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Come tutti i fenomeni virali sul web, anche Greta Thunberg sembrava ormai scaricata nel non differenziato di quel trash a cui siamo sempre più frequentemente assoggettati. 

La ragazzina svedese dalle lunghe trecce non è più una bambina, non ha più 15 anni come quando nel 2018 lasciava la scuola per darsi alle sue attività pseudo-ambientaliste e spopolava con il Fridays For Future.

Oggi è lei in prima persona a rispondere delle sue dichiarazioni e delle sue azioni, con la giustizia, tra i colleghi e dinanzi alla pubblica opinione. Ma il Bla Bla Bla di Greta si è spinto troppo oltre per non poterne parlare, capiamo meglio.

Recentemente Greta e i suoi “gretini” sembrano nuovamente alla ricerca di riflettori, prima facendosi arrestare a Londra a seguito di una manifestazione sul petrolio (insomma, qui la vincono facile) e successivamente cavalcando l’onda degli ultimi fatti di cronaca sulla guerra in Medio Oriente, esprimendo solidarietà alle azioni di Gaza, così appoggiando lo squadrismo di Hamas. 

Ad umiliare e zittire la Thunberg questa volta è Shaked Shefy Cohen, eco-ambientalista israeliana e madre di un bimbo di quattro anni, che in questi giorni ha subito e continua a subire anche adesso il massacro islamico contro civili e intere famiglie israeliane nel Kibbutz. Questa donna che vive con l’orrore negli occhi, che ha visto case carbonizzate; corpi mutilati e ciucci sporchi di sangue, con le sue parole rimette subito al suo posto la collega fanatica ambientalista, invitandola a curare la sua cecità ed ignoranza e correre a vedere con i suoi occhi la situazione prima di parlare. 

Greta è anche la scrittrice del libro sul cambiamento climatico “La nostra casa è in fiamme” ed è stata candidata tre volte al Nobel per la Pace, un titolo e una candidatura che invecchiano male in seguito allo schieramento di morte e conflitto a cui oggi Gretina tiene a mettere bocca. 

La guerra in Medio Oriente non è iniziata ieri, nè il 7 Ottobre, sono passati 75 anni dall’insorgere del conflitto. È un tema estremamente serio ed ampiamente seguito e dibattuto con doveroso rispetto, come abbiamo fatto noi in rivista e così dovrebbe essere in generale.

È inglorioso vedere come da figure virali quali la Thunberg venga così strumentalizzato, ed abusato per interessi finanziari, ridotto a un tweet o un post con le fondamenta di un’argomentazione da bar, solo mandata in mondovisione sui social. C’è chi ha il potere ma non la responsabilità, o non vuole prendersela, ricevendo lo sdegno di una comunità intera.