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Si potrebbe chiudere l’articolo con poche parole: il reddito di cittadinanza ha funzionato? No.

I grillini si possono arrampicare su tutte le specchiere della Terra ma la realtà e i numeri sono più forti di loro. Non è stato creato un solo posto di lavoro, si è anzi favorito il nero e quasi quotidianamente sulla stampa uscivano scandali legati a percettori con la Ferrari o con la villa in Costa Smeralda. Insomma, è stata un vero e proprio fallimento. Peggio di tutto questo è stato il far passare questo sussidio come un diritto inalienabile e dalla durata perpetua. Chi ha buona memoria ricorderà che inizialmente era previsto solo per tre anni con altre limitazioni. Improvvisamente, nessuno ha più sollevato l’argomento e coloro che ne hanno usufruito lo ritenevano ormai acquisito a vita. Un messaggio orchestrato dal Movimento 5 Stelle, da Conte e dai suoi governi che ha prodotto effetti devastanti a livello sociale, inculcando nella popolazione l’idea che si potesse sbarcare il lunario comodamente seduti sul divano di casa, concetto fuori dal mondo che mai dovrebbe essere fatto passare con la tranquillità di questi anni. D’altra parte, il gioco di Conte e dei suoi era chiarissimo: la narrazione sul reddito di cittadinanza serviva a rafforzare e mantenere i pochi voti rimasti dei cinquestelle. Della tensione sociale nel Paese o degli effetti che si sarebbero potuti avere in futuro poco importava, evidentemente.

Le proteste di questi giorni a Napoli sono il risultato delle campagne aggressive di Conte durante l’estate scorsa e quella appena conclusa, sono il risultato di un linguaggio di odio (questo sì) che è stato ormai sdoganato quando al governo vi sono persone sgradite al mainstream, sono il risultato delle parole pericolose di Grillo, che qualche mese fa parlava di “brigate di cittadinanza”, locuzione che rievoca tempi bui della storia della Repubblica.

Scontri con la polizia, persone che bloccano l’autostrada e disordine generale per le vie della città. Forse soffiare sul fuoco come è stato fatto dai signori citati nelle righe precedenti non è stata poi una grande idea. Se per quanto riguarda i cinquestelle questo atteggiamento era preventivabile, il reddito di cittadinanza era la loro policy simbolo e i voti nelle urne sono stati il frutto di questa promessa, cari lettori questo non vale certo per la sinistra che ci prende tutti per smemorati e da quando, tra alti e bassi, ha intrapreso la strada del matrimonio d’interesse con i grillini è diventata di colpo pasdaran del sussidio. Sinistra che, è bene ricordare, votò contro in Parlamento e fino all’altro ieri si era sempre espressa duramente contro questa misura. Io ricordo una sinistra che nella sua identità aveva il lavoro stabile, non i sussidi ma forse i tempi sono cambiati, ora è una sinistra fluida in tutti i sensi…

Il giudizio severo sulle responsabilità politiche di chi, una volta partiti gli sms di revoca del reddito, ha aizzato la folla dei percettori sta nelle parole di questo articolo. Al governo mi sento solo di consigliare una cosa: abbia più coraggio, sull’abolizione del reddito e anche su altri fronti. Troppo spesso si è avvertita una certa timidezza nel commentare il sacrosanto stop allo sperpero di soldi pubblici in questo sussidio. La direzione presa è quella giusta, si vada fino in fondo senza timori e senza rincorrere le piazze o il comprensibile malcontento di chi fino a ieri, a fine mese, disponeva di 700 euro senza sudare neanche una camicia.

Lorenzo Bertolazzi