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Un recente sondaggio condotto da YouTrend, evidenzia che il 53% degli italiani non si sente libero di
esprimere quello che pensa, quando vengono affrontati argomenti di attualità. Percentuale che aumenta del 10% tra gli elettori di centrodestra e che arriva al 61% tra le persone di età compresa tra i 18 e i 34 anni.

Numeri allarmanti, che sottolineano la crescente paura del giudizio altrui e dell’esporre le proprie
idee. In una società come la nostra dove l’esibizionismo è all’ordine del giorno, sembra sconveniente svelare di essere ideologicamente non allineati con il pensiero progressista. Il politicamente corretto che in teoria dovrebbe predicare e diffondere un estremo rispetto verso tutti, dimostra quindi di essere una tendenza che si rivela contradditoria e persino dannosa.

Non è infatti un caso che la maggior parte dei moderni censori, siano vicini a movimenti “liberal” (che di liberale hanno ben poco) e che fanno della diversità la loro identificazione. Movimenti che promuovono oltretutto la “cultura della cancellazione” che si rivela una nuova forma di iconoclastia presente sia online che nella vita reale, volta alla rimozione di un passato considerato scomodo, di un pensiero non più ritenuto attuale e infine all’estromissione del singolo dalle dinamiche sociali e professionali.

È sempre più frequente, soprattutto nel mondo anglosassone, il dibattito sullo studio dei classici greci e romani; ormai dipinti dagli estremisti “democratici” come maschilisti, schiavisti e suprematisti. Eppure furono proprio i greci i primi a teorizzare e mettere in pratica la libertà di parola, introducendo il concetto di “Parresia” ovvero la franchezza nell’esprimersi, potendo dire ciò che si ritiene giusto e veriterio.

Le fake news e la disinformazione non sono certamente nate con i social media, tuttavia la loro introduzione ha permesso un incremento della circolazione di contenuti falsi oppure fuorvianti. Motivazioni che però non sono sufficientemente valide per ostracizzare una persona oppure un movimento di idee, in quanto l’ostracismo promosso dal politicamente corretto è spesso frutto di un
pregiudizio e non di un confronto.

Le possibilità di confrontarsi seriamente infatti sono sempre meno, mentre aumentano i dibattiti online spesso peculiari per volgarità e mancanza di concretezza. Si può notare una diminuzione del dibattito costruttivo, che di conseguenza causa un impoverimento ideologico e un incremento del conformismo.

Ma, ricordiamoci che “se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono
nulla, o non vale nulla lui”, per concludere con una frase di un pensatore non certamente allineato.