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PAOLO GENTILONI COMMISSARIO EUROPEO

La riposta data da Paolo Gentiloni per “smorzare” la polemica come sottolineano molti quotidiani è peggiore dei suoi silenzi precedenti, quelli che hanno irritato il governo italiano, e hanno portato in sequenza alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio e dei due Vicepresidenti.

Lo stesso Gentiloni si è detto non intenzionato a rispondere, perché entrare in polemica danneggerebbe l’Italia, ma come? Se il Presidente del Consiglio solleva una questione di interesse nazionale e richiama l’attenzione del Commissario europeo italiano in che modo potrebbe danneggiare il paese? Ma sopratutto da quando sollevare un tema, difendere l’interesse del proprio paese costituisce “polemica”? Tutte domanda alle quali Gentiloni non risponderà, perché appunto parlare significa polemizzare e prendere posizioni “scomode” per chi a quanto pare invece di difendere l’interesse del paese che lo esprime fa “L’europeo”.

E’ un vecchio vizio a sinistra quello di fare gli europei, prima di fare gli italiani, un vizio tutto nostrano, perché oltre confine tutti badano ai loro affari e guai se qualcuno prova ad opporsi. Ovviamente le parole di Gentiloni sono state subito galvanizzate dal tono ossequioso di una certa stampa, che non perde occasione per mitizzare ogni rappresentate della sinistra che ricopra incarichi oltre confine. Che poi quello di Gentiloni fu un “promoveatur ut moveatur “ in salsa Nazareno. L’ex Premier da Commissario europeo è stato in questi anni totalmente invisibile, spodestato da molte deleghe proprie del suo predecessore Moscovici – quello che Waldestain chiosò con un secco “nomen omen” – e questo la dice già lunga sul suo ruolo e sulla sua rilevanza concreta.

Ma tacere su dossier importanti che riguardano l’Italia e passare anche come una figura di garanzia è oltremodo eccessivo. Per parafrasare una celebre espressione di Luigi Luzzatti dedicata a Sonnino e Orlando, anche Gentiloni ha scelto di tacere in tutte le lingue che sa.

Non ci sono dubbi che la nostra politica è assai complessa, che gli ingessati equilibri delle dinamiche europee richiedano capacità diplomatiche, ma qui parliamo di un ex Presidente del Consiglio, una figura che ha la possibilità e il dovere di alzare la voce, di farlo se necessario pubblicamente, e di fare asse con il governo del paese che lo esprime qualunque esso sia.

Pare piuttosto che l’avvicinarsi delle elezioni europee e sopratutto con l’avanzata conservatrice che si fa più fitta dopo la virata a destra dei popolari, dalle parti del PSE inizino le manovre per indebolire Giorgia Meloni che guida i conservatori alla trattativa con i popolari di Weber, questo lo si era capito da tempo, come sempre speriamo di sbagliarci, ma accade di rado.