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Durante il viaggio svolto in Israele – dove, oltre a Tel Aviv, abbiamo visitato i kibbutz al confine con Gaza e altri siti interessati dall’attacco terroristico di Hamas – tra le persone incontrate abbiamo potuto conoscere Yoel Netiv, israeliano sopravvissuto dal 7 ottobre, che ci ha rilasciato un’intervista densa di ricordi legati a quella terribile mattina.

Da sempre Israele vive in una situazione di terrore tanto che ogni giorno vivete il rischio di missili che vi piovono in testa. Cosa significa vivere al fianco di un’organizzazione terroristica?

Quello che è accaduto il 7 ottobre è il momento finale di anni vissuti nel terrore. Non possiamo più vivere al fianco di terroristi che auspicano la nostra distruzione. Dobbiamo eliminarli anche se questo può significare perdere nostri fratelli e sorelle.

Possiamo dire che lei è un miracolato… la mattina del 7 ottobre dove si trovava?

Verso le sei del mattino hanno iniziato a diffondersi gli allarmi missilistici ma fin dall’inizio capimmo che non era una situazione “come le altre”. Siamo abituati agli allarmi ma questa volta non terminavano più. Mia sorella mi scrive che i terroristi erano nel villaggio, mentre io con la mia famiglia ci eravamo riparati nei nostri rifugi. Da mia sorella ricevevo la richiesta di andarli ad aiutare ma questo significava uscire dal nostro villaggio ed essere ammazzato dai terroristi.

Davanti all’uccisione di civili innocenti quale reazione auspica da parte di Israele?

Israele, a differenza di Hamas, non ammazza civili innocenti. Stiamo colpendo obiettivi specifici: vogliamo sradicare Hamas da Gaza. La distruzione del terrorismo islamico è un bene anche per l’occidente. Chi ci invita ad avere una risposta proporzionale all’attacco di Hamas non capisce una cosa: noi non uccidiamo bambini inermi, Hamas l’ha fatto.  

Sradicare Hamas da Gaza, secondo alcuni, significa anche uccidere tanti civili innocenti e vi accusano così di odiare i palestinesi per motivi razziali. Cosa direbbe a queste persone?

Non è assolutamente così. Ho tanti amici palestinesi e amo il popolo palestinese, che non è assolutamente Hamas. Credo che, come ciascun popolo, anche il popolo palestinese debba vivere in pace. Noi abbiamo tentato – e da sempre abbiamo questo obiettivo – di normalizzare i rapporti con tutto il mondo arabo, vedete ad esempio la pace che firmammo con l’Egitto.

Hamas, infatti, a differenza di altri paesi arabi non sembra voler convivere con voi…

È proprio quello che voglio dire! Ci accusano di occupare la West Bank ma non è così. Non neghiamo, però, che la pace si conquista anche col rafforzamento della nostra difesa e sicurezza. Ad Hamas non interessa che i palestinesi siano un popolo libero e in grado di autodeterminarsi. Vediamo ad esempio i tunnel costruiti da questi terroristi sotto gli ospedali! I civili sono usati come scudi di Hamas. Se trattassi i miei figli come Hamas tratta il suo popolo, lo stato israeliano mi toglierebbe la patria potestà. Il lato più negativo della vicenda però è l’appoggio popolare che Hamas ha in Palestina. Dopo questo attacco, molte persone in Palestina pensano che Hamas abbia fatto una cosa giusta.

Questo pensiero si è diffuso, ahinoi, anche in Occidente, dove durante le manifestazioni a favore della Palestina era facile sentire cori contro Israele e a favore di Hamas. È incredibile come le persone non abbiano capito che Hamas è un’organizzazione terroristica.

Noi veniamo descritti adesso come criminali e disumani. Ma con i palestinesi avevamo negli anni creato un buon rapporto. Banalmente circa 20mila persone venivano da Gaza per lavorare qui da noi. Non capisco la reazione che c’è in occidente. Dovete capire che sconfiggere il terrorismo significa aiutare l’occidente. Bisognerebbe che tutto il mondo facesse pressione su Hamas, piuttosto che accusare noi. Cosa vuole il mondo? Pace o più attacchi terroristici? Non si può stare a metà. Se Israele non risolve ora questo problema, non lo potrà più fare.