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“Marzio Tricoli. La Primavera della destra” a cura di Tommaso Romano ed edito da Ex Libris è un ricordo empatico e profondo di un grande politico ed un grande uomo a vent’anni dalla sua tragica e prematura scomparsa. 

Con Nazione Futura abbiamo avuto il piacere di intervistare suo fratello Fabio Tricoli, giornalista e scrittore, oltre che custode del patrimonio culturale della Fondazione Giuseppe e Marzio Tricoli di Palermo.

1) Dott. Tricoli sono trascorsi 20 anni dalla prematura e tragica scomparsa di Marzio. Cosa rimane oggi della sua eredità umana e politica?

L’eredità umana è stata tangibile nella giornata della presentazione del libro con centinaia di persone a distanza di vent’anni che hanno riempito ben tre sale. Gli stessi relatori, che hanno arricchito il volume e che hanno partecipato alla presentazione, sono stati fin dal primo momento non solo disponibili ma felici di rendere questo omaggio a Marzio. A distanza di vent’anni anni dalla sua scomparsa questo non era scontato, un segno della grande carica umana che Marzio aveva. Se dovessimo ricordarne le principali doti citeremmo sicuramente il carisma del leader e la sua umanità, qualità fondamentali per il suo successo e la rapidità nella sua ascesa politica. Il libro è stata un’intuizione vincente.

Il suo carisma e pragmatismo ne hanno fatto un grande leader politico, come ha dimostrato a trentatrè anni alla prova di governo come Assessore al bilancio della regione Sicilia dopo una gioventù forgiata dalla militanza nel Fronte della gioventù e nel FUAN. E poi la sua simpatia, la crescita sportiva e umana come ufficiale dei paracadutisti, giocatore e presidente di una squadra di rugby che avevano alimentato nell’immaginario della sua base un mito forte e di grande personalità. Qualcosa che, anche con grande sorpresa, ci siamo resi conto sopravvive dopo vent’anni ed è motivo di grande gioia.

2) Giuseppe prima, e successivamente Marziosono stati degli interpreti di un percorso storico di portata epocale. Dal Movimento Sociale Italiano alla svolta di Fiuggi nei mesi precedenti a quel 1994 che avrebbe riportato la destra al governo. Anche alla luce dell’esperienza di governo della destra attuale, anch’essa figlia di quella stagione, cosa rimane della lungimiranza e del pragmatismo di politici come Fini, Tricoli e Tatarella?

È ovvio che le generazioni che oggi guidano il Paese rappresentano una destra con la D maiuscola. Sono figli di una Destra che non era nata con vene nostalgiche come l’opposizione voleva far credere, ma una Destra forgiata da una dialettica interna forte, raffinata, figlia di una cultura conservatrice, spiritualista che forniva gli strumenti per battere gli avversari con una visione chiara e alta della politica. Una destra che è uscita dall’angolo e che si è proposta come destra di governo. 

Mio padre è nato e cresciuto nel Movimento Sociale, in quella comunità politica e intellettuale che aveva in un uomo come Pino Romualdi il suo punto di riferimento, eppure anche lui come Pinuccio Tatarella, con cui proprio nei primi anni 90 aveva rafforzato il soldalizio politico, è stato uno dei piu convinti sostenitori della svolta di Fiuggi, ritenuta storicamente necessaria e ineludibile.

Una svolta in linea con quella tradizione, lucida e pragmatica, che già nei primi anni ’90 aveva intravisto nel presidenzialismo una possibile via d’uscita dalla damnatio della “conventio ad excludendum”.

La riforma presidenzialista vagheggiata anche da Craxi prima del suo tracollo politico e giudiziario, era in quegli anni considerata una possibile via d’uscita per riportare la destra al centro del dibattito e del gioco politico con tutta la forza della sua storia, dei suoi ideali e del suo bagaglio culturale e politico.

Fini, Tricoli, Tatarella non seguirono l’opportunismo politico ma agirono per una volontà lucida e storicamente fondata di voler guardare avanti rifuggendo da quella autocommiserazione perfettamente sintetizzata nell’immagine del topo della “voce della fogna” del Fronte della gioventù, simbolo di quella ghettizzazione vissuta con orgoglio e autoironia.

