Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

MATEUSZ MORAWIECKI PRIMO MINISTRO DELLA POLONIA GIORGIA MELONI

Nel marzo del 2023, ad Heidelberg, il Primo Ministro polacco Mateusz Morawiecki aveva illustrato i capisaldi ideologici della sua idea del “Vecchio Continente”, basata sulla netta e marcata distinzione tra Europa delle burocrazie ed Europa degli Stati-Nazione. Quello di Heidelberg, nel cuore della Germania, fu non a caso il primo vero tassello di una campagna elettorale che entra nel vivo ad una settima dal responso delle urne.

Nessun partito, nella travagliata storia politica polacca, è mai riuscito a rimanere al potere per più di tre mandati ma Prawo i Sprawiedliwość, in Italiano “Diritto e Giustizia” mira definitivamente ad iscriversi nell’assetto politico di una Polonia rinnovata e principale attore geopolitico dello scacchiere europeo orientale. Complice la vicinanza all’Ucraina in tempi di guerra, la Polonia è infatti diventata un fondamentale pilastro strategico per l’occidente atlantista tanto da convincere numerosi analisti a parlare di “Polonia Imperiale”.

In antitesi al nazionalismo eurorealista del partito dei gemelli Kaczyński vi è la rinnovata coalizione europeista, liberale e progressista dell’ex Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, leader di Piattaforma Civica e volto indiscusso di numerose proteste di piazza contro il governo. L’ultima, svoltasi a Varsavia mentre Diritto e Giustizia teneva il proprio Congresso interno, ha visto i due attori sfidarsi dialetticamente a distanza.

Tusk ha rivendicato la necessità di un riavvicinamento ai valori fondanti dell’Unione mentre i vertici nazionalisti del PIS hanno ribadito la spesso fallimentare linea politica dello stesso Tusk come Primo Ministro polacco, rinfacciando all’ex leader dei popolari europei una vicinanza al limite della sudditanza alla Germania e, ancor più grave, a Mosca.

Proprio la retorica anti-tedesca è tornata centrale nelle trame elettorali polacche, con Meloni a colloquio con Scholz a Granada mentre Morawiecki, lo storico alleato del Presidente del Consiglio italiano si dichiara certo che la Germania stia sostenendo Tusk verso la vittoria.

Nel frattempo, nella Varsavia degli aiuti all’Ucraina e del supporto militare a Kiev è cresciuta un’altra formazione di recente creazione: Konfederacja. Partito nazionalista legato all’eredità culturale di Roman Dmowski, si è distinto nei mesi del conflitto russo-ucraino come il principale attore in antitesi alle politiche pro-Kiev e di accoglienza, raggiungendo consensi vicini alle due cifre che hanno reso e rendono tutt’ora il partito del duo Bosak-Mentzen terza forza politica del Paese e possibile ago della bilancia.

A differenza del passato, sebbene Prawo i Sprawiedliwość sembri mantenere un vantaggio rassicurante nei sondaggi d’opinione, potrebbe comunque essere costretto a piegarsi al giogo delle alleanze.
Alleanze che potrebbero influenzare politicamente perfino gli esiti delle europee del 2024. Morawiecki e Tusk, nemici giurati e avversari perfettamente antitetici, potrebbero paradossalmente ritrovarsi nello stesso alveo conservatore del Parlamento Europeo, con le prove tecniche di alleanza tra popolari (EPP) e
Conservatori (ECR) che sembrano suscitare diffidenze solo in Spagna ed in Polonia.

Nel caso di non maggioranza assoluta, Kaczyński e Morawiecki potrebbero dover guardare alla rispettiva destra, rischiando uno stallo politico che potrebbe paralizzare il Paese in una fase geopoliticamente estremamente delicata. Fondamentale ricordare inoltre, che in caso di conferma dell’attuale esecutivo, la
Polonia a trazione nazionalista e l’Ungheria di Orban si alterneranno per un periodo di sei mesi ciascuna alla Presidenza del Consiglio Europeo.

La presidenza di Varsavia e Budapest costituirà un probabile banco di prova per il modello confederale e conservatore dell’Europa delle patrie. L’ultima parola spetta alle urne.