Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

8461217 16.06.2023 June 16, 2023. President of Russia Vladimir Putin at the plenary session of the St Petersburg International Economic Forum. Ramil Sitdikov / host photo agency: RIA Novosti

Vladimir Putin ha firmato la legge che annulla con effetto immediato la ratifica della Russia al Trattato del 1996 per la messa al bando degli esperimenti nucleari.

Il CTBT (Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty) vieta qualsiasi esplosione nucleare in ogni parte del mondo, con gli obiettivi di limitare lo sviluppo di armi nucleari ed eliminare il loro utilizzo. In totale 187 stati hanno firmato il trattato e 178 nazioni lo hanno ratificato, non è però mai entrato in vigore perché alcuni paesi chiave, tra cui Cina, Stati Uniti, India, Israele, Egitto, Iran, Corea del Nord e Pakistan, in seguito alla firma non hanno proseguito con la ratifica.

Con questo pretesto il presidente della Duma di Stato, Vjacheslav Volodin ha attaccato gli Stati Uniti evidenziando la mancata ratifica di Washington quando a Mosca è avvenuta nel giugno 2000, sei mesi dopo che Putin divenne presidente.

La propaganda russa mette inoltre in risalto che l’Unione Sovietica ha effettuato l’ultimo test nucleare nel 1990 e gli Stati Uniti nel 1992 e dalla dissoluzione dell’URSS, la Russia non ha mai eseguito nessun test.
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, ha invece sottolineato che questa decisione non comporta
l’intenzione di procedere con test nucleari e che per approvare questa legge, non era necessario avvisare la Casa Bianca.

L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell ha criticato la scelta del Cremlino, giudicandola irresponsabile e minacciosa, invitando poi tutti gli Stati a firmare e ratificare il trattato “senza precondizioni o ulteriori ritardi”.

In più Putin ha recentemente firmato anche la legge costituzionale che elimina l’obbligo di informare il segretario generale del Consiglio d’Europa sull’introduzione dello stato di emergenza o della legge marziale in Russia.

Alcuni analisti occidentali suggeriscono che queste mosse di Putin siano dimostrative e necessarie per intimidire le potenze occidentali e per distogliere l’attenzione dalla situazione di stallo in Ucraina, sollevata la scorsa settimana anche dal presidente bielorusso Lukashenko.

Ufficialmente, il Cremlino ha negato che sul fronte ucraino sia in corso una guerra di logoramento ed è stato ribadito che “l’operazione militare speciale” proseguirà incessantemente fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi.

Questi due provvedimenti siglati dal leader russo, oltre a polarizzare ulteriormente le posizioni di Mosca e Washington, rievocano gli scenari della guerra fredda e incrementano il potere di deterrenza della Russia, considerato da Lavrov come l’unica risposta possibile alle minacce esterne.

Al momento Putin possiede il più grande arsenale nucleare al mondo e questa strategia di dissuasione è un’arma psicologica che inevitabilmente condizionerà le politiche e le azioni dei paesi occidentali; in fondo «la deterrenza è l’arte di creare nell’animo dell’eventuale nemico il terrore di attaccare».