Si può oggi affermare che la storia avrebbe dato ragione a quella svolta che ha portato alla nascita di Alleanza Nazionale. 

Mio padre ci ha creduto sempre, Marzio per motivi generazionali ha potuto dimostrare, alla prova di governo, che gli uomini della destra non avevano un’alta ma facile visione alta della politica solo perché all’opposizione, ma capaci di mettere in atto e rendere concrete quelle idee con duttilità, intelligenza, capacità di dialogo e mediazione anche in ruoli di governo.

Marzio a trentatré anni si trovò a ricoprire l’incarico di assessore al bilancio della regione Sicilia. Al Presidente Ciampi che gli chiedeva “come sta” rispose con ironia “come uno che ha cinque miliardi di debito sulle spalle”. Battute a parte, in un ruolo delicato in una Regione difficile come la Sicilia era riuscito a dimostrare che un uomo di destra aveva la capacità – ad esempio – di trovare soluzioni più economiche con banche estere per rifinanziare il debito.

3) Oggi, a presidio della memoria di Giuseppe e Marzio Tricoli, a Palermo, vi è l’omonima fondazione. Come nasce e quali sono le sue principali attività?

La fondazione Giuseppe e Marzio Tricoli nasce all’indomani della morte di mio fratello. In quel momento fu decisiva la ferma volontà dei familiari dopo la prematura scomparsa di mio padre, ammalatosi a 58 anni e morto a 63, e poi quella tragica e improvvisa di Marzio a 33 anni, di non rassegnarsi ad un destino così infame nei confronti di una famiglia politica.

Oltre alla famiglia è stata importantissima la volontà sconfinata degli affetti vicini a Giuseppe e Marzio, eletto deputato regionale con oltre 8000 voti ma che negli anni aveva accresciuto quel seguito che non si rassegnava a quel destino tragico. E di figure di primo piano della cultura di destra, amici come lo storico Giuseppe Parlato, Pietrangelo Buttafuoco, Gino Agnese, Gennaro Malgieri, Tommaso Romano per citarne alcuni, che ci hanno aiutato a tenere a battesimo l’ente e dare a questo una direzione scientifica.

Al battesimo della fondazione nel 2005, che oggi ha comesede a Palermo un bene confiscato alla mafia, in un teatro Politeama stracolmo c’erano tutti: sindaco, presidente della provincia e della Regione, questore, prefetto, procuratore della Repubblica. E poi gli allora ministri La Russa, Gasparri. Segno di una realtà radicata nel territorio che da vent’anni vuole  farsi portavoce di quell’impegno politico, fondato su valori e tradizioni della destra, dell’attività di ricerca e revisione storica che fu tra le principali ragioni di vita di miofratello e di padre, un uomo che non si era rassegnato ad una storiografia che condannava il fascismo ad una parentesi della storia ma cercava con rigore storico e onestà intellettuale di approfondirne le origini, rivalutare alcuni aspetti della sua legislazione in campo sociale, le opere di bonifica del territorio, il sui impegno nel contrasto alla mafia.
Da qui la volontà di creare una fondazione che promuovesse seminari, convegni, pubblicazioni che potessero trasmettere alle nuove generazioni quei valori, quell’impegno politico e quella necessaria attenzione nei confronti della storia.

La fondazione reputa fondamentale, in una regione come la Sicilia, l’impegno per la diffusione della cultura della legalità, anche in memoria dell’amicizia che legò mio padre a Paolo Borsellino e che oggi ancora lega le nostre rispettive famiglie.

Siamo impegnati anche a far luce sul ruolo centrale che la destra legalitaria ha avuto nella denuncia del fenomeno mafioso, che molta storiografia ha ascritto ad esclusivo appannaggio della sinistra.

L’impegno politico e civile di contrasto al fenomeno mafiosoha avuto nella destra delle figure importanti, non solo mio ladre o Marzio, le cui denunce sono agli atti dei dibattiti parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana, ma voglio ricordare ricordo Beppe Alfano, giornalista ucciso dalla mafia. La Fondazione, ad esempio  ha ripubblicato una storia della mafia scritta negli anni 70 da mio nonno, lo storico Gaetano Falzone, e il volume “Il fascismo e la lotta contro la mafia” di mio padre, Giuseppe Tricoli, da noi riproposto con la prefazione di Gennaro Sangiuliano.

