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IL PRESEPE E L'ALBERO DI NATALE A PIAZZA SAN PIETRO

Si sa che il Natale è tema spinoso… Si sa che qualcuno potrebbe offendersi a vivere il Natale… E chi non è cattolico, si sa che percepisce una forte discriminazione nei suoi confronti durante il periodo natalizio… Ecco, per noi queste considerazioni qui sopra sono scemenze allo stato puro, mentre per l’Istituto universitario europeo di Fiesole è tutto vero!

Già nel 2021 le linee guida per la comunicazione dell’Unione Europa – come riportò il nostro Presidente Giubilei su Il Giornale – prevedevano di eliminare la parola “Natale” (e suoi derivati, come “natalizio”) perchè “dobbiamo sempre offrire una comunicazione inclusiva”, sosteneva Helena Dalli, il Commissario per l’uguaglianza. Questa volta è invece la città di Firenze a macchiarsi di una vicenda che, come sempre nel nome dell’inclusione e del rispetto di tutto e tutti, colpisce le tradizioni europee, italiane, e tutta la nostra storia religiosa-culturale del nostro continente.

Ieri l’Agenzia Sir, molto vicina alla Conferenza episcopale italiana, ha rilanciato la notizia che riportava le intenzioni dell’Istituto universitario europeo di Fiesole (European University Institute, EUI) in materia di comunicazione della festa del Natale. Si legge nell’agenzia che il presidente dell’EUI, Renaud Dehousse, nell’ottica di ottemperare con gli obblighi del “Piano per l’uguaglianza etnica e razziale dell’EUI”, ha deciso che è necessario eliminare il riferimento alla parola “natale” (e derivati) dalle comunicazioni universitarie. Si prendono addirittura la briga di sottolineare che “gli aspetti folcloristici possono rimanere parte dell’evento”, quindi ci concedono l’utilizzo delle palline di Natale ma non della parola “natale”.

L’intento da alcuni anni a questa parte è ormai chiaro a tutti coloro che ragionano in modo razionale, e non ideologico. Eliminare la storia significa fare un favore ai nemici della nostra storia, dei quali in questo periodo se ne sente parlare anche troppo!