Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Recep Tayyip Erdogan, President of the Republic of Turkey, addresses the general debate of the General Assembly

Le posizioni del governo turco tendenti a solidarizzare con gli ambienti del terrorismo islamico non sono una novità e di conseguenza non sorprende la posizione nettamente antitetica ad Israele assunta con le dichiarazioni di oggi in cui Recep Typp Erdogan ha dichiarato che le azioni di Hamas non sono classificabili come terrorismo bensì come azioni di resistenza. Non è un caso che la salita al potere dell’AKP e la fine del kemalismo abbia coinciso con il deterioramento dei rapporti diplomatici tra Israele e Turchia. 

La Turchia delaicizzata e riposizionatosi nel solco del neo ottomanesimo ha intrapreso una strada netta nei confronti del mondo musulmano e anche dei rapporti con l’occidente. Non dimentichiamo la posizione prima “ibrida” e poi connivente con l’ISIS durante gli anni d’oro dello Stato Islamico, nei quali la Turchia garantiva il passaggio delle cisterne di Petrolio – fonte allora di sostentamento dei tagliagole – per essere poi smerciato in piena sicurezza. Allora l’Europa e la NATO fecero orecchie da mercante, la prima temendo l’invasione di migranti in fuga dalla follia Islamista di daesh, il secondo per non perdere una pedina nel riemergere della guerra “fredda” sotto l’amministrazione Obama. 

Al riemergere della potenza, o ancor di più della “volontà di potenza” turca anche l’Italia non ha saputo reagire o ha evitato di reagire, lasciando nel decennio maledetto per la nostra politica estera 2011-2021 campo libero alla Turchia di realizzare le proprie mire espansionistiche prima nel Corno d’Africa e poi in Libia, ed ora ben oltre. Responsabilità di cui ancora oggi non siamo pienamente consapevoli, pensando che la politica estera dell’infinito meditare possa rimuovere i problemi. 

Adesso, però, con il riacutizzarsi delle tensioni in Medio Oriente torna a bussare alla nostra porta la questione turca, al netto della propaganda attraverso serie tv e film realizzate da Ankara, come questione geopolitica che riguarda primariamente il nostro paese, e ci pone ulteriormente sulla linea del sostegno ad Israele, non solo perché è giusto, ma anche perché è necessario. Per anni la retorica liberal ha sminuito, attaccato e demonizzato quanto detto e teorizzato dai neo-conservatori sulla “guerra di civiltà”, ed oggi questa è un’evidenza che non possiamo negare. Quando si suol dire “il tempo è galantuomo”. 

Arrivare a giustificare la follia jihadista nell’ottica di un’interpretazione politica della questione israelo-palestinese significa appoggiare la propaganda di Hamas, legittimando come lotta di liberazione ciò che è senza dubbio alcuno puro terrorismo. Ma se nell’ottica strategica e religiosa di Erdogan tutto ciò non sorprende, diversa percezione hanno invece le parole di Gutierrez. 

Quanto detto oggi dal Segretario Generale dell’ONU Gutierrez dimostra quanto l’ideologia possa nuocere all’acuta e realistica disamina della situazione in atto. Confondere la guerra, e anche – dispiace dirlo – gli eventuali effetti collaterali, con la cieca ricerca del massacro a sangue freddo di civili per odio significa indirettamente prestare il fianco alla retorica dei Terroristi. In un giorno solo Gutierrez ci ha fatto rimpiangere Kofi Annan e Ban Ki-moon, e allo stesso tempo ci ha ricordato l’antipatia o meglio l’odio che un certo mondo – sinistro – provoca per Israele, l’unico paese che nei Kibbutz il socialismo lo ha realizzato.