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BRUXELLES RICORDA LE VITTIME DELL'ATTENTATO DEL 22 MARZO 2016

È tornato il terrorismo islamico in Europa. Dopo la riapertura del conflitto tra Israele e Hamas, in gran parte del mondo arabo, ma anche in Europa e Oltreoceano, si è risvegliato il fondamentalismo, che ha colpito lunedì sera Bruxelles.

Non è la prima volta che il Belgio piange dei suoi concittadini a causa di un attentato di stampo islamico. Uno degli attacchi più noti è stato quello del 22 marzo 2016, quando tre attentatori suicidi hanno attaccato l’aeroporto di Zaventem e una stazione della metropolitana di Bruxelles. Questi attacchi hanno causato la morte di 32 persone e ferito centinaia di altre. Questa volta a morire sono due giovani svedesi, freddati a colpi di kalashnikov. Il presunto autore dell’attentato è un estremista islamico, probabilmente di origine tunisina, che risiede illegalmente in Belgio, ha affermato il primo ministro Alexander De Croo prima che fosse confermata la sua morte, ed era passato dall’Italia prima di raggiungere Bruxelles.

Bisogna, però, inevitabilmente chiedersi, quindi, perché Bruxelles è stata più volte al centro della furia islamista. “Il Belgio è ancor meno capace dei suoi vicini di offrire ai migranti un’identità nazionale credibile e chiara nella quale possano in qualche modo integrarsi: non esiste una vera “identità belga” che possa svolgere un ruolo vero e positivo”, questa è la spiegazione che da David Engels, già Professore belga di Storia romana all’Università di Bruxelles e tuttora professore di ricerca presso l’Instytut Zachodni a Pozna, Polonia. Forse, quindi, non siamo noi i retrogradi quando parliamo di identità… mantenere la propria identità serve per non dimenticare chi siamo e per far integrare chi viene da fuori.
Identità significa anche non permettere la trasformazione di interi quartieri in ghetti abitati solo da stranieri. Nel nostro paese, ahinoi, diverse realtà si stanno trasformando in tale maniera… e in questa pratica stiamo seguendo il Belgio. Infatti, alcuni quartieri belgi sono ormai in mano unicamente agli stranieri perché “erano precedenti regioni industriali che reclutavano lavoratori stranieri nel dopoguerra e, una volta trasformato il loro permesso di lavoro in cittadinanza permanente con diritto di trasferire anche la famiglia in Belgio, questi quartieri divennero il centro di veri e propri ghetti autoeletti”, sostiene il professore Engels, aggiungendo che “negli anni 2000 di fronte all’esplosione demografica musulmana, la portata di quanto accaduto ha spinto i nativi belgi a trasferirsi in altri quartieri”.

I nativi se ne vanno dai quartieri dove abitavano, che si trasformano in città arabe nel cuore dell’Europa. Nessuno ce l’ha con l’Islam o coi musulmani o, più in generale, con gli arabi… noi europei dobbiamo avercela, invece, esclusivamente con noi stessi, che siamo colpevoli di ciò che sta accadendo.