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LUIZ IGNACIO LULA DA SILVA PRESIDENTE DEL BRASILE

Attenzione, attenzione anche tra i progressisti qualche persona inizia ad aprire gli occhi! Ma, ahinoi, non parliamo di certo dei progressisti italiani. Dobbiamo fare migliaia di km prima di trovare qualcuno che da sinistra si pone alcuni dubbi sull’ambientalismo che è andato a diffondersi in questi anni. E se proprio questo qualcuno, una volta eletto, è stato acclamato proprio per le sue politiche ambientaliste, come reagiranno i progressisti nostrani?

Il protagonista di cui abbiamo narrato le gesta è il presidente brasiliano Lula da Silva, insediatosi alla guida del Brasile – il settimo stato più popoloso al mondo – dopo aver sconfitto all’elezioni Jair Bolsonaro per un pugno di voti. Non appena fu annunciata la sua vittoria in Italia, a sinistra chiaramente, non sono mancati gli elogi. Pd, i verdi e vari esponenti della sinistra radicale festeggiavano la sconfitta di Bolsonaro e la vittoria del comunista Lula. Arrivarono i complimenti direttamente dall’allora segretario del Pd, Enrico Letta, che in una lettera rivolta al compagno brasiliano classificava il governo di Bolsonaro come “autocratico e populista”, gioendo del risultato elettorale. Come sempre, a sinistra si è bravi e rapidi a classificare chi non la pensa allo stesso modo come fascisti, estremisti e “chi più ne ha più ne metta”.  Ma oltre a ciò, in Italia Lula fu letto fin da subito come il difensore sudamericano dell’ambiente e della transizione ecologica. Forse, però, qualcosa inizia a scricchiolare…

L’ambientalismo italiano, o meglio, i fanatici ambientalisti italiani promuovono un’agenda politica del tutto priva di senno e logica. Se, ad esempio, ascoltiamo le istanze dei Verdi, la nostra economia perderebbe anni e anni di sviluppo. Per questo motivo le parole di Lula durante il vertice dei BRICS, ma ancor prima le parole che ha utilizzato a giugno riguardo il mancato accordo tra Unione Europea e Mercosur, dovrebbero metter sull’attenti i progressisti italiani. Durante il summit dei BRICS, il presidente brasiliano ha dichiarato: “Non possiamo accettare un neocolonialismo green, che impone barriere commerciali e misure discriminatorie con il pretesto della protezione ambientale”. Ma ancora più forti sono state le sue parole che ha rivolto all’Unione Europea, dicendo che “la lettera aggiuntiva che l’UE ha inviato al Mercosur è inaccettabile perché punisce qualsiasi Paese che non rispetta l’accordo di Parigi. Nemmeno loro hanno rispettato l’accordo”.

Parole forti ed inaspettate per i sostenitori della transizione ecologica “a tutti i costi”. Finalmente qualcuno di sinistra apre gli occhi e dice apertamente che l’attuale impostazione delle politiche ambientali non guarda con favore i più bisognosi. Chi può permettersi di essere green oggi è solo il ricco, il benestante… Fa quindi sorridere che siano proprio i sinistri, ossia coloro che a primo acchito son vicini ai poveri, quelli che sostengono in prima linea questo ambientalismo.