Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

SECURITY BARCAMP TREND MICRO SCENARI CYBERCRIMINALI CYBERSECURITY TECNOLOGIA SICUREZZA WEB AGGIORNAMENTO SOTWARE SOFTWARES HARDWARE HARDWARES SISTEMA SISTEMI PROGRAMMA PROGRAMMI HACKER HACKING DATO DATI DOWNLOAD

«Questa è una guerra contro lo Stato di Israele. Cittadini di Israele siamo in guerra, e non è solo un’operazione, è proprio una guerra. Questa mattina Hamas ha lanciato un attacco omicida a sorpresa contro lo Stato di Israele e i suoi cittadini. Siamo in questa situazione sin dalle prime ore del mattino. Ho convocato i capi dell’apparato di sicurezza, è attualmente in corso l’ordine di sgombero delle comunità in cui si sono infiltrati i terroristi, ci sarà una risposta al fuoco di una portata sconosciuta al nemico. Il nemico pagherà un prezzo senza precedenti […] siamo in guerra e la vinceremo.»

7 Ottobre 2023, il premier Benjamin Netanyahu pubblica un videomessaggio rivolto alla comunità di Israele ed internazionale in seguito al blitz missilistico a sorpresa subito da Hamas alle 6:30. Da Gaza la pioggia di razzi raggiunge le zone di Tel Aviv e Gerusalemme, la terra promessa, introducendo un nuovo sanguinoso capitolo del conflitto Israelo-Palestinese, che vede sin dalle prime ore del mattino coinvolti numerosi civili. Nonostante il Middle Est Media Resourch avesse anticipato che il “punto di ebollizione” di questa tensione sarebbe giunto proprio tra settembre e ottobre, i terroristi palestinesi colgono di sorpresa lo Stato ebraico, nel quale restano ostaggio anche alcuni italiani in pellegrinaggio, che contribuiscono all’internazionalizzazione della questione, condividendo sui social immagini e testimonianze della situazione in Medio Oriente.

Hamas, organizzazione islamista paramilitare palestinese, insediata da tempo lungo la Striscia di Gaza, rivendica i territori già occupati dagli israeliani. La responsabilità storica della tensione è rappresentazione emblematica della rinuncia a quel principio di autodeterminazione dei popoli di cui persino Wilson parlava, ma che vede dal 1948 ad oggi risolversi con disegni sulla cartina geografica calcati ancora a matita.

I media occidentali sono bombardati di notizie e immagini, mentre la politica occidentale si è schierata a sostegno delle azioni geopolitiche del popolo di Israele, impegnato proprio in queste ore nel contraccolpo. Ma è nel cyber spazio che la guerra utilizza armi diverse, e si mette la maschera.

La Cyberwar oggi si schiera dalla parte della Palestina. Anonymous, il collettivo hacker più potente al mondo, sposa la causa palestinese: era il 19 Novembre 2012 quando gli Hacktivisti si interessavano per la prima volta al conflitto, attaccando 700 siti istituzionali israeliani e facendo sparire il database del Ministero degli Esteri.

«L’attacco alla popolazione di Gaza, al popolo palestinese o a qualsiasi altro gruppo verrà considerato come una violazione degli obiettivi del collettivo Anonymous di proteggere i popoli del mondo. Israele, è nel tuo interesse cessare ogni ulteriore azione militare o le conseguenze peggioreranno di ora in ora. Questo è un messaggio di Anonymous Op Israele, Danger Hackers, Anonymous Special Operations e del Collettivo Anonymous di tutto il mondo.»

A poche ore dall’attacco di Hamas i gruppi hacker tornano a schierarsi e su Telegram promettono un nuovo olocausto informatico, che vede il sito del governo di Israele e di Jerusalem Post in crash. Le iniziative dei gruppi Killnet, Usersec, Anonymous Sudan, CyberAv3ngers sospendono i principali sistemi di allerta civile tramite un ingente quantità di traffico dati indesiderato. Questa guerra informatica è un attacco trasversale dei collettivi filo-russi all’interventismo NATO ed europeo che Israele continua a ricevere. In quest’ottica anche l’Italia, che da destra a sinistra non resta neutrale nei confronti della questione, entra nella blacklist degli attentatori informatici.

Ieri il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata alla Sinagoga di Roma a sostegno della popolazione ebraica presente sul territorio italiano. Nel frattempo, col tentativo di instaurare l’intervento della diplomazia, il nostro Comitato Nazionale per l’ordine e la sicurezza si riunisce per valutare i rischi della crisi in Medio Oriente.