato in primis per trattare di cooperazione in materia di difesa, ma mira anche ad un allargamento generale degli ambiti di cooperazione tra i tre paesi, volendo quindi regolarizzarne i rapporti in materia non solo militare o di intelligence.

Spicca l’annuncio della creazione di una “linea rossa”, ossia di una linea di comunicazione diretta tra i tre uffici presidenziali, strettamente necessaria in tutte quelle situazioni in cui il coordinamento degli apparati di difesa è fondamentale nei primi minuti di un’emergenza. Si pensi ad esempio al lancio di un vettore straniero, ed alla necessità di chiarire se interpretarlo come minaccia diretta, come esercitazione, o se come errore.

Tutte e tre le situazioni prevedono chiaramente delle risposte militari differenti da parte dei tre paesi in questione, che necessitano della più stretta collaborazione e coordinazione possibile. Situazione simile (quasi) in caso di manovre aeronavali cinesi particolarmente aggressive.

Inoltre, il vertice getta le basi per possibili ambiti di cooperazione a carattere maggiormente economico, offrendo la possibilità di sfruttare la combinazione, ad esempio, di tre differenti DIB (Defense Industrial Base), l’apparato di industrie della difesa di ciascun paese, per progetti futuri. Tali progetti, per loro natura estremamente complessi e problematici, costituiscono sempre una garanzia di cooperazione a lungo termine.

Per l’appunto, tale iniziativa non nasce dalla sola necessità di rafforzare il sistema di sicurezza che, anche grazie all’ombrello nucleare USA, protegge i due alleati asiatici e gli interessi statunitensi ed occidentali nella regione, ma si pone come affermazione e difesa del modello liberale in Asia, apertamente sfidato da Pechino.

I cittadini giapponesi e sud coreani, infatti, si guardano bene dal modello dei “crediti sociali” adottato in Cina, che assegna e toglie punti in base al comportamento pubblico e privato dei cittadini e della loro fedeltà al Partito Comunista Cinese, con i volti di coloro che trasgrediscono ben esposti in pubblico su cartelloni e schermi pubblici.

Il vertice va quindi inquadrato in una sfera ben più ampia della sola cooperazione regionale in materia di difesa. Per di più, esso prende luogo in un momento in cui la Cina si sentirebbe fortemente legittimata ad intercorrere in azioni aggressive, di carattere regionale o più, se la NATO, l’Unione Europea e gli Stati Uniti non avessero sostenuto la difesa di Kiev, e degli accordi internazionali che ne tutelavano l’integrità politica e territoriale, dall’aggressione di Mosca.  

In tale contesto, l’Italia, pur non avendo chiaramente un ruolo paragonabile a quello degli Stati Uniti, deve comunque giocare un ruolo attivo. Non dimentichiamoci mai che, quando vuole, il nostro Paese è capace di avere un’ottima influenza a livello internazionale, soprattutto grazie al nostro apprezzato modus operandi diplomatico, lungimirante e rispettoso negli ambiti di cooperazione multilaterali. Ed è proprio con il Giappone (e con il Regno Unito) che l’Italia sta sviluppando un nuovo caccia di sesta generazione, il Tempest, la cui entrata in servizio è prevista per il 2035.

Guido Buccardi