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BRUONO VESPA GIORNALISTA SULLO SCHERMO GIORGIA MELONI ED ELLY SCHLEIN

Che l’opposizione attacchi il governo in un paese democratico è normale, o almeno dovrebbe esserlo se l’opposizione incarnasse l’alternativa al governo, ma non è il caso dell’opposizione nel nostro paese. Del resto dopo dieci anni di governo – rigorosamente senza vincere le elezioni – la sinistra tenta di celare i danni arrecati al nostro paese, e di cui oggi paghiamo le conseguenze. Primo su tutti il dramma della sicurezza, tema che la sinistra ha nel corso del tempo o negato, o sminuito, e che oggi brandisce a livello locale come arma d’opposizione, rasentando il ridicolo. 

Secondo il tema dell’immigrazione, interpretato per più di un decennio nel segno dell’inclusione e della vulgata multiculturalista, con anatemi sempre pronti per chi osasse contestarla, e oggi riscoperto come dramma dai sindaci PD che fino a dieci mesi fa tenevano la narrazione ufficiale negando o marginalizzando il problema. 

Tutto questo perché ad oggi a sinistra non hanno uno straccio di idea per il paese, e l’effetto Schlein più che un raggio di sole si è manifestato come l’eclissi definitiva di ogni ambizione politica di un partito che non ha mai trovato se stesso. I mugugni nelle stanze un tempo insonorizzate del Nazareno si sono fatti più fitti e continui, e le nuove posizioni della segretaria sempre più genuflessa al grillismo barricadiero di “Monsieur de la Pochette” non fanno di certo ben sperare. 

Quella che doveva essere l’estate militante di Elly, si è rivelata una lunga sofferenza per un Pd totalmente assente da ogni dibattito politico – sono tutti avvenuti a destra – e l’ariete del “salario minimo” si è dimostrato un cavallo di Troia con il marchio del CNEL, una trovata istituzionalmente geniale del Presidente del Consiglio. 

Ormai provata dal segno del fallimento impresso già sulla propria segreteria e su quella che fu la strategia del “campo largo”, Elly e i suoi “ compagni” un tantino sardinizzanti hanno rimesso in circolo le imbarazzanti accuse contro la Premier, rea di “tenere le donne ai margini”, roba ai limiti dell’imbarazzante.

Il primo Presidente del Consiglio donna che incarna il riscatto femminile, il successo e che ha da sola conquistato quella pozione non può essere attaccata su un tema che costituisce l’essenza stessa del suo essere la prima donna Premier. Persino Matteo Renzi durante l’intervento in Senato durante il primo voto di fiducia consigliò – diretto allora alla Serracchiani – al Pd di lasciar perdere l’avvio della polemica su simili “corbellerie”. Ma la sinistra quando va in difficoltà – ultimamente sempre – finisce con il rispolverare sempre e comunque le stesse battaglie politiche, con i toni di sempre, e allora ecco ritornare di moda gli spauracchi di sempre. 

Se la sinistra fosse matura, se i suoi leader fossero maturi, oggi riconoscerebbero l’unicità di Giorgia Meloni, ammettendo davanti alla loro platea che mentre loro erano impegnati ad immaginare la storia, la destra la faceva eleggendo il primo Presidente del Consiglio donna. Invece, nel frattempo la sinistra eleggeva il primo segretario donna, per inciso perdente nel voto tra gli iscritti al Pd.