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MANIFESTAZIONE PRO PALESTINA, PROTESTA, BANDIERE, BANDIERA, ISRAELIANA, ISRAELE BRUCIATA, A FUOCO

I numeri del Ministero della Sanità di Gaza sono oggettivi, dall’attacco terroristico sferrato il 7 ottobre scorso da Hamas, che ha riaperto il lungo capitolo del conflitto Israelo – Palestinese, il numero delle vittime in entrambe le popolazioni coinvolte è in dolorosissimo crescendo.

Ad oggi si contano 16.278 civili coinvolti nella guerra, tra morti e feriti, nei quali ritroviamo circa 3.983 bambini e altrettante donne. Il numero di sfollati interni è circa di un milione, di cui la percentuale maggiore risiedente nelle istallazioni UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Medio Oriente). 

Purtroppo la politica dei terroristi “liberatori” (definiti per ossimoro così da alcuni di parte) semina morte tra intere famiglie innocenti, israeliane e palestinesi. Negli schieramenti insorti, sia per motivi diplomatici che per semplice politicizzazione della questione, si promuovono nuove iniziative di “cessate il fuoco” che si propagano in Europa e USA, internazionalizzando ulteriormente la questione ma mettendone in dubbio e a dura prova la democraticità e la libertà di pensiero.

Anche l’ambiente accademico ha preso parte alla lotta politica, presentando visioni duali in merito alla questione. 

Questa la situazione che è stata costretta ad affrontare la Columbia University of NY, che seguendo le direttive legali di StandWithUs (gruppo responsabile della convivenza all’interno del campus universitario) sospende entrambi i gruppi studenteschi Students for Justice in Palestina e Jewish Voice For Peace, per incitazione all’odio. L’obbiettivo – è stato dichiarato- è rendere il luogo scolastico un posto sicuro per gli studenti, primi tra tutti per gli appartenenti alla comunità ebraica.

In Italia

In diverse zone d’Italia la possibilità di prendere posizione all’interno degli ambienti accademici si ripresenta, ma il progetto di pace rischia di procedere come un controsenso a scapito della libertà e della incensurabilità. 

Online è stata firmata da circa quattromila docenti universitari, una raccolta firme che promuove l’interruzione dei rapporti di collaborazione con le università israeliane, rivelando in alcuni casi sentimenti di antisemitismo.

 Tra i firmatari circa 20 accademici maceratesi, tra i quali nomi noti come: la prorettrice Natascia Mattucci dell’Università di Macerata, la direttrice Rossella Ghezzi dell’Accademia delle Belle Arti e Giorgio Trentin, direttore dell’Istituto Confucio. 

Anche l’Università di Bologna partecipa attivamente all’iniziativa, presentando circa 150 firme di docenti riuniti per Gaza, frenata però dal rettore in nome di un giusto rispetto del “pluralismo di idee”. 

Nell’Università di Padova invece le proposte proseguono, in seguito all’approvazione unanime della mozione di pace, si dichiara ostile a qualsiasi iniziativa terroristica portata avanti dal gruppo di Hamas, esprimendo una generale preoccupazione e vicinanza per i civili assoggettati ai dictat di guerra. A tal proposito , l’Università cerca di promuovere la sospensione delle azioni militari e accogliere le comunità accademiche provenienti dalle zone calde. 

Le iniziative accademiche italiane esigono il  rispetto del diritto internazionale e umanitario, denunciando pubblicamente le loro posizioni e appellandosi al Ministero Degli Esteri, presieduto da Antonio Tajani e  dal Ministero Dell’Università con a capo Anna Maria Bernini.