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ULTIMA PREGHIERA DI FINE RAMADAN ALL’EX PALASHARP PRIMA DEL TRASFERIMENTO NELL’EX PARCHEGGIO DI TRENNO. RELIGIONE MUSULMANA COMUNITA' ISLAM PRATICA ISLAMICA MUSULMANI

Nel cuore dell’Inghilterra, un video recentemente emerso ha scosso la comunità di Birmingham e ha acceso nuovamente i riflettori, su interrogativi e preoccupazioni riguardo alla posizione delle donne nell’Islam. L’Imam, durante la ṣalāt (preghiera) nella moschea, ha affrontato il controverso argomento della lapidazione delle donne nel contesto religioso, gettando luce su una pratica che genera contrasto in tutto il mondo. L’Imam, noto per le sue posizioni radicali, è stato filmato mentre discuteva apertamente e difendeva la pratica della lapidazione come una semplice forma di punizione per il cosiddetto “reato di zina” (relazioni sessuali illecite) nelle comunità islamiche.

Il video, che ha rapidamente fatto il giro dei social media, ha scatenato un acceso dibattito all’interno della comunità islamica britannica e ha attirato l’attenzione dei media nazionali e internazionali. Mentre alcuni hanno difeso l’Imam sostenendo che stesse solo esprimendo le opinioni tradizionali dell’Islam, altri lo hanno condannato apertamente per promuovere una pratica crudele, disumana e contraria ai principi di giustizia di genere e ai diritti umani fondamentali.

La lapidazione è una forma di punizione prevista da alcune interpretazioni della legge islamica, la Sharia, per reati sessuali, inclusi l’adulterio e la fornicazione. Tuttavia, va notato che ci sono ampie variazioni nelle interpretazioni della Sharia stessa, da parte dei diversi gruppi e giurisprudenze islamiche, e molte comunità musulmane in tutto il mondo considerano questa pratica contraria ai valori fondamentali dell’Islam.

Le organizzazioni per i diritti umani si occupano da tempo di questo tema e ne hanno chiesto l’abolizione in tutti quei paesi in cui la lapidazione viene praticata. Nel Regno Unito, questa pratica è chiaramente illegale, e il dibattito attuale si concentra su quanto la promozione di tali prassi all’interno delle comunità islamiche britanniche, possa essere un rischio per il paese.

La reazione alla pubblicazione del video è stata rapida e diversificata. Molti leader religiosi musulmani hanno preso appunto le distanze dalle dichiarazioni dell’Imam di Birmingham, sottolineando con fermezza che la maggior parte delle comunità islamiche nel paese non sostiene la lapidazione come pratica legittima. Anche diverse organizzazioni e gruppi di donne musulmane hanno emesso dichiarazioni contro la lapidazione, affermando quanto sia importante la voce di chi ripudia l’islam radicale e di quanto questo non rappresenti tutta la popolazione islamica.

Tuttavia, alcuni sostenitori dell’Imam non lo sconfessano, ma anzi sottolineano che le sue parole riflettono fedelmente le tradizionali interpretazioni islamiche e che la comunità dovrebbe essere libera di esprimere opinioni religiose anche se controverse. Noi pensiamo senza dubbio che ogni individuo abbia il diritto di professare la propria fede, ma non quando questo mette a repentaglio la vita, la dignità e i diritti delle persone.

La questione sollevata dal video va ben oltre l’interpretazione delle leggi islamiche e riguarda i diritti delle donne, i valori di giustizia di genere e i diritti umani fondamentali. È importante riconoscere che la violenza di genere e l’oppressione delle donne sono problemi che persistono in molte parti del mondo e in diverse comunità religiose, tuttavia in molti paesi del medio oriente, in cui la legge islamica è in vigore, i numeri degli atti violenti nei confronti delle donne e di altre minoranze, hanno numeri significativi. La lapidazione delle donne, in particolare, è una pratica brutale e inaccettabile che va contrastata con fermezza ovunque si verifichi. Questi eventi mettono in evidenza la necessità di un impegno globale per promuovere i diritti e per combattere qualsiasi forma di violenza di genere.

È essenziale che le comunità, compresa la comunità musulmana, si impegnino attivamente a educare i propri membri sui valori di tolleranza, uguaglianza di genere e rispetto per i diritti umani.

Gli imam e i leader religiosi devono assumere un ruolo centrale nel promuovere queste idee all’interno delle loro comunità, sottolineando che la violenza e l’oppressione non sono in linea con gli insegnamenti autentici della loro fede.

Le gravi parole dell’Imam di Birmingham devono essere un monito alla necessità di promuovere l’uguaglianza di genere e il rispetto per i diritti umani in tutto il mondo, anche tra la popolazione mussulmana più radicale. Si sottolinea l’importanza dell’educazione, della giustizia e della cooperazione tra le comunità per prevenire simili eventi in futuro. La violenza è un tema che non si ferma in Medio Oriente, il nostro compito nel mondo globale è quello di promuovere una società basata sui valori fondamentali di legalità, tolleranza e rispetto reciproco. Alla popolazione musulmana, quella che ancora non prende le distanze dall’estremismo radicale proposto da alcuni imam, rispondiamo con il corano “Ma non c’è perdono per coloro che fanno il male e che, quando si presenta loro la morte, gridano: «Adesso sono pentito!»”.

