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BERLINO PORTA DI BRANDEBURGO CADUTA DEL MURO

Il 9 novembre del 1989, 34 anni fa, veniva abbattuto il muro di Berlino, fino a quel momento uno dei simboli più evidenti delle atrocità del comunismo ma anche della guerra fredda e della divisione politica e militare non soltanto della Germania ma dell’intera Europa.

L’Antifaschistischer Schutzwall, Barriera Antifascista, come veniva chiamato il muro dalle autorità comuniste della Germania orientale, venne costruito nell’agosto del 1961 dal regime della Germania Est, su ordine dei sovietici che dalla fine della Seconda Guerra mondiale occupavano il territorio tedesco orientale, con lo scopo di frenare il gigantesco esodo di cittadini tedeschi che scappavano nella parte occidentale del Paese, sotto il controllo degli Alleati occidentali.

Il crollo del muro di Berlino, abbattuto dai cittadini berlinesi che sognavano la libertà occidentale, non ha rappresentato soltanto la fine della guerra fredda ma anche la fine del comunismo sovietico e del socialismo reale. Come il muro di Berlino, abbattuto dalle picconate di un popolo stanco di vivere sotto l’oppressione totalitaria, anche il comunismo è collassato sulle sue contraddizioni, sulla sua incoerenza e sulla falsa illusione che una società più giusta si possa realizzare privando gli individui della libertà.

In seguito alla caduta del muro, le due “Germanie” iniziarono un lungo e complesso processo di riunificazione, i regimi comunisti dell’Europa orientale caddero uno dopo l’altro e furono sostituiti da governi democratici che avvicinarono i rispettivi paesi all’Occidente, e l’Unione Sovietica collassò su se stessa e si sciolse definitivamente.

Quel giorno, con l’uscita di scena dell’ultimo totalitarismo novecentesco, si completò la liberazione dell’Europa da ogni tirannia. Certamente sarebbe sbagliato dire che il comunismo è crollato da solo, omettendo di conseguenza il merito storico di chi, in quegli anni, si è battuto in una gigantesca crociata contro quel sistema. Si farebbe un torto a dissidenti e oppositori, alla Chiesa del silenzio che operava in clandestinità nei paesi dell’Europa orientale, e a grandi statisti come Giovanni Paolo II, Margaret Thatcher, Helmut Kohl e Ronald Reagan che vinsero la guerra fredda con la forza della deterrenza militare e tenendo alte le bandiere di identità e libertà.

La vittoria occidentale nella guerra fredda, tuttavia, non ha inaugurato, come i più ottimisti ritenevano, un lungo periodo di pace, libertà, stabilità e giustizia per il mondo. Il mondo successivo alla guerra fredda ha presentato, e continua a presentare, problemi nuovi e più complessi, nemici diversi che hanno ribaltato i criteri ideologici del passato.

Il fondamentalismo islamico, le minacce delle nuove autocrazie sempre più spavalde e arroganti e il successo, politico e culturale, di ideologie illiberali e autoritarie anche nei paesi occidentali, ci ricordano che la conquista della libertà, tanto preziosa quanto fragile, non è definitiva e bisogna lottare quotidianamente per difenderla contro le nuove forme di comunismo.