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Di “fuga dei cervelli” ne sentiamo parlare da diversi anni: giovani laureati che decidono di tentare la fortuna all’estero, in paesi dove le condizioni lavorative sono più vantaggiose.

Di recente si è discusso di medici e infermieri attirati dal trasferimento in Arabia Saudita, con stipendi fino a 20.000€ al mese. Allo stesso tempo, però, l’ASL di Varese indice un bando per 150 posti disponibili e sapete quanti si candidando? Solamente 64…

Eppure il fenomeno interessa anche molti altri settori, pensiamo ai ricercatori che in italia sono spesso sottopagati rispetto ai colleghi del nord europa. Alessia Lai, quarant’anni, ad esempio è la ricercatrice dell’ospedale Sacco di Milano che, insieme alle due colleghe Annalisa Bergna e Arianna Gabrieli ha isolato il virus Covid-19. Una professionista di questo livello avete idee di quanto percepiva come stipendio? Solamente 28 mila euro lordi annui.

Ma la situazione non cambia neppure per altre categorie di professioni meno qualificate. Il Sud Italia si sta svuotando di giovani perchè o non trovano lavoro o, se il lavoro c’è, è spesso sottopagato a causa di un rapporto di domanda e offerta in cui i proprietari hanno spesso gioco facile. Si pensi soprattutto a quei settori stagionali come l’agricoltura o il turismo che ad oggi sono poco salvaguardati e dove si verifica maggioramento lo sfruttamento della manodopera. 

Ma cosa ci dicono i dati?

Secondo il Corriere della Sera, i dati Istat sono falsati e gli italiani residenti all’estero risulterebbero essere tre volte superiori rispetto ai dati ufficiali. Questo perché, come citato nell’articolo, spesso gli italiani che vanno vivere all’estero non cambiano la propria residenza, spostandola dall’Italia al paese dove sono andati a vivere. In più, ad oggi, il 30% dei giovani che abbandonano l’Italia possiede una laurea. E poi piangiamo il fatto di essere uno dei paesi europei con meno laureati.

Che cosa si può fare in merito?

Affrontare il problema della fuga dei cervelli richiede sforzi coordinati da parte dei governi, delle istituzioni accademiche e delle organizzazioni europee. È essenziale investire nelle infrastrutture di istruzione e ricerca, migliorare le condizioni di lavoro per i professionisti qualificati e creare opportunità di carriera allettanti qui. Allo stesso tempo, è fondamentale promuovere la meritocrazia, ridurre la corruzione e creare un ambiente favorevole all’imprenditorialità e all’innovazione.

Ad oggi sono state introdotte alcune misure per cercare quantomeno di limitare questo fenomeno – come il bonus fiscale per il rientro dei cervelli – ma è necessario fare molto di più per cambiare drasticamente questa tendenza.