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Nel corso degli ultimi due anni, si è registrato un preoccupante aumento dei casi di giovani e giovanissimi che cercano soccorso per gravi problemi nella sfera della salute mentale, caratterizzati spesso da tentativi di suicidio e atti autolesivi. Questa emergenza sta mettendo in luce una profonda crisi nell’infanzia e nell’adolescenza, che va ben oltre gli effetti che molto spesso sono stati attribuiti al COVID-19. È una realtà di dolore, di sofferenza, di giovani che combattono una battaglia silenziosa contro l’ansia, la depressione, ma non solo, perchè la sofferenza ha molte forme.

Le cifre sono sconvolgenti. L’Unicef ci informa che oltre 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni in tutto il mondo è affetto da un problema di salute mentale diagnosticato. Questi giovani stanno lottando con demoni invisibili, e troppo spesso il loro dolore è sottovalutato o ignorato.

Il fenomeno è un allarme che cresce, riferendoci al nostro paese ad esempio, prendendo in prestito i dati dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, nel 2022, sono state effettuate ben 1.580 consulenze neuropsichiatriche nel pronto soccorso dell’ospedale, rispetto alle 155 del 2011. Questo significa che ogni giorno almeno quattro bambini o ragazzi richiedono assistenza d’emergenza per problemi di salute mentale.

L’identikit di questi giovani è sorprendente: in media hanno 15 anni, e nella stragrande maggioranza dei casi, il 90%, sono ragazze. Le principali problematiche riscontrate sono la depressione e i disturbi d’ansia, ma molti di questi giovani hanno delle sofferenze complesse che esitano in atti autolesivi o tentativi di suicidio. Nel 2022, i ricoveri per queste cause sono stati 544, con il 70% dei casi derivanti da ‘ideazione suicidaria’.

Questa crisi è trasversale e crescente, la sofferenza emotiva nei giovani colpisce famiglie provenienti da diverse realtà sociali ed economiche e sembra incrementarsi sempre di più. È cruciale affrontare questo problema ora!

Oggi in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, vogliamo sottolineare che, nonostante l’attenzione attuale, i giovani spesso non ricevono l’ascolto e le risposte adeguate alle loro sofferenze psicologiche. I pronto soccorso possono gestire l’emergenza, ma il problema persiste una volta che i giovani tornano a casa. L’assistenza sul territorio è spesso carente, e senza un progetto terapeutico adeguato, il rischio di recidive rimane alto.

Per affrontare questa crisi, è necessario potenziare i servizi di salute mentale, ma anche le comunità che i giovani vivono quotidianamente, su tutti la scuola, i luoghi di sport e ogni punto di aggregazione possibile, creando una vera e propria filiera di supporto per arginare il disagio che spinge i nostri ragazzi in queste condotte così drammatiche. Le misure adottate finora non sono sufficienti a fronteggiare la profonda sofferenza che molti minori stanno vivendo. È urgente mettere in campo soluzioni più ampie e a lungo termine per aiutare questi giovani a superare le sfide che affrontano e a costruire un futuro più sano e stabile.