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Il bordo del deserto, in arabo “Sahil”, meglio conosciuto con il termine Sahel, è quell’area dell’Africa subsahariana che comprende Gambia, Senegal, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Algeria, Niger, Nigeria, Camerun, Ciad, Sudan, Sudan del Sud ed Eritrea; e si estende dall’Oceano Atlantico fino al Corno d’Africa.

Il territorio del Sahel è prevalentemente desertico ma ricco di risorse e minerali, in particolare petrolio, diamanti, uranio, bauxite, gas e oro.

Il Sahel è una zona dove sono in corso conflitti tribali, religiosi e politici; inoltre dal 2001 si è verificato un incremento delle cellule terroristiche legate al fondamentalismo islamico.

Anche l’Europa è presente nel Sahel con progetti di natura economica, sociale, politica e militare, che hanno avuto inizio nel 2012, con i primi segnali di instabilità provenienti dal Mali, quando alcuni soldati guidati da Amadou Sanogo presero il potere, deponendo l’allora presidente Amadou Toumani Touré.

Le giunte militari successive e i governi che si sono succeduti dopo svariati periodi di transizione non hanno espresso da subito una retorica e una politica anti-occidentale, al contrario, considerando la presenza sempre più numerosa dei gruppi islamisti nell’area, avviarono una collaborazione con Parigi per eliminare il terrorismo islamico nel Sahel, con le successive operazioni Serval e Barkhane.

Nonostante la presenza francese però i gruppi terroristici legati ad Al Qaeda e all’ISIS hanno trovato terreno fertile nelle zone rurali e periferiche, potendo così reclutare nuovi miliziani e minacciando ulteriormente la stabilità dei governi degli Stati subsahariani, compromettendo quindi l’interesse primario dell’Europa legato alla stabilizzazione politica in funzione di controllo dei confini e gestione della migrazione.

Anche l’Italia perciò osserva con attenzione quanto sta accadendo nel Sahel, il costante aumento di diversi gruppi armati, le attività di contrabbando e la migrazione irregolare verso l’Europa, sono temi di particolare interesse e attualità per le istituzioni italiane.

Non solo l’Europa e gruppi terroristici

In seguito all’offensiva militare russa in Ucraina, l’Unione Europea cerca nel Sahel una soluzione per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia.

A sua volta la Russia, sfruttando l’instabilità del Sahel, che attualmente coincide con la riduzione dell’influenza e presenza francese, ottiene l’accesso ai depositi di risorse naturali.

Inoltre, dal Sahel si possono gestire e indirizzare gran parte dei flussi migratori diretti verso l’Europa, che in questo contesto, possono danneggiare le politiche interne dei paesi ritenuti ostili dal Cremlino.

Il gruppo Wagner, diventato celebre con l’invasione russa dell’Ucraina è presente in Africa almeno dal 2017, con le prime azioni svolte in Sudan. In questi anni il gruppo di mercenari legato a Mosca, oltre ad aver incoraggiato almeno sette colpi di Stato tra il 2020 e il 2023, ha siglato diversi accordi di cooperazione militare in particolare con Mali, Burkina Faso e Niger, che prevedono l’invio di un numero imprecisato di armamenti, soldati e addestratori del Gruppo Wagner, ottenendo in cambio la gestione di molte risorse naturali presenti nell’area del Sahel.

Anche Cina e Turchia sono attive in Africa subsahariana; il Dragone con il desiderio di completare la rotta afroasiatica, con prima fermata Pechino e con capolinea nell’Atlantico, quindi favorendo lo sviluppo di infrastrutture commerciali ed energetiche; la Turchia invece erogando servizi attinenti alla sicurezza, spazianti dall’antiterrorismo all’intelligence, analoghi a quelli forniti dal gruppo Wagner, ha potuto costruire a prezzi piuttosto bassi pozzi e sistemi di depurazione dell’acqua, moschee e maxi-cantieri per l’estrazione dei minerali.


La crescente propaganda antioccidentale

Il peggioramento delle condizioni di sicurezza ha trasmesso ai cittadini dei paesi del Sahel, una graduale percezione negativa nei confronti della presenza francese, giudicando il servizio di antiterrorismo svolto dall’Eliseo un pretesto per perseguire le proprie velleità imperialistiche.

Sfruttando questo malcontento, la Russia attraverso una propaganda mirata ed efficace ha continuato a enfatizzare il ruolo determinante giocato dall’Unione Sovietica nelle lotte di liberazione dei popoli africani dal colonialismo dei paesi europei, questione ancora aperta nell’immaginario collettivo locale, riuscendo così a ottenere una buona reputazione.

Il recente colpo di Stato in Niger ha rappresentato quindi soltanto l’ultimo degli episodi da ricollegare alla profonda insofferenza nei confronti dell’ex madrepatria coloniale, ossia la Francia e della crescente influenza russa nel territorio, in quanto al momento dell’insediamento della giunta militare nigerina, le bandiere francesi venivano bruciate e intanto erano sventolati i vessilli russi e del gruppo Wagner.

Cronologicamente il Gabon è l’ultimo paese africano ad aver subito un colpo di Stato. Il presidente Ali Bongo, esponente dell’omonima dinastia che governa da 56 anni, è stato detronizzato dall’intervento dei militari, capitanati da Brice Clotaire Oligui Nguema. Rispetto al Niger però l’azione dei militari non sembra avere una connotazione antioccidentale, piuttosto risulta essere un regolamento di conti interno facilitato dal malcontento popolare e dalla presenza di una radicata e diffusa corruzione.

Considerando quindi la fragilità politica del Sahel, la presenza turca e cinese e le forti ingerenze russe, dopo decenni di fallimenti è doveroso per l’Occidente individuare una strategia condivisa che possa finalmente donare stabilità istituzionale a questo territorio e soprattutto benessere per i suoi abitanti.