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Vladimir Putin and President of the Republic of Belarus Alexander Lukashenko

«Dobbiamo sederci al tavolo delle trattative e raggiungere un accordo», parole inaspettate quelle
pronunciate dal Presidente della Bielorussia Lukashenko ai microfoni di Belta, la principale agenzia di
stampa di Minsk, in merito al conflitto russo-ucraino.

Quella tra Mosca e Kiev è sempre più una guerra di logoramento. Dopo il lungo assedio di Bakhmut,
si continua a combattere senza tregua, soprattutto nel settore orientale, in particolare a Kupiansk e
Avdiïvka. Tra le fila russe e quelle ucraine le perdite sono elevatissime e secondo fonti della Difesa di Kiev, dal 10 ottobre i soldati del Cremlino deceduti ad Avdiïvka, sarebbero oltre 6000. Numeri ovviamente non confermati dalla propaganda russa, che invece mette in risalto il fallimento della controffensiva dell’esercito ucraino fortemente sostenuta dall’Occidente.

«Ci sono problemi da entrambe le parti e in generale la situazione è di stallo: nessuno può fare nulla
per rafforzare o far avanzare la propria posizione» sostiene Lukashenko, che auspica una fine delle
ostilità per impedire che ci siano altre vittime. Dopo aver facilitato l’ingresso delle truppe russe nel territorio ucraino permettendo loro di attraversare il confine con la Bielorussia e aver mantenuto solidi rapporti con Putin, le frasi di Lukashenko, sono piuttosto spiazzanti.

Fino a poche settimane fa, il Presidente bielorusso, dichiarava – parlando al plurale – che avrebbero potuto decidere l’esito del conflitto in qualsiasi momento e che la Russia stesse pianificando un’ulteriore e decisiva offensiva da avviare nella primavera del 2024. Toni che adesso sembrano decisamente cambiati, infatti Lukashenko ha posto anche l’accento sulla necessità di “avviare trattative senza precondizioni”, quindi discutendo anche dell’unica richiesta di Zelensky per raggiungere la fine della guerra, ovvero il ritiro completo dei soldati russi dalla Crimea e dai territori occupati da Mosca dal 24 febbraio 2022.

A febbraio e marzo del 2022, la Bielorussia ospitò i primi tentativi di mediazione tra le delegazioni di
pace russa e ucraina poi falliti secondo il Cremlino per colpa delle ingerenze degli Stati Uniti e per
Kiev dalla mancanza di proposte accettabili da parte della Russia. In seguito alle dichiarazioni di Lukashenko, Zelensky ha rimarcato le sue condizioni, mentre il Cremlino non ha rilasciato nessuna dichiarazione.

Per via del suo legame con Putin, è improbabile che Lukashenko possa essere considerato un
intermediario affidabile e imparziale da parte di Kiev e dall’Occidente. Nelle intenzioni russe invece, a causa delle tensioni in Medio Oriente, dalla guerra di logoramento si potrebbe gradualmente passare a un conflitto a bassa intensità; l’appello di pace di Lukashenko dunque, rischia di rimanere inutile e inascoltato.