I prossimi appuntamenti, dopo aver ricordato i trent’anni dalla storia di Capaci, onoreranno Don Peppino Puglisi, che ho conosciuto personalmente essendo stato il mio professore di religione al liceo.

Con una serie di incontri la fondazione vuole proporre ai giovani delle periferie, pericolosamente esposti alle sirene della criminalità, modelli professionali e di vita positivi a alternativi a quelli dei facili guadagni di provenienza mafiosa. Il primo incontro avrà come titolo “un giorno da fotoreporter” e sarà un sorta di laboratorio fotografico con Tony Gentile, il autore della foto simbolo dell’antimafia che ritrae sorridenti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. 

4) Proprio nella cultura, prima ancora che nella politica, ha affondato le radici l’attività istituzionale di Marzio e dello stesso Giuseppe.

Nelle sue precedenti interviste ha parlato dell’importanza della “cultura del libro”. Quello curato da Tommaso Romano racchiude un viaggio alla scoperta del Marzio Tricoli uomo e politico, raccoglie riflessioni e ricordi commossi, prime pagine bipartisan che ne elogiano i valori e ne ricordano lo spessore.

Nell’età del ristagno intellettuale per eccellenza quanto è importante il connubio tra cultura e politica?

Credo che sia fondamentale, perché oggi la fondazione Tatarella è tra le poche a portare avanti un’opera di educazione e formazione delle classi dirigenti politiche che oggi non possono contare sulle “scuole” che hanno cresciuto in passato generazioni di militanti e giovanissimi. Il libro è un presidio fondamentale che deve arginare il degrado della qualità intellettuale e culturale delle classi dirigenti.

Sono cresciuto con il culto del libro, oggetto imprescindibile, vitale, di crescita umana. Ancora oggi custodisco la biblioteca di famiglia con grande amore.

Lo stesso capitale sociale della Fondazione è costituito dalla biblioteca di Giuseppe Tricoli e di Gaetano Falzone, mio nonno, anch’esso storico del Risorgimento, con volumi sottoposti a rigorosa opera di inventario e catalogazione, di cui è stato riconosciuto “l’alto valore storico”.

La formazione delle classi dirigenti, che oggi è frutto di scelte verticistiche dopo la riforme elettorali che hanno abolito alle politiche le preferenze, denuncia una carenza dicultura.

La fondazione Tricoli vuole, attraverso eventi e pubblicazioni, favorire momenti di scambio culturale.

5) Il libro a cura di Tommaso Romano si intitola “La primavera della destra”. Si può parlare, secondo lei, in relazione agli assetti politici ed istituzionali del bipolarismo frammentato del presente, di “grande inverno della sinistra”?

La scelta del titolo nasce anche dall’affermazione di Giorgia Meloni, sono felice che anche lei ed il Sottosegretario Mantovani abbiano espresso al sottoscritto il personaleapprezzamento per questa iniziativa editoriale in ricordo di Marzio.

Oggi se Giorgia Meloni è diventata Presidente è anche perchéla sua generazione ha radici negli stessi valori dellagenerazione di mio padre Giuseppe, di Pinuccio Tatarella e di mio fratello Marzio e molti altri grandi esponenti della Destra.

Oggi la sinistra è nell’epoca della più grande crisi dal Secondo Dopoguerra, anche in virtù della frammentazionedell’opposizione tra M5S e Pd.

Non credo che il successo della destra sia frutto come molti dicono di un’opposizione debole e immobile. Il centrodestra al Governo sta dando dimostrazione di grandi capacità, di grande lucidità, in particolare Giorgia Meloni, soprattutto per la capacità di sottrarsi all’asfissiante polemica della gestione ordinaria della governance per calcare la scena internazionale e dedicarsi alla gestijne dei grandi dossier, questioni come l’immigrazione e la riforma presidenziale.

La sinistra ha affrontato la prova dell’opposizione al primo governo di destra con dilettantismo. La scelta di eleggere un leader non tra gli iscritti ma con un voto aperto a tutti si è rivelato un suicidio politico. Lo scollamento politico tra il leader e la base di quel partito è sotto gli occhi di tutti.