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“La Serbia è pronta ad entrare nell’Unione Europea, però Francia e Germania frenano il nostro ingresso. Nel frattempo per le elezioni di dicembre ci prepariamo parlando, insieme ai nostri partner europei, delle politiche conservatrice da dover diffondere in Europa”. Sono queste le parole di Jovan Palalic, segretario generale del Partito popolare serbo, che ha organizzato l’evento “Cross continental conservative conference” a Belgrado questo sabato. L’abbiamo raggiunto per discutere insieme a lui di Serbia e di Europa, nonchè del conservatorismo europeo.

Innazitutto la ringrazio Onorevole Palalic per aver scelto di parlare con Nazione Futura. Le voglio chiedere, innanzitutto, di cosa discuterete sabato, a Belgrado, durante l’evento “Cross continental conservative conference”?

L’idea nasce dal CPAC di Budapest, organizzato a maggio 2023. E devo dire che mi rende molto orgoglioso l’importante partecipazione di tanti giovani conservatori. Inoltre, parteciperanno molti deputati europei hanno espresso la loro volontà di partecipare. Durante questa giornata parleremo di quello che i conservatori possono fare nell’attualità e come ci possiamo muovere tra le guerre, politiche woke, LGBT e le crisi migratorie. Cosa possiamo fare noi conservatori? Questa è la domanda che ci poniamo durante questo evento. Sono previsti quattro keynote speech e cinque panel, dedicati alle politiche conservatrici, ai giovani conservatori e la loro offerta politica, alla comunicazione dei partiti conservatori e al rapporto conservatorismo – libertà religiosa. Infine, parleremo dei think tank e degli istituti conservatori. Io parlerò di come i conservatori possono formulare la loro politica e come possono implementarla.

Lei presiede il gruppo di amicizia con l’Italia al parlamento serbo. Come valuta i rapporti tra i nostri due paesi?

Da quando c’è il governo Meloni i nostri rapporti stanno migliorando molto. In Serbia sono passati in questi mesi numerosi ministri italiani. Abbiamo organizzato un importante business forum italo-serbo dove c’erano oltre 700 aziende italiane e serbe. Questo mese a Belgrado verrà una delegazione della regione Veneto. All’inizio di dicembre è previsto un forum delle innovazioni dove parteciperà una delegazione della Lombardia col Presidente Fontana e il forum sarà aperto dalla Prima Ministra serba. Per quanto riguarda la situazione col Kosovo, noi serbi non sentiamo pressioni dall’Italia, che anzi vuole guidare una politica equilibrata e che tuteli gli interessi dei più. A gennaio c’è stata una riunione a Trieste organizzata dal governo italiano “L’Italia e i Balcani Occidentali: crescita e integrazione”. Garantisco che l’Italia sia tornata realmente protagonista dei Balcani.

La serbia è dal 2012 che ha ricevuto lo status di paese candidato all’Ue. Perché non si è sbloccato il procedimento?

Il procedimento è tuttora bloccato e la colpa non è nostra. Si tratta dell’assenza di volontà di alcuni paesi europei, in testa Germania e Francia. L’italia ha da sempre sostenuto l’integrazione di tutta la regione dei balcani in UE. È un’accelerazione necessaria ma ci sono paesi che non vogliono perché c’è paura di allargare l’Unione per la presenza degli accordi all’unanimità. Ma ora siamo davanti ad una trasformazione del panorama geopolitico e credo sia sempre più necessaria l’integrazione in UE perché ci sono nuovi attori che stanno minacciando l’europa.

In vista dell’elezioni di dicembre: quali sono gli obiettivi del suo partito? Come vi muoverete?

Noi siamo parte della grande coalizione guidata dal Presidente Vucic. L’obiettivo è che la nostra amata Serbia mantenga una posizione sovrana e indipendente rispetto a tutti i conflitti dove non vediamo i nostri interessi. Noi tuteliamo i nostri interessi nazionali quindi non possiamo accettare diktat da altri paesi (USA, Mosca, Berlino…). In Serbia c’è una crescita economica enorme (riconosciuta anche dai nostri partner europei e asiatici) e quindi vogliamo un sistema politico stabile ed indipendente che possa garantire la continuità della nostra crescita economica.

Tra la guerra in Ucraina e la guerra in Israele: qual è la posizione del suo partito?

Noi condanniamo tutte le guerre ed ogni violazione territoriale. Quindi condanniamo la violazione territoriale dell’Ucraina, ma non crediamo che le sanzioni economiche o la guerra siano le soluzioni. Dobbiamo tornare alla diplomazia. Noi stessi serbi abbiamo vissuto le nefaste conseguenze delle sanzioni economiche. Per quanto riguarda Israele dobbiamo considerare due aspetti: Israele ha diritto di difendersi – ci mancherebbe altro… – da un attacco terroristico, però allo stesso tempo dobbiamo parlare della crisi umanitaria che sta vivendo Gaza perché, da cristiano, difendo la vita di ciascun essere umano.