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LAVORO ESTERO EMIGRAZIONE COLLETTI BIANCHI FUGA CERVELLI

Secondo ISTAT, tra il 2009 e il 2019 l’Italia ha registrato un saldo migratorio negativo di 69 mila unità l’anno, con 899 mila espatri e 372 mila rimpatri. Attualmente, il numero di cittadini AIRE (iscritti all’Anagrafe degli Italiani residenti all’estero) è pari a circa 6 milioni, cioè almeno il 9% della popolazione italiana vive fuori dal Paese. Un altro dato allarmante è che l’Italia ha perso il 29,8% di nati tra il 2008 e il 2022.

Per invertire i trend negativi, il Governo ha introdotto nel 2015 un regime fiscale agevolato per rendere economicamente attrattivo il ritorno in patria dei talenti perduti, il cosiddetto “Rientro dei Cervelli”. In base a questa misura, i lavoratori che rientrano in Italia dopo almeno 2 anni all’estero pagano l’IRPEF sul 30% del reddito imponibile per 5 anni (o sul 10% in caso di ritorno nelle regioni del Sud Italia). L’agevolazione fiscale si estende in forma ridotta per altri cinque anni se il rimpatriato ha figli a carico o acquista la prima casa. La misura si conferma efficace: il numero di rimpatri è quasi raddoppiato tra il 2019 (circa 11 mila rimpatri) e il 2021 (circa 21 mila).

Tuttavia, il 16 ottobre 2023, il Governo ha annunciato un taglio alle agevolazioni fiscali con potenziale applicazione retroattiva per i rimpatriati nel secondo semestre 2023. Le nuove regole riducono l’agevolazione fiscale in termini quantitativi eescludono una grossa fetta di rimpatriati inasprendo i requisiti di accesso. Inoltre, eliminano totalmente gli incentivi alla natalità, al radicamento e al ripopolamento delle regioni del Sud.

La decisione del Governo ha suscitato lo sconcerto dei talenti che hanno già scelto di rientrare in Italia o che sono intenzionati a farlo. Un fulmine a ciel sereno: ci mette meno il Governo a cambiare le carte in tavola e il destino di migliaia di cittadini dall’oggi al domani, piuttosto che una famiglia di expats a cambiare continente.

Il Gruppo Rientro Italia, una comunità nata nel giro di poche ore dopo la pubblicazione della bozza governativa, ha lanciato petizioni, scritto una lettera aperta ai rappresentanti del Governo e del Parlamento e cerca costantemente un dialogo diretto con i fautori della riforma per promuovere le proprie ragioni e proporre modifiche alla bozza governativa. Le modifiche proposte evidenziano come alcune delle limitazioni inserite nella bozza possano essere meglio declinate al fine di eliminare gli abusi, senza arbitrariamente escludere situazioni che non hanno alcun intento elusivo.

Il Gruppo Rientro Italia difende la bontà della normativa attualmente vigente, che si è rivelata efficace. Oltre ai benefici sociali, i rimpatriati sono contribuenti addizionali che portano gettito fiscale addizionale (IRPEF e contributi sociali/previdenziali) con un beneficio netto sul PIL. Il Gruppo Rientro Italia contesta inoltre l’eliminazione degli ulteriori incentivi alla natalità e al Mezzogiorno, nettamente in contrasto sia con gli impegni presi da questo Governo sia con i dati demografici allarmanti.

Inoltre, il Gruppo Rientro Italia accusa le discriminazioni presenti nella nuova bozza governativa: l’esclusione dalle agevolazioni per coloro che rientrano in Italia tramite un trasferimento interno al datore di lavoro estero e per coloro che non soddisfano i requisiti di “elevata qualificazione o specializzazione”. Escludere i trasferiti intragruppo dalle agevolazioni disincentiva gli investimenti in Italia per le tante aziende intenzionate ad aprire una filiale nel nostro Paese, e allo stesso modo discrimina un grosso gruppo di lavoratori non meno meritevoli di chi ritorna in Italia con un nuovo datore di lavoro.

In conclusione, il Governo si dimostra miope sia nel breve periodo, generando un minor numero di contribuenti e conseguente minor gettito fiscale, sia nel lungo periodo confermando i trend negativi dell’ultimo decennio in termini di espatrio e denatalità. La sfida non riguarda solo i 6 milioni di expats ma tutto il Paese: siamo davvero pronti a lasciarci scappare questa grande opportunità e dare per scontato
che i nostri pochi figli e nipoti si faranno una vita altrove?