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UMBERTO II IL RE DEGLI ITALIANI

Nasceva il 15 settembre del 1904 Umberto di Savoia, quarto e ultimo Re d’Italia. Per l’Italia, ormai repubblicana da quasi 80 anni, è giunto il momento di fare un’analisi lucida e priva di qualsiasi pregiudizio ideologico sul “Re di Maggio” Umberto II.

Rimasto nell’ombra negli anni del regime a causa della diffidenza di Mussolini; fortemente antitedesco e antinazista, come la moglie Maria Josè, non condivise l’avvicinamento del Regno d’Italia alla Germania di Hitler tanto da spingerlo a tentare un golpe che avrebbe dovuto riavvicinare l’Italia alle democrazie occidentali. Le scarse simpatie verso la Germania non erano dettate unicamente da ragioni storiche, ma anche e soprattutto da questioni politiche e culturali: il principe Umberto contrariamente alla tradizione familiare era un cattolico, e ai tempi Pio XI condannò il nazismo con l’enciclica Mit brennender Sorge, e aveva una formazione politica liberal-conservatrice che lo portava ad osteggiare determinate derive ideologiche.

La sua figura acquisì centralità all’indomani della caduta del fascismo, quando il principe ereditario contestò la linea intrapresa dal padre Vittorio Emanuele e dal governo Badoglio; in seguito all’armistizio chiese di essere messo al comando delle forze italiane e difendere Roma dai tedeschi per riscattare il nome dell’Italia, ma, da militare, dovette uniformarsi agli ordini arrivati dall’alto. Nell’aprile del 1944, Umberto divenne Luogotenente del Regno, esercitando dal Quirinale le prerogative del sovrano, e si conquistò la fiducia degli Alleati perché volle collocare il Regno d’Italia su posizioni filoccidentali, nonostante le spinte filosovietiche provenienti dalle sinistre. Fu un capo di stato illuminato e lungimirante: concesse maggiori autonomie alla Sicilia, riconobbe il voto alle donne e abolì la pena di morte, e ricevette diversi attestati di stima da parte di Winston Churchill, favorevole ad una monarchia costituzionale nell’Italia del dopoguerra guidata da Umberto. Durante un suo viaggio in Italia nell’aprile del 1944, il Primo Ministro britannico incontrò il Luogotenente e di lui disse: “La sua potente e attraente personalità, la sua padronanza dell’intera situazione, e militare e politica, erano davvero motivo di conforto e io ne trassi un senso di fiducia più vivo di quello provato durante i colloqui con gli uomini politici”.

Durante la campagna d’Italia prese parte a non poche azioni militari, durante le quali si distinse per eroismo e capacità di comando, nonostante le opposizioni dei comandi militari che, per preservarne l’incolumità, tentarono senza successo di tenerlo lontano dalla linea del fronte. Alla vigilia della battaglia di Montelungo, nel dicembre del 1943, volò al fianco di un pilota americano in ricognizione aerea e portò al termine la missione nonostante i colpi della contraerea tedesca. Per le sue azioni il generale americano Walker lo candidò per la Silver Star, la terza più alta decorazione militare al valore in combattimento delle Forze Armate degli Stati Uniti, che non ricevette a causa dell’opposizione della Casa Bianca per ragioni di opportunità politica.
Il 9 maggio del 1946, nel tentativo di salvare il trono, Vittorio Emanuele III abdicò in suo favore.

Umberto II, in quel mese di Regno, girò l’intera penisola in un vero e proprio giro elettorale in vista del Referendum istituzionale del 2 giugno: “Io ritengo la monarchia costituzionale la più indicata a venire incontro a quelle esigenze equilibratrici necessarie per un vero e continuo progresso del popolo. Solo un’autorità al di sopra del potere esecutivo può pensare di evitare pericolosi slittamenti incanalandoli ad esaurirsi nel quadro del gioco parlamentare” disse durante la campagna elettorale. Fu una campagna elettorale molto aspra, a causa delle violenze e delle intimidazioni delle sinistre che, a più riprese, minacciarono l’insurrezione qualora la Monarchia avesse vinto, con il segretario socialista Pietro Nenni che pronunciò la frase “O la repubblica o il caos” e il futuro presidente della repubblica Sandro Pertini che non ebbe difficoltà a chiedere la fucilazione di Umberto II. A queste parole Umberto non rispose, mantenne un atteggiamento istituzionale e composto e, con piena dignità, all’indomani della sconfitta della Monarchia, tra mille controversie e accuse di brogli, scelse di fare un passo indietro in nome dell’interesse dell’Italia che non poteva permettersi ulteriori bagni di sangue.

Si ritirò a Cascais, in Portogallo, con l’intenzione di tornare in Patria quando gli animi si sarebbero calmati, ma subì l’umiliazione dell’esilio, a causa della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica, pagando per colpe non sue e non facendo mai più ritorno nella sua amata Italia. Un esilio che non terminò neanche quando, in punto di morte, l’ex Re espresse il desiderio di passare i suoi ultimi giorni in Italia.
A prescindere dalle opinioni politiche, rimane il ricordo di un uomo onesto che affrontò momenti difficili e profonde ingiustizie con coraggio e dignità. Le parole che pronunciò quando lasciò l’Italia sono ancora oggi un testamento politico. “Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d’Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani. Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli. Viva l’Italia!”