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BENJAMIN NETANYAHU PREMIER

Hamas ha attaccato Israele durante la festività di Simchat Torah, coincidente con Shabbat e quindi con la fine della festività della durata di 8 giorni chiamata Sukkot. Un giorno non casuale, perché come ogni sabato e in occasione di ogni festa ebraica, è previsto un rallentamento delle attività in Israele, comprese quelle militari.

Inoltre, 50 anni e un giorno prima, il 6 ottobre 1973, iniziava la guerra dello Yom Kippur che nella fase iniziale vide le forze di difesa israeliane sorprese dagli attacchi congiunti dell’esercito egiziano e siriano.
Questa volta i miliziani di Hamas sono riusciti a superare la recinzione che divide Israele dalla Striscia di Gaza a bordo di automobili, motori e deltaplani, prendendo in ostaggio numerosi militari e civili e uccidendo centinaia di persone.

In contemporanea, venivano lanciati circa 5000 missili e altrettanti droni sulle principali città israeliane, per essere poi in larga parte intercettati dal celebre sistema antimissilistico “Iron Dome”, che ha permesso di evitare danni ancora più gravi.

Un attacco tuttavia senza precedenti, che per logistica e complessità, lascia ipotizzare una possibile regia iraniana; da anni infatti Teheran è impegnata in una guerra ibrida contro Israele e fin da subito ha dichiarato di sostenere “orgogliosamente la Palestina” escludendo però il suo coinvolgimento nelle operazioni, anche se negli ultimi mesi, si sono verificati diversi incontri in particolare in Libano, tra esponenti di Hamas e alcuni membri di Al Quds, ovvero le forze militari iraniane responsabili delle operazioni all’estero.

Lo scorso mese il direttore del Mossad David Barnea aveva lanciato un avvertimento nei confronti dei vertici iraniani, specificando che fortunatamente per Teheran “i suoi sforzi terroristici sono stati contrastati”; ma alla luce di quanto accaduto il 7 ottobre è opportuno interrogarsi sulla possibile sottovalutazione dell’intelligence israeliana riguardo la minaccia proveniente dai miliziani palestinesi.

L’assalto si è poi verificato in un momento in cui la crisi politica interna a Gerusalemme ha raggiunto livelli molto elevati: dallo scorso dicembre Benjamin Netanyahu guida un governo con posizioni conservatrici e radicali su vari temi, compreso il dossier Palestina. 

La discussa riforma della giustizia proposta dal Primo ministro, criticata anche da Biden, che ridimensionerebbe i poteri della Corte Suprema ha provocato svariate e prolungate proteste nelle piazze israeliane. Le questioni di politica interna hanno perciò occupato l’Esecutivo e l’opinione pubblica israeliana in maniera molto più marcata rispetto alle tematiche di sicurezza.

Nel corso di questi decenni i servizi segreti d’Israele, considerati fondamentali per garantire la sicurezza dello Stato e dei cittadini israeliani ed ebrei presenti in patria e nel mondo, hanno permesso allo Stato ebraico di guadagnare un indiscusso potere di deterrenza riconosciuto a livello internazionale.

L’organizzazione dell’intelligence israeliana è suddivisa principalmente in tre agenzie: Aman, il servizio centrale d’intelligence delle forze armate che si occupa in particolar modo di analisi per la politica di sicurezza e la pianificazione militare; lo Shin Bet i cui compiti riguardano la salvaguardia della sicurezza interna, controspionaggio e antiterrorism; infine, il Mossad, attivo nelle operazioni di spionaggio all’estero che hanno come scopo la raccolta di informazioni segrete.

In più il Mossad dispone di un’unità chiamata Kidon per compiere le azioni paramilitari e di sabotaggio.
Inoltre lo Stato israeliano ha a disposizione il Mista’arvim, ovvero una squadra di militari di élite addestrati per le operazioni sotto copertura al fine di catturare i terroristi islamici, raccogliere informazioni e recuperare gli ostaggi.

Ulteriori attività di intelligence, sono svolte anche dal Sayeret Matkal, forze speciali di difesa israeliane, particolarmente utilizzate nell’elaborazione di analisi operative in territorio ostile. Una rete di spionaggio e controspionaggio quindi piuttosto strutturata, altamente formata e ritenuta insuperabile.

Nelle ultime ore, il Times of Israel ha riportato le parole di un ufficiale dell’intelligence egiziana (poi smentite da Netanyahu) che ha dichiarato di aver riferito più volte alle autorità israeliane dell’imminenza di una possibile offensiva palestinese ma, a suo dire, i funzionari dello Stato ebraico avrebbero minimizzato la portata degli allarmi su Gaza poiché la loro attenzione era puntata sulla Cisgiordania.

Yaakov Amidror, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Israele ha apertamente parlato di un “grave fallimento” dei servizi di sicurezza israeliani ma da quello che emerge solo una ristretta parte dei vertici di Hamas era a conoscenza dell’operazione “Tempesta Al Aqsa”, che ha richiesto anni di pianificazione e svariati mesi di addestramenti condotti al di fuori della Palestina.

I miliziani hanno osservato i movimenti dei soldati israeliani, i turni delle guardie e individuato le falle dei sistemi di difesa tecnologici di Gerusalemme, presi di mira nelle ore precedenti all’attacco dagli hacker filopalestinesi.

Secondo quanto riportato da Charles David Freilich, ex consigliere per la sicurezza nazionale israeliana, l’intelligence era consapevole del possibile sviluppo di un conflitto significativo con Hamas almeno da un anno e mezzo, “poi hanno frainteso i segnali”. Fraintendimenti imperdonabili ma comprensibili a detta di Jake Williams, membro dell’Institute for Applied Network Security.

Williams ha sottolineato la complessità di elaborare e organizzare le informazioni che ottengono le varie agenzie di intelligence, in un contesto fragile e mutevole come quello israelo-palestinese al centro delle dinamiche internazionali che riguardano in primis l’Iran, gli Stati Uniti, Arabia Saudita e Russia.

Un’altra critica ricorrente negli ultimi giorni alla difesa israeliana è quella relativa la mancanza di truppe nell’area in cui sono penetrati i terroristi palestinesi, come ribadito dall’ex direttore dello Shin Bet, Jacob Perry, aggiungendo che l’impreparazione israeliana “sarà oggetto di indagine” non appena terminerà il conflitto e che la reazione di Israele avrà un raggio d’azione totale e violentissimo.

Mentre l’esercito israeliano sta conducendo l’operazione Swords of Iron contro Hamas lungo la striscia di Gaza, i servizi dello Stato ebraico accusati di inadempienza e biasimati per le presunte faide tra agenzie riconducibili a motivazioni politiche, sono alla ricerca di un riscatto e di una riabilitazione.

Tuttavia nel corso della loro storia, i servizi segreti israeliani hanno dimostrato di saper applicare minuziosamente e alla perfezione l’insegnamento di Sun Tzu, custodito all’interno dell’arte della guerra: “lascia che i tuoi piani siano oscuri e impenetrabili come la notte, e quando ti muovi, folgoranti come un fulmine” che racchiude il senso e la strategia fondamentale per compiere con efficacia l’attività di spionaggio.