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Israele vive perché combatte, quella di Israele non è una lotta “ imperialista” di conquista come una certa retorica antisemita tanto occidentale, quanto araba racconta, è qualcosa di molto più profondo, è una lotta di sopravvivenza.  Qui non si combatte per qualcosa, per qualcuno o per quello o quell’altro obiettivo, non si combatte per odio, o contro, qui in Israele si combatte per esistere, per non essere cancellati. 

Qui c’è un popolo che dal 1948 si batte per l’unica casa che può realmente considerare come la propria.  E il 7 di ottobre per la prima volta da quel 15 maggio del 1948 ( Israele dichiarò l’indipendenza il 14) il popolo di Israele per  quella casa ha realmente temuto. Non si tratta di enfatizzare un fatto per radicalizzare la portata dell’evento, ma di percepire negli occhi, nelle parole “ un grido taciuto” di chi ha visto le proprie certezze vacillare.

Il popolo di Israele per dirla con le parole di Carlo Levi ha sempre guardato al futuro sapendo che “ ha un cuore antico” e su quel cuore hanno edificato speranza dopo speranza un luogo sicuro in cui poter vivere, senza il rischio di essere perseguitati come avvenne nei vari pogrom o nelle ondate di antisemitismo che anche oggi come in passato attraversano l’Europa e l’Occidente.

Alla domanda qual è luogo più sicuro per un ebreo oggi, la risposta è secca “ Israele”, nessuna esitazione. Qui le immagini che arrivavo dall’Europa fanno impressione, e la convinzione di essere sempre più “soli” si materializza fotogramma dopo fotogramma, o per meglio dire stories Instagram dopo post X che arriva dall’Europa o dagli Stati Uniti. 

 Le immagini di Roma  con la bandiera israeliana strappata dalla sede FAO qui le hanno viste tutti. Così come verso l’Italia è forte la gratitudine per l’appoggio incondizionato e immediato. Roma qui però è anche vista come il simbolo della Cristianità, ed è al mondo Cristiano che molti si rivolgono, quasi ad avvertirci “ i prossimi sarete voi ad essere attaccati da questo male”. Del resto da quando il fondamentalismo islamico è nato e si è organizzato ha puntato nel suo mirino due nemici: i crociati e gli ebrei. 

Nel gergo islamista tutto l’occidente è Cristiano. Non concepiscono la secolarizzazione come una concezione differente della nostra società, meno teistica, ma come una “debolezza” da sfruttare e la plastica manifestazione del nostro essere “infedeli” e “miscredenti”.  

Questa è purtroppo una verità che l’Occidente rifiuta, cerca di ignorare, illudendosi che il non concepire una cosa significhi che essa non esista. Pensare che la nostra concezione del mondo e della vita sia quella di tutti. Ma non è così.  

Israele questa lezione l’ha appresa duramente sulla propria pelle, ha visto il male prodotto dall’antisemitismo europeo e da quello instillato da una certa élite araba in Palestina, ha osservato l’odio incondizionato stratificarsi, e materializzarsi nel più sanguinoso dei modi. Israele brinda alla vita mentre lotta contro lo spettro della morte.