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Dopo la pandemia – nonostante l’Europa ne sia uscita in ginocchio – pensavamo che il mondo potesse tornare a essere quello di prima. Non avevamo, però, fatto i conti con la realtà, che brutalmente si presenta a ciel sereno e ci porta a capire che, forse, dovremmo terminare di imbambolarci con le utopie progressiste.

Ciò che emerge dalla situazione internazionale attuale è un quadro fosco e alquanto complicato. L’Unione Europea si è dimostrata ancora una volta come un attore-spettatore e non un attore-protagonista delle relazioni internazionali. Questo può essere un segnale per avviare una serie di riflessioni sia sugli obiettivi che l’Europa si è posta, come la crisi climatica e la crisi migratoria, ma anche per riaffermare quei valori che ci hanno contraddistinto.

La crisi migratoria negli ultimi decenni si è acuita in maniera profonda, e ancora non è stata trovata una soluzione la più condivisa possibile. La soluzione capeggiata di accoglienza diffusa non ha portato risultati se non quelli che sono sotto gli occhi di tutti, vale a dire il continuo attacco ai valori e ai costumi occidentali sfociati con le dichiarazioni di guerra da parte del terrorismo.

La prima risposta a questo fenomeno del governo Meloni è stata lungimirante e focalizzata nel lungo termine, e attendiamo il secondo passo, il cosiddetto Piano Mattei. Purtroppo la sua sfida non è ancora stata accolta dall’Unione Europea che si conferma ancora una volta cieca nei confronti di un fenomeno che è diventato di portata globale e che potrebbe diventare una vera minaccia per tutto il sistema nell’immediato futuro.

La crisi climatica invece porta con se tanta ideologia e poca realtà. Le decisioni approvate dalla Commissione europea sono solamente ideologiche e refratterie alle situazioni economiche, senza risolvere il problema alla fonte. La narrazione di questo fenomeno è diventata oramai faziosa e schiava dell’ideologia anti-occidentale e anti-uomo. Sarebbe giusto pensare e chiedersi se vogliamo un futuro di mera ideologia, un esempio può essere la dipendenza delle fonti rinnovabili, o se magari sia il caso di considerare l’utilizzo del nucleare e le bio tecnologie che potrebbero risultare determinanti nella risoluzione del problema.

Cosa ci rimane da fare allora? Forse uno dei primi passi è capire che l’ideologia ci sta mettendo di fronte a una sfida che non possiamo vincere, e comprendere come il mondo sia cambiato rispetto ad anni fa e che magari le soluzioni intraprese che si pensava potessero essere giuste debbono essere cambiate o aggiornate ad obiettivi più in linea con la situazione internazionale in cui ci troviamo oggi.