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L’Onu è da sempre considerata la massima espressione del sistema cooperativo internazionale. Uno dei mandati fondamentali di questa organizzazione sarebbe la tutela non solo della sicurezza globale, ma anche il mantenimento della tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Quello che ci hanno sempre raccontato nel corso degli anni è che l’Onu è un’entità imparziale e promuove e rafforza, non solo la collaborazione tra paesi membri, ma anche l’aumento delle parità e delle libertà personali. Ma con Cina e Iran ai vertici com’è possibile tutto ciò?

Questi concetti sono la base per lo sviluppo di tutto il sistema globale. Nel corso degli anni, però, come abbiamo potuto notare in altre entità simili, le Nazioni Unite stanno perdendo il filo del loro mandato fondativo. Le novità principali che sentiamo in questi giorni riguardano il cambio della presidenza del consiglio di sicurezza e la presidenza del forum dei diritti umani.

L’alternanza dei ruoli vertice nei forum e soprattutto nel consiglio di sicurezza sono l’architrave principale su cui si basa la costruzione di tutte le organizzazioni internazionali. Non solo per dare importanza a tutti gli stati membri, ma soprattutto per portare all’interno dell’Onu le istanze di tutti i paesi membri e serve anche per sensibilizzare questi ultimi su alcuni temi che possono non essere cari a tutti.

In questi giorni sta però facendo molto scalpore le nomine di Cina e Iran, rispettivamente, alla presidenza del consiglio di sicurezza e la presidenza del forum sui diritti umani. Questi paesi nel corso degli anni si stanno distinguendo per la loro crescente centralità nelle relazioni internazionali, in quanto maggiori paesi in via di sviluppo, e facendosi portatori delle istanze dei paesi meno sviluppati.

Ma, a essi, dobbiamo però fare delle critiche molto marcate in quanto non sono propriamente campioni di umanità e di rispetto del diritto internazionale, che viene sbandierato da tutti i principali intellettuali del mondo contro Israele per la sua reazione dopo gli avvenimenti del 7 ottobre. Da un punto di vista strettamente formale e nel rispetto dei trattati internazionali queste nomine sono più che giuste e necessarie. Ma perché abbiamo deciso di rivolgere qualche critica?

Il motivo sostanziale è proprio i fini che questa organizzazione vuole perseguire. Se è un’organizzazione incentrata sui rapporti di potere delle grandi nazioni e non sulla condivisione di alcuni principi allora tutto ciò sarebbe più che giusto. E dato che non lo riteniamo così è necessario farlo notare. La Cina è notoriamente considerato uno stato autocratico. Non tanto nella sua tipologia di capitalismo incentrata sullo stato. Ma perché si macchia dei più atroci crimini contro la multietnicità dei suoi territori e dei suoi popoli. Tutti ricordiamo gli avvenimenti di Piazza Tienanmen del 1989, ma non tutti sanno dei continui atti vessatori e criminali contro il popolo tibetano e nello Xinjiang. Ma nessuno nota come anche i popoli cristiani vengono oppressi in queste nazioni. Questo dovrebbe portare a una totale indignazione da parte di tutte quelle organizzazioni e nazioni che si professano difensori delle libertà e dei diritti, ma ciò ogni anno sconvolge sempre meno istituzioni e sempre meno cittadini e manifestanti paladini dei diritti.

L’Iran invece sarà a capo del forum sui diritti umani. Ha veramente dell’incredibile! L’Iran, dagli ultimi decenni, si erge a difensore del mondo islamico radicalizzato, che pensa di organizzare lo stato su base religiosa e strettamente rispettosa di una visione radicale del corano. Questo ha portato a enormi proteste negli ultimi anni da parte dei cittadini e soprattutto delle cittadine iraniane che solo perchè protestano sono state brutalmente picchiate e alcune anche uccise.

Com’è possibile che l’Onu, paladino dei diritti di tutti i popoli e di tutti i cittadini non solo non abbia condannato fermamente questi episodi, ma anzi permette che questi paesi siano a capo di alcune dei più importanti meccanismi dell’organizzazione?

Forse è il momento di evidenziare il totale cortocircuito che denunciamo da qualche tempo a questa parte e che, se ha raggiunto anche gli organi dell’organizzazione internazionale più importante, evidenzia come siamo in una situazione abbastanza critica non solo per le democrazie occidentali, ma anche per il mondo intero.