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SEDUTA DEL CSM PER L’ELEZIONE DEL NUOVO VICE PRESIDENTE CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA PLENUM

Il Tribunale di Catania ha accolto il ricorso di quattro migranti tunisini, sbarcati a metà Settembre a Lampedusa e poi portati nel nuovo centro di Pozzallo, definendo il decreto del governo ”illegittimo ed incompatibile con le norme Ue”. I quattro migranti erano stati trattenuti dal Questore della provincia di Ragusa, che il 28 Settembre ne aveva disposto il trattenimento.

Ad emettere la sentenza è la giudice Iolanda Apostolico, che mette in discussione il trattenimento dei richiedenti asilo provenienti dai Paesi sicuri e la relativa cauzione di cinquemila euro per rimanere in libertà, in quanto secondo lei illegittima ed in conflitto con la normativa dell’Unione Europea. Il Viminale ha annunciato che farà ricorso, il caso sarà quindi sottoposto ad un altro giudice per assicurare la fondatezza dei principi.

Il comportamento del magistrato è pericoloso e ci fa tornare con la memoria ai tempi dei governi Berlusconi, dove la sinistra in difficoltà – come adesso – era sostituita dall amagistratura nel ruolo di opposizione al governo. “È gravissimo il fatto che chi ha giudicato il caso abbia manifestato sui social, poi chiusi ad orologeria, convinzioni politiche contro Salvini e a favore delle politiche immigrazioniste delle ong”, ha detto Sara Kelany, responsabile immigrazione di FdI.

Il magistrato nel 2016 aveva condiviso un’altra petizione, dal titolo ‘’L’Europa apre le porte ai migranti e usi i finanziamenti per garantire viaggi ed aerei sicuri’’. In merito alla vicenda commenta il nostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dicendosi “basita di fronte alla sentenza del giudice di Catania che con motivazioni incredibili” si scaglia scontro i provvedimenti di un governo democraticamente eletto. “Non è la prima volta che accade e purtroppo non sarà l’ultima”, ha aggiunto, “ma continueremo a fare quello che va fatto per difendere la legalità e i confini dello Stato italiano. Senza paura”.

Deprecabile la sentenza del giudice che, di fatto, si oppone al lavoro del governo vanificandone gli sforzi in termini di credibilità estera. Questo accade quando certa magistratura in nome di un’ideologia sinistroide tendente alla ”furia immigrazionista” tenta di mettere i bastoni fra le ruote al governo, cercando di gettare ombre sul suo operato.