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USA STATI UNITI D'AMERICA BANDIERA

Gli ultimi anni hanno visto un continuo e progressivo ripiegamento dell’Occidente su tutti i fronti in cui, dalla fine della guerra fredda fino alle guerre contro il terrorismo dei primi anni 2000, è stato direttamente o indirettamente coinvolto.

In seguito alla caduta del blocco comunista alla fine degli anni ’80 ci fu chi, con ostentato ottimismo, parlò di fine della storia davanti al fallimento del socialismo reale che fino a quel momento aveva rappresentato l’unica possibile alternativa al sistema occidentale e all’economia di mercato. Un sogno ambizioso trasformatosi in un terribile risveglio all’alba del terzo millennio, in seguito agli attentati dell’11 settembre del 2001 contro gli Stati Uniti d’America.

Dopo oltre vent’anni dagli avvenimenti che ci hanno terribilmente feriti, assistiamo ad una continua ritirata, ad un Occidente indebolito da problemi economici e politici, ma soprattutto in profonda crisi di identità. Una retrocessione iniziata negli anni ’10 del 2000 e accentuatasi recentemente con il ritiro occidentale dall’Afghanistan nel maggio del 2021, che ha mostrato al mondo il volto di un’America stanca, fiaccata e debole, incapace di difendere i suoi alleati e di portare a termine gli obiettivi prefissati. 

E visto che i vuoti, in fisica come in politica, si riempiono sempre, ad un ripiegamento occidentale è corrisposto un avanzamento orientale. Il Mondo Libero, da quel momento, è stato costretto a mettersi sulla difensiva. Nel febbraio del 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina, paese amico dell’Occidente e da tempo desideroso di entrare nella NATO, con un attacco unilaterale senza precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale. L’Europa si è ritrovata da un giorno all’altro con la guerra alle sue porte e una classe dirigente impreparata.

Contemporaneamente la Repubblica Popolare Cinese, che minaccia l’egemonia americana in campo economico, rivendica sempre di più la sua sovranità su Taiwan, dove alla fine della seconda guerra mondiale riparò il governo cinese in seguito alla rivoluzione di Mao nel continente, e programma di annettere l’isola entro il centenario della rivoluzione nel 2049. 

L’offensiva più potente e violente contro un’altra frontiera del Mondo Libero si è verificata nei giorni scorsi, con l’attacco da parte dei terroristi di Hamas allo Stato d’Israele. Un attacco senza precedenti, di inaudita violenza ed efferatezza, che ha visto una pioggia incessante di missili contro le principali città dello stato ebraico e lo sfondamento dei confini da parte dei fondamentalisti in territorio israeliano.

Per Israele, come ha ribadito il primo ministro Netanyahu, non si tratta più di affrontare delle missioni militari ma di combattere una vera e propria guerra, anche nel suo territorio, in cui è in gioco la sua stessa esistenza.

Il mondo si trova all’alba di un nuovo conflitto in Medio Oriente, molto probabilmente destinato a durare a lungo, con un concreto rischio di allargamento e dagli esiti particolarmente incerti. Si vedrà in questo frangente chi è dalla parte di Israele, quindi della democrazia e della libertà, e chi invece no.