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Abbiamo raggiunto Omar Viganò, autore del libro “Il genocidio armeno, una storia lunga un secolo”, edito da Historica e GiubileiRegnani, per discutere, partendo dai più recenti casi di cronaca, delle sofferenze del popolo armeno perpetrate prima dall’Impero Ottomano poi dall’esercito azero. Ora si sono verificate ventiquattro ore di scontri ad alta intensità, dopo i quarantaquattro giorni di combattimenti nel 2020, conclusi poi tramite l’intermediazione di Putin. Sarà ancora lui – a partire da oggi – a far parlare le due parti in campo. 

Torniamo a parlare, ahinoi, dottor Viganò, di nuovi scontri nella regione del Nagorno Karabakh. Tre anni fa Armenia e Azerbaijan si scontrarono per oltre un mese, ma, andando ancor più indietro,la prima crisi si verificò nel 1988. Perché ci trasciniamo questa questione così da lungo tempo?

Quando guardiamo al conflitto latente di quest’area, siamo di fronte a uno di quei classici conflitti novecenteschi nati a causa della caduta dei grandi imperi. In questo caso l’impero a cadere fu quello dell’Unione Sovietica. Questa caduta però non scatenò una guerra. Più semplicemente gli stati ex sovietici si costituirono in nazioni e il Nagorno Karabakh, che da Stalin fu ai tempi lasciato alla Repubblica sovietica azera, fu assegnato all’Azerbaijan, sebbene la maggioranza della popolazione sia di etnia armena. 

Quindi tutto nasce dalle spartizioni che hanno seguito la caduta dell’URSS?

Nel 1988 abbiamo la prima crisi quando nel Consiglio del Nagorno Karabakh i deputati armeni chiesero l’annessione della regione all’Armenia. Caduta l’URSS, il Nagorno Karabakh si autoproclamòindipendente ma l’Azerbaijan non lo accettò, così nel ’92 si scatenarono gli scontri, causando 25/35 mila morti. L’accordo del ’94, firmato principalmente sotto gli occhi russi e turchi, era un mero congelamento del conflitto. E così più volte negli anni si è riacceso il conflitto, per ultimo nel 2020 – quando l’Armenia ha perso i territori conquistati nel ’94 – e poi più recentemente pochi giorni fa. 

Ci sta dicendo che non è sorpreso di quello che è successo in questi giorni…

Esattamente.

Non siamo però davanti solo a scontri armati, c’è di mezzo anche una crisi umanitaria. Quanto è determinante per gli scontri avvenuti in queste ultime ventiquattro/quarantotto ore?

Si, nel dicembre 2022 l’Azerbaijan ha chiuso la striscia di terra che collega il Nagorno Karabakh – che per gli armeni è una loro exclave in territorio azero – all’Armenia, quindi questa regione è rimasta isolata, in particolare dai rifornimenti d’acqua. Anche per questo non possiamo pensare che la ripresa del conflitto fosse un’idea remota… 

Concentriamoci sul suo libro “Il genocidio armeno, una storia lunga un secolo” (Ed. Historica/GiubileiRegnani). Lì racconta gli eventi storico-politici del cosiddetto “dopo Metz Yeghern”. Innanzitutto, cosa significa Metz Yeghern e perché questa scelta

Si è trattato di un’eliminazione della popolazione armena dai territori anatolici per mano dell’impero ottomano (1915-1916). In questi due anni – con la scusa che le regioni anatoliche abitate dagli armeni fossero quelle più vicine alla Russia zarista e che gli armeni fossero dei collaborazionisti coi russi – furono deportate queste popolazioni armene verso l’interno. 

Non tutti considerano un genocidio quello che l’Impero Ottomano ha riservato secoli fa per la popolazione armena. Per lei, invece, genocidio fu. Perché? 

Parlo apertamente di genocidio anche perché ormai gran parte degli storici ritengono si sia trattato di un genocidio. È importante però sottolineare che per parlare di genocidio – e non di sterminio – vi deve essere la volontà di eliminare una comunità in quanto tale. Non conta, quindi, il numero di vittime, ma le intenzioni e le modalità dell’azione. Infatti, genocidio non implica la morte di un minimo numero di persone… se dietro vi è la volontà di annichilire un popolo, allora siamo di fronte a un genocidio. E quello che hanno subito le popolazioni armene, è un genocidio.

Adesso, però, le due nazioni si siederanno ad un tavolo. Putin ha già fatto dialogare i due paesi nel 2020 e ora sarà lui a fare da intermediario per silenziare i combattimenti di questi giorni. L’occidente si è completamente ritirato dalla disputa? Per quale motivo? 

La Russia gioca da sempre in quei luoghi un ruolo strategico. Èsempre stata la protettrice di quei popoli cristiani nel Caucaso. Però al contempo la protezione significava anche sottomissione di questi popoli: da una parte, grazie alla Russia, l’Armenia ha vissuto un periodo di sviluppo strutturale, dall’altra Putin e i suoi predecessori hanno cercato di annientare ogni tipo di istinto nazionalista armeno. 

E quindi perché l’Armenia non ha mai guardato ad occidente? 

Dobbiamo essere sinceri e dire che comunque l’Armenia ha cercatoaltri interlocutori. Penso all’Iran, dove vivono armeni e dove è diffuso l’astio nei confronti dei turchi. Poi, la crisi ucraina ha spostato tante truppe russe dal territorio armeno a quelli ucraini, quindi l’Armenia ha avviato importanti dialoghi con gli Stati Uniti (Nancy Pelosi si è recata in visita in Armenia nel settembre dell’anno scorso). Dirò di più: pochi giorni fa ha preso vita la prima esercitazione militare congiunta tra forze armene e forze americane. Nonostante tutto ciò, l’influenza russarimane e questo non è dettato solo da motivi storici, ma anche perché in Armenia c’è una base miliare russa e nel Nagorno Karabakh sono presenti truppe di peacekeeping russe.

Non hai mai citato, però, l’Unione Europea… perché? 

Molto semplice: l’Unione Europea non ha una politica comune, si muove in maniera sparpagliata quindi non ha alcun ruolo in questa disputa. Solo la Francia è il paese che più si è mosso – tramite dichiarazioni e richieste di cessate il fuoco – alla ricerca della pace. Questo perché Francia e Armenia hanno legami storici molto forti, soprattutto a partire dalla diaspora che ha condotto tanti armeni a trasferirsi in Francia. Non possiamo sottovalutare il tema dell’approvvigionamento energetico: noi stessi abbiamo aumentato le importazioni dall’Azerbaijan. 

C’è una speranza in tutto ciò… vero?!

In questa situazione è difficile… però, non è tutto negativo. Azzardo un’ipotesi: negli ultimi anni si è assistito ad un avvicinamento tra Armenia e Azerbaijan, cominciato con una nuova relazione che negli anni si è creata tra il primo ministro armeno Pashinyan ed Erdogan. Lo stesso Pashinyan ha assistito alla cerimonia di investitura in seguito del Sultano all’elezioni tenutesi il maggio scorso. In quell’occasione non solo era presente il Primo Ministro armeno, bensì anche Aliyev, il Presidente azero. È la prima volta che un rappresentante armeno assiste alla cerimonia di proclamazione del capo di Stato turco… il dialogo, quindi, è possibile. L’Europa può solo che promuoverlo.