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JOINT STARS LA PIÙ IMPORTANTE ESERCITAZIONE DELLA DIFESA, GOMMONI, NAVE DA GUERRA MILITARE, MARE

In Israele è scoppiato il secondo conflitto a distanza di un anno dall’Ucraina. Entrambi sono scoppiati relativamente vicino casa nostra. Questo ci fa capire per i più assonati che la storia non è finita.

Il letargo geopolitico europeo dovrà terminare in fretta se non vogliamo rimanere travolti dalla storia. Questo perché prima l’Ucraina e adesso la Palestina hanno in comune uno scontro di valori e una motivazione geostrategica. Da una parte l’Occidente con l’impero americano come capostipite e dall’altra il resto del mondo.

Questa riflessione mi porta a fare un’analisi dove sicuramente da qui al 2025 ci sarà lo scoppio di un altro conflitto regionale che però dietro avrà una visione più macroscopica di un dualismo tra impero occidentale americano e il resto del mondo, ma non solo, la conquista del Mare Nostrum e qui viene fuori la motivazione geopolitica che pocanzi accennavo.

Infatti, il disimpegno degli Stati Uniti porta a rendere appetibile a molti il lago salato dove oggi passa il 10% del commercio mondiale e che ha fatto grandi tanti imperi del passato. Venendo a noi le tre possibili zone calde che ho individuato sono le seguenti: Serbia e Kosovo, Turchia e Grecia, Algeria e Marocco.

Partendo con la Serbia e Kosovo, la tensione riaccesa in queste ultime settimane è dovuta a una questione mai risolta. La guerra nei Balcani per molti sembra un qualcosa di lontano, ma alla fine sono passati poco solamente poco più di vent’anni dal termine definitivo degli scontri. La ferita è ancora calda, i ricordi delle bombe su Belgrado e una pace che non ha fatto contento nessuno. Inoltre, la Serbia oggi è fortemente influenzata da paesi come la Russia e la Turchia, quest’ultima in primis ha tutto l’interesse a destabilizzare il territorio europeo. Per due motivi: il primo perché un’Europa debole vuol dire maggior spazio di manovra nel Mediterraneo, in secondo luogo perché la Grecia avrebbe meno alleati che potrebbero correre in soccorso del paese ellenico. L’ultima crisi tra il 2021-2022 per le targhe delle auto è solo un esempio di come la situazione sia critica e molto pericolosa.

Il secondo possibile conflitto è quello tra Grecia e Turchia. In questo caso abbiamo il risorgimento dalle ceneri di un impero. Anche se quello turco odierno possiamo dire che a differenza di quello Ottomano è un impero blu, cioè che punta al mare, mentre gli Ottomani hanno sempre conquistato il mare da terra. La Turchia sta seguendo quello che la dottrina Davutoglu, ex primo ministro turco, chiamava pax mediterranea. Per raggiungerla, la conquista del territorio ellenico diventa fondamentale, ma c’è di più. La Turchia paese orgoglioso, ha ancora bene in mente la tragedia di Navarino. Sconfitta contro la Grecia nel 1826 con ripartizione dei territori a favore di quest’ultima. Come spesso accade tutto ciò che viene preso come un torto prima o poi, chi lo subisce cerca vendetta. Staremo a vedere.

Terzo ed ultima questione riguarda l’Algeria e il Marocco. Per i meno attenti alle questioni geopolitiche c’è da aprire una piccola parentesi. Dopo gli accordi di Abramo, Trump nel 2020 ha riconosciuto la zona del Sarah Occidentale al Marocco, per avvicinare quest’ultimo a Israele. Questo ovviamente ha provocato le ire di Algeri che è bene ricordare come il paese africano con il miglior esercito e con la miglior tecnologia militare. La zona è calda anche perché l’Algeria difficilmente riuscirà a digerire questo smacco. Però a differenza degli altri due casi visti prima per
l’Italia sarà molto difficile prendere posizione.

È bene ricordare i nostri rapporti che durano da anni con L’Algeria, soprattutto a livello
energetico, a partire con Mattei. Nel 1973 abbiamo realizzato l’accordo tra Eni e Algeria per il gasdotto Transmed. Quest’ultimo ci ha salvato da un possibile inverno scorso molto difficile per le famiglie italiane. Anche nel 2022 abbiamo siglato un nuovo accordo tra Eni e Algeria che va ulteriormente a stingere una interdipendenza tra i due paesi. Il rapporto strategico che abbiamo con l’ Algeria non possiamo trascurarlo anche perché vitale per il Bel Paese.

Qui sarà la nostra bravura come nazione che possiede una visione geostrategica realista a permetterci di uscirne al meglio. Proprio per questo sarà essenziale che il governo Meloni realizzi il prima possibile una carta con una visione chiara e a lungo termine sulla strategia geopolitica da seguire per il paese Italia con l’obiettivo di tracciare la rotta da qui ai prossimi 30 anni anche per i governi che verranno.