Nel cuore dell’Inghilterra, un video recentemente emerso ha scosso la comunità di Birmingham e ha acceso nuovamente i riflettori, su interrogativi e preoccupazioni riguardo alla posizione delle donne nell’Islam. L’Imam, durante la ṣalāt (preghiera) nella moschea, ha affrontato il controverso argomento della lapidazione delle donne nel contesto religioso, gettando luce su una pratica che genera contrasto in tutto il mondo. L’Imam, noto per le sue posizioni radicali, è stato filmato mentre discuteva apertamente e difendeva la pratica della lapidazione come una semplice forma di punizione per il cosiddetto “reato di zina” (relazioni sessuali illecite) nelle comunità islamiche.

Il video, che ha rapidamente fatto il giro dei social media, ha scatenato un acceso dibattito all’interno della comunità islamica britannica e ha attirato l’attenzione dei media nazionali e internazionali. Mentre alcuni hanno difeso l’Imam sostenendo che stesse solo esprimendo le opinioni tradizionali dell’Islam, altri lo hanno condannato apertamente per promuovere una pratica crudele, disumana e contraria ai principi di giustizia di genere e ai diritti umani fondamentali.

La lapidazione è una forma di punizione prevista da alcune interpretazioni della legge islamica, la Sharia, per reati sessuali, inclusi l’adulterio e la fornicazione. Tuttavia, va notato che ci sono ampie variazioni nelle interpretazioni della Sharia stessa, da parte dei diversi gruppi e giurisprudenze islamiche, e molte comunità musulmane in tutto il mondo considerano questa pratica contraria ai valori fondamentali dell’Islam.

Le organizzazioni per i diritti umani si occupano da tempo di questo tema e ne hanno chiesto l’abolizione in tutti quei paesi in cui la lapidazione viene praticata. Nel Regno Unito, questa pratica è chiaramente illegale, e il dibattito attuale si concentra su quanto la promozione di tali prassi all’interno delle comunità islamiche britanniche, possa essere un rischio per il paese.

La reazione alla pubblicazione del video è stata rapida e diversificata. Molti leader religiosi musulmani hanno preso appunto le distanze dalle dichiarazioni dell’Imam di Birmingham, sottolineando con fermezza che la maggior parte delle comunità islamiche nel paese non sostiene la lapidazione come pratica legittima. Anche diverse organizzazioni e gruppi di donne musulmane hanno emesso dichiarazioni contro la lapidazione, affermando quanto sia importante la voce di chi ripudia l’islam radicale e di quanto questo non rappresenti tutta la popolazione islamica.

Tuttavia, alcuni sostenitori dell’Imam non lo sconfessano, ma anzi sottolineano che le sue parole riflettono fedelmente le tradizionali interpretazioni islamiche e che la comunità dovrebbe essere libera di esprimere opinioni religiose anche se controverse. Noi pensiamo senza dubbio che ogni individuo abbia il diritto di professare la propria fede, ma non quando questo mette a repentaglio la vita, la dignità e i diritti delle persone.

La questione sollevata dal video va ben oltre l’interpretazione delle leggi islamiche e riguarda i diritti delle donne, i valori di giustizia di genere e i diritti umani fondamentali. È importante riconoscere che la violenza di genere e l’oppressione delle donne sono problemi che persistono in molte parti del mondo e in diverse comunità religiose, tuttavia in molti paesi del medio oriente, in cui la legge islamica è in vigore, i numeri degli atti violenti nei confronti delle donne e di altre minoranze, hanno numeri significativi. La lapidazione delle donne, in particolare, è una pratica brutale e inaccettabile che va contrastata con fermezza ovunque si verifichi. Questi eventi mettono in evidenza la necessità di un impegno globale per promuovere i diritti e per combattere qualsiasi forma di violenza di genere.

È essenziale che le comunità, compresa la comunità musulmana, si impegnino attivamente a educare i propri membri sui valori di tolleranza, uguaglianza di genere e rispetto per i diritti umani.

Gli imam e i leader religiosi devono assumere un ruolo centrale nel promuovere queste idee all’interno delle loro comunità, sottolineando che la violenza e l’oppressione non sono in linea con gli insegnamenti autentici della loro fede.

Le gravi parole dell’Imam di Birmingham devono essere un monito alla necessità di promuovere l’uguaglianza di genere e il rispetto per i diritti umani in tutto il mondo, anche tra la popolazione mussulmana più radicale. Si sottolinea l’importanza dell’educazione, della giustizia e della cooperazione tra le comunità per prevenire simili eventi in futuro. La violenza è un tema che non si ferma in Medio Oriente, il nostro compito nel mondo globale è quello di promuovere una società basata sui valori fondamentali di legalità, tolleranza e rispetto reciproco. Alla popolazione musulmana, quella che ancora non prende le distanze dall’estremismo radicale proposto da alcuni imam, rispondiamo con il corano “Ma non c’è perdono per coloro che fanno il male e che, quando si presenta loro la morte, gridano: «Adesso sono pentito!»”.